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Ischia, il mare che sale e il tempo che cambia: non è più un’emergenza

Ischia sta vivendo con crescente frequenza acqua alta, nubifragi e mareggiate a causa dei cambiamenti climatici.La politica deve pianificare difese strutturali e prevenzione, mentre la comunità deve partecipare attivamente e adottare comportamenti sostenibili.Il futuro dell’isola dipende dalla capacità di adattarsi e trasformare l’emergenza in resilienza condivisa.

Non è un fenomeno isolato, né una coincidenza. Ischia sta diventando un laboratorio, doloroso ma chiarissimo, degli effetti del cambiamento climatico nel Mediterraneo. Negli ultimi anni il nostro giornale, insieme alla stampa nazionale, ha raccontato con crescente frequenza nubifragi, bombe d’acqua, allagamenti e mareggiate: eventi che non rappresentano più eccezioni, ma ricorrenze capaci di stravolgere la quotidianità di residenti e turisti.

Negli ultimi giorni il mare ha superato moli e banchine, invadendo passerelle, locali, strade e spazi della ristorazione. Alla Riva Destra, in via Iasolino e a Ischia Ponte, l’acqua ha raggiunto i 40-50 centimetri sopra la banchina, entrando nei negozi, interrompendo le attività e rallentando la vita dell’isola. Scene già viste, che ogni volta riaprono la stessa domanda: siamo di fronte a un episodio isolato o a un cambiamento più profondo?

In questo caso non si è trattato di una bomba d’acqua né di un temporale violento. La causa è stata più silenziosa, e proprio per questo più insidiosa. Secondo i rilievi mareografici, il livello del mare ha toccato i 49 centimetri sopra il valore medio. A spiegare il fenomeno, sulle pagine de “Il Golfo”, sono stati studiosi dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope — Bernardino Buonocore, Giorgio Budillon, Yuri Cotroneo — insieme a Giuseppe De Natale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Paola Masucci del CSI Gaiola Onlus.

Ischia affronta acqua alta, nubifragi e mareggiate sempre più frequenti: serve prevenzione, difese costiere e partecipazione dei cittadini per costruire resilienza

Il meccanismo è semplice nella teoria quanto incisivo negli effetti: la combinazione tra marea astronomica e bassa pressione atmosferica. «Cinque o sei millibar in meno possono significare anche 10 centimetri di aumento del livello del mare», spiega Buonocore. Nei giorni scorsi la pressione è scesa da circa 1020 a 990 ettopascal: una diminuzione di 30 millibar che può tradursi in circa 30 centimetri di innalzamento. Quando le basse pressioni si susseguono, il mare resta sollecitato e fatica a tornare in equilibrio; basta un rinforzo del vento o un picco di marea per superare la soglia critica. Non è l’eccezionalità del singolo episodio a preoccupare, ma la frequenza con cui queste condizioni si ripresentano.

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A rendere il quadro ancora più delicato è il trend di lungo periodo. Il Mediterraneo si sta innalzando di circa 4 millimetri l’anno: tra dieci anni il livello medio sarà circa 4 centimetri più alto. Può sembrare un dato marginale, ma non lo è. Significa che serviranno perturbazioni meno intense per produrre effetti che oggi consideriamo straordinari. L’espansione termica delle acque e la fusione dei ghiacciai stanno trasformando l’acqua alta da evento episodico a questione strutturale. E Ischia, con le sue aree basse affacciate sul porto, Riva Destra, via Iasolino, Ischia Ponte, è particolarmente esposta, proprio nel cuore turistico ed economico dell’isola. Qui il clima incide direttamente sull’economia.

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Il ricordo del novembre 2022 resta vivido: un nubifragio estremo ha “travolto” la zona alta di Casamicciola Terme con un’ondata di acqua e fango che costò la vita a 12 persone, oltre a decine di feriti e centinaia di sfollati. Oggi Casamicciola è certamente più sicura grazie al lavoro del commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini e del sindaco Giosi Ferrandino, ma ciò che inquieta gli esperti non è solo il singolo evento, bensì la crescente frequenza di piogge intense, frane e tempeste che accentuano la fragilità del territorio.

Alla Riva Destra e a Ischia Ponte il mare supera le banchine e invade locali e strade: scene ricorrenti che preoccupano residenti e commercianti

Se l’acqua alta rappresenta l’effetto più silenzioso della pressione atmosferica e dell’innalzamento marino, nubifragi e bombe d’acqua mostrano il volto più violento del cambiamento climatico. Negli ultimi anni Ischia ha registrato precipitazioni improvvise e intensissime, capaci di scaricare in poche ore la quantità d’acqua che un tempo cadeva in settimane. Un’atmosfera più calda trattiene maggiore umidità e, quando questa energia si libera, genera piogge concentrate e distruttive. Il surriscaldamento del Mediterraneo alimenta sistemi temporaleschi più potenti, mentre la crescente variabilità meteorologica favorisce mareggiate e venti persistenti. Il risultato sono allagamenti, frane, strade trasformate in torrenti e danni ingenti a infrastrutture e attività commerciali. Non è semplice maltempo: è un nuovo equilibrio climatico con cui il territorio deve confrontarsi.

Ischia oggi si trova davanti a una realtà che non può più essere ignorata. La questione non è se accadrà di nuovo, ma quando e con quale intensità. La differenza dipenderà dalla capacità di prevenire, pianificare e adattarsi. Il cambiamento climatico non può essere fermato dall’oggi al domani, ma è possibile ridurre i rischi e proteggere vite umane.

La tragedia del 2022 a Casamicciola resta un monito: eventi estremi più frequenti mettono a rischio un territorio già fragile

La politica locale è chiamata a mettere in campo piani di adattamento concreti: difese costiere e barriere frangiflutti efficaci, sistemi di drenaggio urbano più resilienti, gestione attenta del suolo, riforestazione delle aree collinari, monitoraggio costante e prevenzione strutturale. Anche la comunità ha una responsabilità: partecipare agli incontri pubblici, chiedere trasparenza, sostenere una pianificazione sostenibile e adottare comportamenti quotidiani più attenti, dalla riduzione dei consumi energetici alla scelta di trasporti meno inquinanti. La tutela della vegetazione e la rinaturalizzazione degli spazi urbani aiutano il terreno a trattenere meglio l’acqua e a limitare i rischi. Ogni gesto conta, così come ogni centimetro di mare in più.

Ischia non è sola: molte coste del Mediterraneo stanno vivendo la stessa trasformazione. Ma l’isola può decidere se limitarsi a inseguire le emergenze o se anticipare il futuro, diventando un modello di resilienza climatica in cui scienza, istituzioni e cittadini collaborano per proteggere territorio e comunità.

Servono piani di adattamento climatico, difese costiere e prevenzione strutturale per proteggere Ischia dall’acqua alta e dalle frane

Il mare che entra nei locali non è solo un’immagine suggestiva: è un segnale. Sta a noi scegliere se ignorarlo o trasformarlo in un punto di svolta.

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