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«Quello che si fa è calato dall’alto»

Riflessioni e pensieri in libertà di Marco Bottiglieri, imprenditore ischitano e referente di Confesercenti-Assoturismo. Con amare considerazioni, su tutte quella di un mondo istituzionale finito in letargo dopo le feste natalizie al pari del territorio, dimenticando la programmazione per la stagione che verrà. E poi…

Ischia è entrata nella classica fase di letargo post-natalizio. Basta farsi un giro in macchina in questi giorni, soprattutto dopo una certa ora e al calar del sole, per rendersi conto del clima di desolazione nel quale l’isola sembra essere mestamente e irrimediabilmente precipitata. Come mai, secondo te, Ischia appare così spenta?

«Questo è sicuramente un periodo che tradizionalmente segna la chiusura di molte attività e, da un certo punto di vista, vedere l’isola più silenziosa potrebbe anche essere considerato quasi normale. Il problema vero, però, è un altro. Negli ultimi anni è aumentato in maniera evidente il numero di negozi che non riapriranno affatto, che hanno chiuso definitivamente. Questo significa che alla prossima riapertura primaverile ci troveremo davanti a molte serrande ancora abbassate, a tante strade al buio, a un senso di vuoto che pesa sull’immagine complessiva dell’isola. È un problema che non riguarda solo Ischia, perché situazioni simili si stanno verificando in molte città e in tanti centri storici italiani. Tuttavia, qui da noi il fenomeno è particolarmente accentuato, probabilmente perché nel tempo è mancata una visione chiara e condivisa, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione del territorio. A questo si è aggiunto uno scollamento evidente tra imprenditori, albergatori, commercianti e mondo politico. Tutto ciò ha contribuito a rendere i nostri centri storici, e in particolare il corso principale, poco attraenti, poco accoglienti, poco eleganti e, di conseguenza, poco frequentati anche dai turisti che vengono a Ischia durante l’estate».

Quando parli di “carenza di visione”, puoi essere più preciso? Che cosa intendi concretamente con questa espressione?

«Fare turismo oggi significa programmare. Non basta aprire un albergo o un’attività commerciale per pensare di attrarre visitatori. Serve una strategia complessiva, serve unire gli intenti, lavorare insieme. È fondamentale programmare con largo anticipo, partecipare alle fiere del turismo, organizzare attività e soprattutto promuoverle nei tempi giusti. A Ischia, invece, spesso accade che anche le cose belle e valide che vengono realizzate siano promosse soltanto nell’immediatezza dell’evento. In questo modo la promozione serve a poco, perché non riesce a intercettare un pubblico più ampio né a valorizzare davvero il territorio. Tutto questo ha generato una serie di conseguenze negative che ci hanno portato a essere percepiti come un centro poco attrattivo e, in alcuni casi, anche poco conveniente. Oggi i costi di gestione delle attività commerciali sono spesso sproporzionati rispetto alla reale mole di lavoro che questo tipo di turismo riesce a garantire».

Sul Corso Vittoria Colonna si parla di circa quaranta negozi sfitti, qualcuno dice addirittura quarantasette per essere precisi (che tra l’altro manco a farlo apposta nella smorfia è il “morto che parla”…). Al di là del numero esatto, è un dato impressionante. Che cosa rappresenta questo segnale?

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«È esattamente la conferma di quello che dicevamo prima. Questo numero è la spia evidente di una mancanza di organizzazione del territorio. In passato esisteva un confronto costante con le amministrazioni locali, ci si sedeva intorno a un tavolo per programmare insieme una serie di attività e iniziative. Oggi, invece, molte decisioni vengono prese dall’alto e calate sul territorio senza un reale coinvolgimento delle associazioni di categoria, degli imprenditori, delle realtà organizzate come ad esempio Federalberghi, giusto per citarne una. Questa modalità ha prodotto, nel tempo, uno scollamento sempre più evidente tra il mondo produttivo e la politica. Naturalmente le cause sono molteplici, ma questa è sicuramente una delle principali che ha contribuito alla crisi dei nostri centri commerciali naturali».

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Un altro tema molto dibattuto negli ultimi tempi riguarda le ZTL, soprattutto nelle aree di pregio del centro. Qual è la tua posizione su questo argomento?

«La nostra posizione è sempre stata molto chiara. Abbiamo chiesto una maggiore elasticità in alcuni periodi dell’anno. In passato, con le precedenti amministrazioni, si era riusciti a ottenere una certa flessibilità, soprattutto fino al 24 dicembre, che è un periodo in cui i turisti sono praticamente assenti. In quei giorni il cliente ischitano, che purtroppo è abituato a spostarsi in auto fino alle attività commerciali e non a camminare molto, avrebbe potuto continuare a frequentare il centro. Non abbiamo mai chiesto di aprire il cuore del centro storico o il tratto centrale di Corso Vittoria Colonna al traffico. Abbiamo sempre parlato delle periferie e delle zone limitrofe, chiedendo un po’ di elasticità anche da parte dei vigili urbani. Al contrario, il corso e zone come Ischia Ponte dovrebbero essere maggiormente tutelate e controllate. È chiaro che nei periodi in cui ci sono i turisti sarebbe impensabile chiedere l’apertura delle strade. La richiesta riguarda solo alcuni momenti specifici dell’anno, quando l’isola è completamente diversa».

L’isola sembra quindi in letargo, con tante attività chiuse. Ma l’impressione è che anche il mondo istituzionale, proprio nel momento in cui bisognerebbe programmare la stagione futura, sia fermo. È così?

«Sì, purtroppo è esattamente così. Questo dovrebbe essere il periodo della programmazione, il momento in cui sedersi attorno a un tavolo per capire quale tipo di turismo vogliamo intercettare e quale direzione vogliamo dare all’isola. Invece tutto appare fermo. Sono fermi i lavori che renderebbero la città e le nostre strade più accoglienti. Tutti ci rendiamo conto dello stato di dissesto in cui versano molte strade, e proprio adesso bisognerebbe intervenire per sistemare il territorio. È questo il momento giusto per pensare all’offerta turistica, per organizzarci in vista delle fiere di settore, alcune delle quali sono già state fatte e altre sono in corso. Un tempo, fino a pochi anni fa, esisteva un maggiore coordinamento tra associazioni, imprenditori e politica. Oggi questo coordinamento sembra mancare e, soprattutto, manca lo stimolo da parte delle istituzioni. Ed è un’assenza che rischia di pesare molto sul futuro dell’isola.»

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Un commento

  1. Ancora una volta trionfa il vecchio proverbio che recita
    “ CHI È CAUSA DEI SUOI MALI PIANGA SE STESSO”

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