CULTURA & SOCIETA'

Ischia, capitale del cinema

Con il ritorno de “L’amica geniale”, le cui riprese ricominciano 3 giugno a Forio, si scrive un nuovo capitolo del legame tra l’isola verde e l’immaginario cinematografico. Un patrimonio di storie, fotogrammi e suggestioni dalle implicazioni turistiche infinite. E che faremmo bene a riguardare, per capire come sono cambiati i luoghi e come siamo cambiati noi

Mancano pochi giorni ai primi ciak ischitani della nuova stagione de “L’amica geniale”, serie televisiva (più vista, amata e discussa) dell’anno che riapre un nuovo capitolo del legame tra l’isola d’Ischia e l’immaginario cinematografico (o audiovisivo, che dir si voglia). Certo, nel caso della trasposizione per immagini del primo volume di una tetralogia, quella della Ferrante, diventata fenomeno editoriale senza precedenti in tutto il mondo, l’ambientazione era quasi dovuta: Ischia viene esplicitamente nominata nelle pagine del romanzo. Ma, come abbiamo visto nel sesto episodio, “L’isola”, andato in onda lo scorso dicembre, la geografia del cinema non sempre riproduce fedelmente quella reale. Per tutte le scene che nel romanzo sono ambientate sulla spiaggia dei Maronti, la troupe capitanata dal regista Saverio Costanzo aveva ritenuto più opportuno, facile, coerente (allo spirito, non alla lettera) scegliere il litorale incontaminato di Sperlonga. I due (forse addirittura tre) episodi della seconda stagione, “Storia del nuovo cognome” saranno diretti da Alice Rohrwacher, una delle autrici più interessanti del panorama cinematografico italiano, reduce dall’esperienza di giurata al Festival di Cannes e cineasta attentissima, nei suoi film, alla rappresentazione del paesaggio.

Il rapporto tra l’isola Verde e il cinema (e il mondo dell’arte, della cultura, dello spettacolo in generale) è intimo, quasi innato. Ma saremmo sprovveduti se credessimo che, sotto il marchio “Ischia”, si celassero uniformità di vedute, coincidenze di suggestioni o unanimità di atmosfere. In fondo, cosa hanno in comune Vittorio De Sica e René Clement, Billy Wilder e Mario Camerini, Anthony Minghella e Leonardo Pieraccioni? Molto poco. E, riguardo ai ciak isolani, probabilmente solo l’aria (che in tempi diversi hanno respirato tutti), e i luoghi come strutture archetipiche piegate all’immaginifica fabbrica del racconto. Cartoline di celluloide, come ci appaiono oggi quando passa un vecchio film in tv, e che faremmo bene a riguardare. Per capire come sono cambiati i luoghi e come siamo cambiati noi.
Poi è ugualmente vero che l’isola è stata amata anche fuori dai set. Mondanità e cultura, celebrità  e turismo, sviluppo sociale e attenzione internazionale si mescolano – anche grazie alla forza pervasiva del cinema – negli anni del boom economico. Quando Ischia è ancora una destinazione esclusiva per i turisti stranieri che vi soggiornano grazie alla mitezza del clima, alla bellezza del territorio, alla fama “miracolosa” delle acque, alla tranquilla riservatezza che la forsennata Capri non può più garantire.
E così Luchino Visconti, tra i massimi registi italiani del Novecento, individua nella Villa La Colombaia di Forio la dimora dell’incanto e del riserbo; Lawrence Olivier si riposa dalle fatiche teatrali (e coniugali) in casa di William Walton; Alida Valli e Maria Callas si concedono bagni di sole privatissimi (paparazzi permettendo) sulla spiaggia di San Francesco, a Forio o nella baia di San Montano a Lacco Ameno.

L’arrivo di Angelo Rizzoli, a metà degli anni ’50, cambia tutto. Anno dopo anno, stagione dopo stagione, nessuno dei divi del momento rinuncia all’ospitalità del cumenda: John Wayne, William Holden, Esther Williams, Totò, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Luigi Comencini,  Gina Lollobrigida, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Silvana Mangano, Steve Reeves, Silvana Pampanini, Paolo Stoppa, Walter Chiari. All’appello non manca nessuno. Nemmeno il leggendario Charlie Chaplin, che gira l’isola in motoretta e si lascia convincere da Rizzoli a presentare in anteprima mondiale al cinema La Reginella il suo ultimo film, “Un re a New York”. Ma soprattutto arrivano loro, Elizabeth Taylor e Richard Burton, per le riprese di “Cleopatra”, il film più costoso (per l’epoca) della storia del cinema. La superdiva dagli occhi viola si trasforma nella regina d’Egitto mentre attraversa il set con modi da matrona californiana per il modesto compenso di un milione di dollari. Il film, di rara bruttezza pur nella sua magniloquenza («Avrei fatto di meglio se avessi avuto 15 milioni in meno da spendere», ammetterà sconsolato il regista Joseph L. Mankiewicz), è preceduto/accompagnato dal “vero” film: l’amore, improvviso ed esplosivo, tra Liz e Richard. A Ischia, tra una ripresa e l’altra, tutto avviene sotto l’occhio delle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Vette di divismo internazionale che non si raggiungeranno mai più.

Dopo anni di un certo appannamento (dovuto a un declino più generale e a una profonda, drammatica trasformazione del territorio), il legame con il cinema sembra aver imboccato nuovamente una fase di entusiasmo e continuità. La svolta, alla fine degli anni ’90, la imprime Anthony Minghella, regista inglese che – con Miramax/Paramount, major di Hollywood – filma “Il talento di Mr. Ripley” riportando a Ischia Ponte, sotto l’ombra del Castello Aragonese, la storia di Tom Ripley raccontata nel magnifico thriller di Patricia Highsmith, dal quale nel 1960 il francese René Clément aveva già tratto il film “Delitto in pieno sole”, interpretato dal (non ancora) divo di Francia Alain Delon e girato praticamente negli stessi luoghi. Da allora non ci si è più fermati, complice una maggiore consapevolezza, poi tradotta nel delicato e meticoloso lavoro delle Film Commission. In questi ultimi 20 anni sono sbarcati Pieraccioni e il suo paradiso vacanziero, Bud Spencer e un improbabile mistery per la tv, i Vanzina e l’algida Isabelle Huppert da Parigi con ardore. Naturalmente Muccino (“A casa tutti bene” è il miglior incasso italiano al box office della passata stagione), “L’amica geniale” e addirittura lo spin off di “Men in black”, nelle sale di tutto il mondo dal prossimo 25 luglio. Il risultato finale, oltre alle implicazioni turistiche impensabili, è un patrimonio di fotogrammi che confermano la ricchezza e la varietà delle location ischitane. Anche per raccontare mondi lontani, fantastici o totalmente inventati.

La nuova sfida? Il futuro. Logistica, professionalità, impegno, serietà. E cura attentissima dei luoghi. Non basta che nel secondo volume della saga letteraria della Ferrante, “Storia del nuovo cognome”, Ischia ricopra un ruolo ancora più significativo. Bisogna che i regimi dell’immagine colgano qui, e non altrove, gli spazi, i segni e le atmosfere giuste. Che i nostri paesaggi, le nostre professionalità, i nostri amministratori siano in grado d’offrire (su un piatto d’argento, vista la concorrenza) la migliore e la più logica delle possibili soluzioni. Ci riusciremo?

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