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Ischia come wedding destination: tante le potenzialità, ma l’isola le ignora

di Isabella Puca

Ischia – Ischia potrebbe essere la meta perfetta per sviluppare un turismo tutto legato al wedding, ma gli imprenditori isolani ancora non l’hanno capito. È questa la nota finale a chiusura del corso di formazione gratuito di wedding destination, in un’ottica di rafforzamento del brand dell’isola d’Ischia, tenuto per gli operatori turistici da Cilindro Viaggi in collaborazione con Federalberghi Isola d’Ischia. In cattedra  la docente, Bianca Trusiani, tra i maggiori esperti italiani di wedding destination che ha provato a far capire come Ischia abbia tutte le carte in regola per raccogliere questa opportunità. Il wedding destination è oggi un mercato in grande espansione e, di ritorno da Chianciano, con questo meeting qui sull’isola si è cercato di organizzare le strutture ricettive per questo tipo di accoglienza e realizzare pacchetti turistici rivolti proprio agli sposi e ai loro invitati.  «Ischia ha un milione di potenzialità – ha commentato la Trusiani – e una grossa ricettività, punto di forza ma anche di debolezza. In Italia, così come a Ischia, non si riesce a fare una buona accoglienza. Il target del matrimonio ha bisogno di un’accoglienza ancora più specifica che vada a supportare la parte emozionale del cliente. Il vostro competitor è Procida che si sta attrezzando molto su questo; stanno lavorando in maniera coesa perché l’imprenditoria ha capito questa opportunità come pure Capri e la costiera. Le idee sono tante, si può anche fare il contrario e realizzare a Ischia viaggio di nozze e il matrimonio a Capri. Il destination wedding è legato al romantic tour e Ischia ha tutte le carte». C’è  grande richiesta da parte di alcuni mercati come quello inglese, tedesco e svizzero, «in Svizzera, – ha continuato la Trusiani – così come in Inghilterra, c’è l’usanza di fare un secondo matrimonio simbolico in posti romantici e cercano spesso il mare e la natura mediterranea. Francesca Annunziata e Rosaria Russolillo hanno avuto l’intuizione di comprendere che questa è una grande opportunità, ma l’imprenditoria isolana che è mancata è stata quella degli albergatori che non hanno capito che con il wedding destination è possibile anche destagionalizzare l’offerta turistica dell’isola». Il corso di formazione era diretto a tutti i dipendenti degli alberghi isolani e come uditori potevano partecipare anche gli albergatori; tuttavia hanno preso parte all’evento in pochi.  «Ischia è un’isola romantica, dà molto. Ad esempio si potrebbe riproporre il discorso delle cantine fatto quest’estate in Umbria con il “wine wedding”; è stato un grande successo nonostante tutta la serie di problematiche che ha questa regione. Di opportunità ce ne sono molte, ma bisogna specializzarsi. Bisogna trovare un equilibrio perfetto e dietro ci deve essere uno studio antropologico, non si può improvvisare. Come si trucca una sposa nigeriana o cinese, come vedono l’isola gli americani? Le opportunità sono davvero tante e la domanda è fortissima; inoltre non bisogna pensare solo a un matrimonio ricco, si possono realizzare dei matrimoni con dei budget più bassi che possono far lavorare anche le strutture medie». Tra i paesi capofila del weeding destination troviamo la Turchia, e guardando al passato dell’isola non è difficile trovare degli esempi virtuosi di matrimonio simbolico realizzato tra le mura del castello aragonese, ad esempio, o su una delle nostre spiagge, tuttavia si tratta di rari episodi e non di quello che potrebbe diventare un’offerta reale.  «Qui sull’isola – ha continuato ancora la Trusiani – basterebbe davvero poco, sono una sostenitrice dello skyline alle spalle della chiesa del Soccorso, anche su un muretto poteva essere creato un matrimonio simbolico, il punto di forza è il panorama. Sono tanti i posti romantici che però non sono tenuti bene e potrebbero quindi disattendere le aspettative». L’amarezza per la scarsa partecipazione da parte dell’imprenditoria locale non fa diminuire però l’entusiasmo: Ischia ha grosse potenzialità in questo campo. «Da parte nostra – ha concluso Francesca Annunziata – c’è un grande sforzo di lanciare il destination wedding qui sull’isola, ma è un progetto che non possiamo fare da soli; l’apporto di tutta la filiera è fondamentale».

 

 

 

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