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Ischia. Bimbi senza pediatri di famiglia e metà dei medici in pensione entro 8 anni

Ogni medico "della mutua" ha oltre 1200 bimbi iscritti contro gli 800 previsti e in più andranno in pensione ben 5 medici specialisti nei prossimi 8 anni. L’età media dei 7 medici è di 60 anni e il ricambio non è assicurato e intanto all’ASL di Ischia non assegnano il medico ai nuovi nascituri

Sos pediatri. Ischia è in emergenza per i pediatri di famiglia, una figura professionale e un servizio per i cittadini in via d’estinzione. Erano dieci i pediatri fino a 15 anni fa poi con la morte di Vittorio Recaldini nel 2006 e di Giovan Giuseppe Patalano e Silvia Monti pochi anni dopo, sono rimasti in sette che devono soddisfare una platea superiore agli 8.000 bambini su tutta l’isola.

Con tre medici in meno (mai sostituiti) e minori risorse c’è il rischio che si sfoci in una realtà nuova: che qualcuno potrà pure non definire una vera emergenza – perché saranno i medici degli adulti a curare anche i più piccoli – ma che di sicuro vedrà svanire una delle buone tradizioni dell’assistenza sanitaria.

Nel 2015, in coincidenza con il terzo medico non sostituito, per fare posto ai nuovi nati, è già stata imposta una cancellazione anticipata in massa di iscritti dagli elenchi dei pediatri: ragazzi di 12, 13 e 14 anni che hanno dovuto “trasferirsi” anzitempo tra gli adulti. E in effetti oggi a Ischia, se si va all’ASL, non si trova un posto libero per il proprio figlio e, pertanto, il nuovo nascituro è senza pediatra.

È vero che per legge si può rinunciare al pediatra a partire dai sei anni ma è anche vero che il tipo di assistenza che offre lo specialista dei bambini è del tutto diverso e più adeguato. I bisogni dei bambini sono diversi da quelli degli adulti e solo il pediatra li conosce davvero.

Lo scenario che si disegnerà da qui a 8 anni per gli ischitani e la loro salute è allarmante. Per effetto dei pensionamenti, cesseranno di lavorare 5 medici su 7. Ma l’elemento grave è che ogni medico ha 1200 pazienti e non può iscriverne altri.

Una emorragia che coinvolge bambini, famiglie e camici bianchi.

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Nonostante le misure organizzative straordinarie messe in atto negli ultimi anni sul territorio per sopperire alla carenza ormai cronica di medici specializzati in pediatria che non vengono sostituiti dall’ASL Napoli2 Nord, continua a crescere in modo esponenziale il gap tra numeri ottimali e reali, il rapporto tra medici in servizio e bimbi che hanno bisogno di essere seguiti. Tanto che sono ormai moltissimi i genitori che vengono “obbligati” ad abbandonare il pediatra “della mutua” per iscrivere il proprio figlio o figlia negli elenchi del medico di famiglia, quello che sarebbe dedicato ad adulti e anziani. Ma ogni cittadino sotto i 14 anni avrebbe il diritto di essere seguito da un medico che conosce specialmente le patologie dell’infanzia e dell’adolescenza. Cure e prevenzione che non riguardano solo la salute del corpo in senso stretto, ma che dovrebbero fornire anche risposte sui disturbi dell’apprendimento scolastico, per esempio, o sugli alti e bassi psicologici tipici dell’età intorno ai tredici e quattordici anni. Il medico generico ha competenze che negli anni si sono focalizzate su pazienti adulti, spesso più sulla geriatria e difficilmente avrebbero i tempi, a causa della notevole mole di lavoro, di approfondire il tema della crescita con le misurazioni periodiche come fa un pediatra.

Basterebbero tre medici pediatri in più sull’isola per metterci al riparo da quello che sta diventando una vera e propria emergenza.

Negli anni addietro, con il picco dell’emergenza, l’allora assessorato alla Sanità, in accordo con i medici pediatri, ha adottato una misura d’emergenza straordinaria aumentando il tetto massimo di iscrizioni presso gli studi da 800 a 1200. Questo significa che ogni medico pediatra ischitano deve seguire 1200 bambini e, a volte, anche di più con una deroga. Inutile dire che tra orari ridotti di apertura al pubblico degli studi e sovraffollamento, nei periodi tipici di influenze e raffreddori diventa praticamente impossibile ottenere un appuntamento in tempi accettabili. A casa, poi, nemmeno a parlarne. Con il risultato che chi può contare di buone risorse economiche chiama sempre più spesso lo specialista privato, mentre chi non ce la fa si rivolge direttamente al pronto soccorso dell’Ospedale Rizzoli, costretto a svolgere impropriamente la funzione di studio medico senza considerare gli aggravi di costi per il Sistema Sanitario Nazionale. Il tasso di natalità, combinato con l’effetto dell’immigrazione, sull’isola è in lieve ripresa, e questo è un motivo in più per aggiungere tre pediatri in più sul nostro territorio.

Ma alla carenza cronica di specialisti per bambini, dobbiamo aggiungere che i sette pediatri di base di Ischia hanno una età media che scilla tra i 52 e i 62 anni. Pertanto, a breve, quasi tutti i pediatri andranno in pensione e l’isola si ritroverà senza medici specialisti.

A conti fatti, nella nostra isola servirebbero subito altri tre pediatri di famiglia, in virtù della situazione critica che si è creata e alla fortuna che i bambini continuano a nascere. Ed è l’appello che giriamo al direttore generale dell’ASL Napoli 2Nord, Antonio D’Amore affinché in tempi brevi trovi una soluzione che permetta alle neo mamme di dormire sonni tranquilli.

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