IL COMMENTO Piove, il dejàvu dell’isola che affonda

DI ANTIMO PUCA
Piove sui cantieri del Pnrr, eternamente aperti e mai conclusi, sulle transenne che proteggono il nulla. Piove sulle «tamerici salmastre ed arse», certo! Ma anche sui fichi d’India e sui mandorli appena fioriti. Sui campi assetati da anni e ora improvvisamente sommersi. Piove dannatamente, ostinatamente. Ininterrottamente. Da settimane, ormai, piove. Il mare si è preso tutto. Spiagge, ristoranti, bar, lidi balneari. Strade costiere. In alcuni tratti anche la memoria di dove finisse la terra e cominciasse l’acqua. E rischia di prendersi pure la speranza, che è sempre l’ultima a resistere quando il disastro diventa normale. L’isola affonda, letteralmente! Mentre la discussione pubblica continua a ruotare attorno a grandi opere simboliche sospese ed incompiute, che non si toccano mai. Nemmeno quando tutto intorno cede. Ischia al centro delle polemiche per le condizioni del suo porto. La banchina si allaga e, una volta scesi da traghetti e/o aliscafi, sembra quasi di essere ancora in mare pur trovandosi sulla terraferma. Degrado e disagio per residenti, pendolari delle vie del mare e quei pochi turisti coraggiosi che scelgono ancora e nonostante tutto di destagionalizzare qui e denunciano una situazione ormai insostenibile. Residenti, tra cui anziani e disabili, turisti e pendolari costretti a togliersi le scarpe e camminare scalzi, oppure a bagnarsi completamente per raggiungere le proprie abitazioni e/o gli imbarchi.
Sono settimane che per gli abitanti delle Rive Sinistra e Destra uscire e rientrare a casa é un’odissea. Gli abitanti delle due rive si dicono mortificati a sopportare le incazzature del sindaco sui social che rimprovera severamente chi si lamenta. In un paese civile il sindaco chiederebbe scusa e si preoccuperebbe di trovare una soluzione temporanea per rendere meno disagevole il periodo di transizione. Ed invece arrivano i vigili quando non c’è acqua alta e multano i ciclomotori fermi in sosta in zona ztl anche se intestati a residenti e le auto. Il nervosismo del sindaco forse è legato al fallimentare progetto ingegneristico idrico della ditta che opera. Hanno già dovuto cambiare progetto e realizzazione, e né forze dell’ordine ne autorità di competenza, nessuno si è mai occupato di verificarne la bontà ingegneristica e confrontarlo con altri progetti. Firmatari, attuatori del progetto e tecnici di competenza dovrebbero assumersi responsabilità civili e penali e risarcire, restituire i soldi alla comunità. Tempi biblici e tecniche superate e tutti tace sul fronte della magnifica isola d’Ischia. “La bella Ischia”. Di chi è il progetto? Chi nulla ha da temere non nasconde il proprio nome, la propria opera, il proprio operato.
Mancano strutture di protezione. Mancano soluzioni per arginare il problema e, secondo le testimonianze, manca anche un supporto concreto da parte delle autorità di competenza e delle forze dell’ordine. Una condizione nuova per ormeggiatori, piccoli imprenditori e abitanti che non può essere ignorata né considerata inevitabile. Una vergogna. La denuncia è contro le istituzioni e chi dovrebbe garantire sicurezza e decoro in uno dei punti di accesso più importanti. E riaccende così il dibattito pubblico sulla questione del porto, un tema che tocca direttamente l’immagine stessa di Ischia. L’ isola, a forte vocazione turistica, non può permettersi che, in caso di maltempo o alta marea, il primo impatto per chi arriva sia quello di un porto allagato e impraticabile. Un biglietto da visita che non può andare d’accordo con la fama internazionale della località e che, secondo i residenti, richiede interventi urgenti e non più rinviabili. I tombini non riescono ad assorbire le piogge intense ed, anzi, espellono acqua, trasformando la strada in fiume. Enormi pozze d’acqua rendono il passaggio di auto e pedoni molto difficoltoso. Sos anche per le buche sull’asfalto. Sottopassi allagati a ogni pioggia. Quando le auto percorrono tutto il tratto Riva sinistra/ destra senza nessun preavviso di chiusura della strada, se non trovano le transenne, finiscono in panne dentro l’acqua. La problematica è stata rappresentata ripetutamente agli amministratori. Ischia del turismo, intanto, è nei pasticci. E bisogna partire da qui per fare due conti seri. Non quelli dell’emergenza raccontata a caldo. Ma quelli che servono a capire se e come salvare il salvabile, se esiste ancora un modo per evitare che il disastro produca effetti di lungo periodo, irreversibili. Perché il rischio vero non è solo la stagione 2026 compromessa, ma una reputazione che si incrina: lidi distrutti, alberghi danneggiati, infrastrutture costiere spazzate via non sono cartoline invitanti per un turismo internazionale che ha alternative ovunque.




