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Ischia, Antonella Pirozzi vicepresidente dell’Avo Campania

Ischia.  New entry tutta ischitana nel Consiglio campano dell’Avo. Il già presidente della sezione Ischia dell’associazione volontari ospedalieri, Antonella Pirozzi, è difatti, entrato ufficialmente a far parte del Consiglio esecutivo regionale. Le elezioni, svoltesi lo scorso 28 Aprile a Caserta, hanno visto primeggiare una quota rosa di candidate provenienti dalle varie avo del territorio regionale: Maria Rosaria Barbato, Assunta Amelio, Susy Caruso, Annamaria Picarella e Antonella Pirozzi. Proprio  quest’ ultima, lo scorso 3 Maggio, è stata poi insignita dell’incarico di vicepresidente dell’Avo Campania.  Un bel traguardo quello raggiunto dalla nostra concittadina che da anni ormai è parte attiva del mondo dell’associazionismo isolano e non.  La Pirozzi è, infatti, presidente della sezione Avo Ischia dal 2011 e già nel 2013 era stata nominata consigliere del Consiglio esecutivo dell’Avo della Regione Campania. Il  recente conferimento della carica di vicepresidente, dunque, rappresenta il più importante ma non ultimo step di un lungo percorso di volontariato. «All’inizio – ci ha raccontato Antonella Pirozzi – ero un po’ titubante nel presentare la mia candidatura. Sono tuttavia contenta di averlo fatto anche perché questo dell’Avo è un percorso che ho intrapreso tanto tempo fa. In questo ore ho ricevuto molte telefonate di stima ed incoraggiamento che mi hanno fatto molto piacere. Ringrazio i volontari dell’Avo Isola di Ischia per avermi sostenuta e un doveroso ringraziamento va anche a tutti i presidenti e secondi soci dell’Avo Campania che votandomi, mi hanno dato la loro stima e fiducia». «Mi impegnerò – ha proseguito la Pirozzi – per far sì che l’Avo Campania ridiventi il fiore all’occhiello dopo il periodo un po’ buio che ha vissuto. Il compito mio e quello delle altre mie colleghe dell’esecutivo regionale sarà quello di interagire con le altre Avo campane per un lavoro  di squadra di crescita. Ci impegneremo, inoltre, garantire una più approfondita formazione ai volontari, cercando di risolvere anche i vari problemi che spesso interessano la nostra associazione ».

Il nuovo incarico, insomma, vedrà  un impegno della Pirozzi a 360 grandi, volto all’implementazione della suddetta associazione, attiva dal 1976 in tutta Italia con l’obiettivo di promuovere la prestazione di un servizio volontario qualificato e gratuito a favore dei tanti pazienti che ogni giorno lottano duramente contro la propria sofferenza. «Il ruolo del volontario ospedaliero – ha difatti, concluso, Antonella Pirozzi –  è importante, anche se molto spesso passa in secondo piano. Ogni tanto qualche paziente vedendomi arrivare in ospedale, mi ha detto “Che bello, finalmente qualcuno che porta un po’ di sole!”. Ecco, questo è il vero significato di fare volontariato: quando entriamo nell’ospedale  lasciamo le nostre cose personali fuori per portare un sorriso, un sostegno a chi sta vivendo un brutto momento. E’ un esperienza che fa bene all’anima non solo quella dei pazienti ma anche di chi fa il volontario».

 La Storia dell’Avo

Era l’8 dicembre 1967 e il Dottor Erminio Longhini, all’epoca ricercatore universitario e facente funzioni di Primario nella divisione di Medicina interna, si avvicinò al letto in cui giaceva una donna che, continuava a chiedere un bicchiere d’acqua. Longhini rimase colpito dal fatto che quella semplice richiesta cadesse nel vuoto. Le altre ricoverate erano indifferenti così come l’inserviente che, intenta a pulire il pavimento, alla domanda del Longhini: “Scusi ma non sente che quella donna ha bisogno di aiuto?”, rispose bruscamente: “Dottore, se ogni volta che qualche malato ha bisogno di un bicchiere d’acqua io interrompessi il mio lavoro, il pavimento rimarrebbe sporco. Non tocca a me questo compito!”. Quella dura affermazione fece riflettere Erminio Longhini che, tornando a casa in auto, rimuginava fra sé: “Forse è vero che non toccava a quell’inserviente soddisfare quella elementare esigenza di una persona anziana e sola”. Alla fine concluse ponendosi la domanda: “Ma allora a chi tocca?” che egli portò scolpita nell’anima negli anni che seguirono, durante i quali il giovane medico si ritrovava regolarmente con un gruppo di amici, definito Associazione Fondatori Corpo Volontari, uniti nell’impegno di dar vita a “qualcosa” che portasse solidarietà, aiuto materiale e sostegno morale a chi si trovasse nel bisogno. Nel 1968 Longhini divenne Primario della Divisione di Medicina d’urgenza all’Ospedale di Sesto San Giovanni e, dopo qualche anno, la fatidica domanda “A chi tocca?” trovò finalmente risposta: “toccava a quel gruppo di amici” creare un’associazione di persone che si sarebbero occupate di degenti negli ospedali, seguiti certamente con professionalità e responsabilità dal personale sanitario, ma spesso in ambienti spersonalizzanti in cui i malati erano assimilati a “corpi e organi da curare” e a “numeri di posti letto”. Così nel 1975, L’AVO prese forma e fu costituita a Milano. Oggi l’Avo conta circa 240 sedi che operano in oltre settecento ospedali e strutture di ricovero diffuse su tutto il territorio nazionale.

Sara Mattera

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