CULTURA & SOCIETA'

MOLTO FREDDO, MOLTO SECCO CON LIME Cronache di una cultura ubriaca

di Lisa Divina

La Cultura, come ci ricorda Edward Tylor, è quell’insieme complesso di conoscenze, credenze, arte, morale, leggi e costumi che un gruppo umano impara, condivide e trasmette. L’etimo latino definisce il significato nel coltivare la terra, curare e onorare. I Romani lo usavano per dire che, come un campo va innaffiato e potato per dare frutti, così l’animo umano va coltivato per diventare raffinato e civile. Altrimenti resta incolto, come un terreno abbandonato alle erbacce. Ecco, Ischia oggi sembra proprio quel terreno: un po’ di verde qua e un pochino là, ma il resto è soffocato da cemento immorale, feste chiassose e un turismo ereditato che non innova più. I nostri nonni hanno cavalcato il boom, quando l’isola esplodeva tra terme, vip e flussi di massa. Noi? Ci siamo limitati a ereditare l’albergo di famiglia e autoproclamarci “imprenditori turistici”, come se bastasse un’insegna sbiadita per non essere parassiti del passato. Il cuore pulsante della nostra isola ormai sono le feste… e il collettivo per la sbornia. La cultura popolare è viva, certo.

Radicata nella storia contadina, marinara, devota. Ma qui diventa alibi per la bisboccia. L’isola dell’alcolismo mascherato da “bella vita”. Cooperiamo per l’uscita al brunch, ma per lo sviluppo uniforme del territorio? Zero. La comunità si riunisce per brindare, non per pianificare. Prova ad andare a un convegno sullo sviluppo o sulle nuove opportunità: ti troverai tra i soliti pochi che senza alcuna ragione ancora sperano in un miracolo. E le masse? Il popolo? Gli ischitani? Li trovi al bar o a tavola dove si coltiva ancora… ma solo il coniglio. La cultura materiale sopravvive. Ma quella immateriale? Valori solidi, principi per una società sana? No, meglio un altro giro di prosecco. Si perde tutto sul fondo del bicchiere. Il vero campo incolto siamo noi. Le edicole chiudono, le piccole librerie spariscono, il cinema storico cala il sipario. I salotti intellettuali? Sepolti sotto strati di cenere vulcanica e indifferenza. Addio a chi apriva orizzonti veri, benvenuti agli influenzer di TikTok. E il tessuto urbano è un disastro. Ischia è martoriata e se la cultura è coltivare, qui abbiamo smesso da decenni. Il boom turistico degli anni andati ha lasciato strutture fatiscenti, prezzi folli d’estate e l’odio del caos turistico di cui però non sappiamo farne a meno. E noi? Continuiamo a osannare i festaioli, a ereditare senza innovare, a chiamare “cultura” ciò che è solo marketing e folklore da hangover. Ischia non è più l’isola verde da coltivare con cura. È diventata un campo incolto, dove le erbacce sono addirittura sostituite dal cemento, innaffiate con prosecco scadente che affoga i rimpianti negli abissi delle nostre memorie. Qui si coltiva a spumantino e malta. Mi sa che è ora di iniziare a coltivare le menti, le “terre” e riprendere la zappa.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio