Ischia e il cigno nero

Conoscete la teoria del “cigno nero” di Nassim Nicholas Taleb? La vita non sempre ha l’andamento di una linea retta; in qualsiasi momento può subentrare un’incognita grave che – all’improvviso – ti cambia la direzione di marcia e il destino. La teoria di Taleb precisa anche che un individuo, una comunità che si trovi, inavvertitamente, ad affrontare una situazione imprevedibile e grave, ha reazioni irrazionali, scomposte, con oscillazioni tra rabbia e depressione. Emblematica l’aggressione al Sindaco Pascale da parte dell’imprenditore Della Gatta ( Secondo l’avv.to Emanuele Di Meglio non c’entra niente l’attività imprenditoriale ma piuttosto l’esasperazione di un proprietario di casa danneggiata.) Atteniamoci – fino a prova contraria – alla versione del legale, fermo restando che l’atto è comunque esecrabile Temo fortemente che dovremo registrare altre situazioni di tensioni estreme, nei prossimi mesi, forse anni. E’ per questo che personalmente preferisco il profilo basso e prudente sa parte di tutti, stampa locale compresa .Ma veniamo ai problemi economici. Ischia, da alcuni anni, pur ricca di contraddizioni, pur avvertendo tutta la pesantezza e la vischiosità di una crescita disordinata e senza regole, essendo però favorita da una serie di contingenze geopolitiche internazionali vantaggiose, come ad esempio il fatto di essere fuori tiro rispetto al terrorismo internazionale o fuori dalle rotte dell’immigrazione più invasiva, consolidava in tranquillità le posizioni turistico-economiche. Tutto questo ci ha giovato da un punto di vista quantitativo: al tirar delle somme hanno continuato ad esserci comunque motivi di soddisfazione. Ma non ci ha giovato da un punto di vista qualitativo e non mi riferisco tanto e solo alla qualità del turismo, ma alla qualità della classe dirigente.
Quando circostanze favorevoli ti aiutano a vivere di “ rendita di posizione”, ci si adagia, ci si adatta, si mollano le redini e si vivacchia. Vengono a mancare gli stimoli, l’inventiva, la voglia di “ intraprendere”. Da imprenditori ci si trasforma in “prenditori”, si cerca di cogliere con facilità tutto quello che il buon Dio ci manda. Non è così che funziona una comunità moderna e al passo con l’economia mondiale. Ad ogni modo, il terremoto oltre purtroppo alle case, ha fatto crollare alcune certezze. E’ il momento, pertanto, che la classe dirigente e i cittadini tutti si risveglino dal “ letargo” della rendita e vadano alla ricerca della produttività e del profitto, a prescindere dai doverosi aiuti di Stato, Regione ed Europa. Ma per arrivare a far questo ci sono delle premesse da soddisfare: a) abbandonare l’individualismo e l’egoismo in favore di una maggiore solidarietà e coesione sociale; b) abituarsi a “ leggere” e interpretare ciò che accade nel mondo, soprattutto in quelle realtà, come ad esempio l’America che ha dimostrato – storicamente – di anticipare certi fenomeni socio-economici che si affermeranno – dopo qualche tempo – in Europa; c) mantenere il giusto equilibrio tra intensità del tono, difesa appassionata delle proprie ragioni di isola e moderazione nei rapporti con istituzioni, stampa, altri paesi.
Per quanto riguarda il primo paragrafo, dobbiamo purtroppo registrare come, al momento, stiamo andando proprio nella direzione opposta, rischiando di andare a sbattere. In questo momento così delicato, anziché unirci, ci stiamo disunendo, al di là delle apparenze dei Consigli comunali ad hoc, dove inevitabilmente prevale il dolore e la preoccupazione per il futuro. Anziché aumentare il tasso di coesione, lo stiamo abbassando. Vengono continuamente inseriti motivi di divisione tra cittadino e cittadino, tra Comune e Comune, tra zona rossa e zone limitrofe, tra falchi e colombe, ognuno per sé e Dio ( si spera) per tutti.. Bisogna recuperare la ragione. Andare, per esempio, a proporre la requisizione di case sfitte è un atto divisivo più che di solidarietà. Diversa è invece l’ipotesi di assegnare ai terremotati le case confiscate dallo Stato alla camorra sul territorio isolano ( proposta Vito Iacono ripresa anche dal Sindaco Pascale). Il Presidente dell’ANM, Albamonte ha espresso, con chiarezza, una verità giuridica: il diritto alla casa è un diritto costituzionale di “ aspirazione”, di obiettivo, come il diritto al lavoro ( quando mai – in concreto – si è realizzato per tutti?). Mentre il diritto di proprietà ( di chi una casa già ce l’ha) è reale e tutelato; chiunque violi tale diritto è passibile di pena. Mettere in contrapposizione forzosa chi ha perso ( si spera momentaneamente) la propria casa con chi ha raggiunto l’obiettivo di possedere una casa per sé ed un’altra per i propri figli (che sono magari in attesa di sposarsi o che lavorano fuori dell’isola ma ambiscono a farvi ritorno) è un delitto sociale! O noi diciamo che a Ischia si è costruito per necessità familiari e allora è assurdo proporre requisizioni o – al contrario – diciamo che si è costruito per speculare ( allora la violazione delle norme urbanistiche, ancorché inique, non si giustifica). In tal caso sarebbe motivata la requisizione, per fare spazio ai terremotati.
Io credo che l’isola offra alternativa di alloggio ( alberghi, pensioni, case di non residenti che desiderano, per un po’ di tempo e per precauzione, non stare sull’isola). Chiara e semplice, poi, addirittura ovvia, è la proposta di Sebastiano Conte di deliberare – a livello comunale – l’abbattimento della cedolare secca dal 21 al 10% e abbassare l’IMU, invocando lo stato di Comune terremotato oltre che ad alta densità abitativa, allo scopo di incentivare la cessione in fitto degli appartamenti ai terremotati. Per quanto riguarda il punto b), dobbiamo imparare a non considerarci l’ombelico del mondo, a non essere presuntuosi al punto di ritenere che il nostro contatto con i turisti ci renda, di riflesso, edotti delle tendenze mondiali, ci faccia capire per magia gli scenari futuri del mondo economico e sociale. Per essere capaci di stare al passo coi tempi, anzi di capire in anticipo i movimenti futuri, dobbiamo leggere, studiare, informarci, viaggiare e – perché no? – copiare iniziative intelligenti di altre parti del mondo. Solo a titolo di esempio, guardando all’America, ripeto paese che generalmente anticipa alcune tendenze, citiamo la sociologa Elisabeth Currid- Halkett, professoressa di Pianificazione Territoriale della University of Southern California, che ha predetto che la nuova classe dirigente sarà caratterizzata dalla sobrietà dei consumi; non più i prodotti ( vestiti, oro, automobili, barche ecc.) ma beni immateriali ( conoscenza, informazione, arte) L’élite moderna, la nuova classe dirigenziale sarà “ aspirazionale”,. Desiderosa cioè non di ostentare ricchezze, ma di dimostrare competenza e conoscenza. Gli stili di vita passeranno dall’ostentazione alla morigeratezza. Non siamo alla “ decrescita felice” di Serge Latouche, ma a qualcosa che gli assomiglia molto. Non un abbassamento dei consumi, ma un consumo” intelligente”, selettivo, non futile ma utile. Ciò vuole dire anche un cambio di turismo, più attento al rispetto degli altri e della natura, alla cultura, alle relazioni umane, all’esaltazione delle tradizioni e peculiarità territoriali. Vuol dire passaggio dal “ turismo cavalletta” al “ turismo cicala”. So bene che Ischia è vicina e prediletta da realtà sociali dell’hinterland napoletano che hanno, a loro modello, il “ boss delle cerimonie” o gli stilemi di Gomorra. Conosco la resilienza di questa situazione, ma il mondo è grande e le distanze territoriali si accorciano, con la modernità. Dovremo tenere presente i nuovi scenari mondiali. Il turismo esperienziale può essere addirittura attratto, ancor più ,dalla particolarità di un territorio dalla geomorfologia unica ( anche se a rischio). Poche righe finali voglio dedicare al paragrafo c): il giusto equilibrio. Ha fatto bene Gaetano Ferrandino, nell’editoriale di domenica scorsa, a sottolineare le sbavature e schizofrenie comunicative degli ischitani: i bruschi salti dalle doverose precisazioni contro le inesattezze iniziali del mondo dell’informazione all’esagerazione dell’ottimismo e della “ velatura” della realtà che, da un lato, ha urtato la sensibilità di chi, dal terremoto, ha avuto guai seri, d’altro lato dà adito a stampa e TV di affondare il colpo lì dove l’obiettiva situazione glielo consente. Lo stesso punto di vista è stato espresso dal Cardinale Sepe, che non è apparso invece convincente sulla vignetta di Famiglia Cristiana ( Eminenza, le presunte scuse del giornale cattolico sono peggio della vignetta!). Ristabiliamo ragione ed equilibrio!
Franco Borgogna




