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Ischia Dolphin Project, nuova stagione per la salvaguardia dei cetacei

Gianluca Castagna | IschiaOltre 4000 km percorsi in 81 uscite in mare da maggio a ottobre. Più di 700 ore di ricerca nelle acque delle isole dell’arcipelago Campano (Ischia, Procida e Capri) e Pontino (Ventotene e Ponza). 45 avvistamenti di 5 specie diverse di cetacei, percorrendo, insieme a questi magnifici abitanti del mare, centinaia di chilometri. 12 ricercatori e decine di volontari da tutto il mondo per supportare attività e programma di Ischia Dolphin Project, studio a lungo termine sui cetacei nelle acque delle isole di Ischia e Ventotene.
Qualche settimana fa Oceanomare Delphis Onlus (ODO), organizzazione non profit per il monitoraggio dei cetacei nel bacino del Mediterraneo, ha presentato i risultati della campagna di raccolta dati 2016.
Da tempo la onlus promuove la conoscenza e le pratiche di conservazione dei cetacei e della biodiversità marina, implementando studi non invasivi, promuovendo programmi di educazione nelle scuole e sensibilizzando l’opinione pubblica sull’ambiente marino e i suoi abitanti a rischio di estinzione. L’isola d’Ischia è uno degli ultimi avamposti di un rapido declino delle specie che hanno sempre abitato il Golfo di Napoli. Basti pensare al delfino comune, di cui nei primi anni del secolo scorso venivano avvistati centinaia di esemplari, e oggi purtroppo (ufficialmente?) disperso. Dal 2003 listato a rischio di estinzione dallo IUCN, Unione Internazionale Conservazione Natura.
Dei risultati dell’ultima campagna e di importanti candidature internazionali delle nostre aree sottomarine abbiamo parlato con la dott.ssa Barbara Mussi, ricercatrice e fondatrice di Ischia Dolphin Project.
Sono passati più di 20 anni. Com’è cambiato lo stato della biodiversità marina nelle acque di Ischia e del golfo di Napoli?
«E’ peggiorato, purtroppo. Fino al 2006 abbiamo avuto i globicefali tra le specie che abitavano i nostri mari. Adesso non ne vediamo più. Registriamo una diminuzione della biodiversità: da sette specie sono passate a sei, e da qualche anno a cinque. I delfini comuni non ci sono più con la frequenza di un tempo. Li vediamo meno. Una condizione che riguarda tutto il Mediterraneo, habitat diventato critico. Anche nel Mar Ligure, dove la sua presenza era più frequente, si è registrato un forte calo. Non a caso, il delfino comune è listato a rischio di estinzione nella Lista Rossa dello IUCN, Unione Internazionale Conservazione Natura».
Eppure sono stati fatti grossi passi avanti in termini di sensibilità, partecipazione, consapevolezza.
«Questo sì. Ma in maniera molto lenta rispetto ad altre zone dove lavorano i miei colleghi. A Sanremo, ad esempio, il responsabile del progetto di ricerca è stato invitato sul palco del Festival. Esiste un’ attenzione maggiore. Qui c’è stato senza dubbio un miglioramento nella consapevolezza delle persone, anche grazie al lavoro nelle scuole e alle molteplici occasioni di incontro con la comunità. Finalmente Ischia sa che nelle sue acque vivono e si riproducono splendidi cetacei. Prima ne erano a conoscenza solo i pescatori che li avvistavano in mare. La comunità non viveva questa realtà, di conseguenza non se ne preoccupava».
Quali sono stati gli errori più significativi che abbiamo commesso in questi anni?
«Troppa importanza all’aspetto economico, la leva che muove le azioni e le decisioni più importanti nello sfruttamento delle risorse. I pescatori devono pescare di più, le navi devono essere sempre più grosse, l’area marina protetta sì, ma senza intralciare troppo il turismo. L’uso delle risorse dovrebbe essere più razionale; ciò permetterebbe una minore pressione sull’ambiente che ci circonda. Non solo marino. Penso alla terra, all’inquinamento dell’aria, alla scelta di certi materiali anziché altri».
A poche settimane dalla pubblicazione dei dati relativi alla stagione 2016, qual è l’aspetto della campagna che vi ha gratificato maggiormente?
«Sicuramente la presenza di capodoglio, una costante che conferma l’importanza delle acque di Ischia per questa specie. E’ gratificante tutta l’attività di documentazione svolta in questi 12 anni: riconoscere gli esemplari, vederli crescere, capire come utilizzano l’area e poter ampliare ogni anno questa conoscenza. Gli ultimi avvistamenti di ottobre ci sono stati tra Ischia e Capri, un’area che solitamente facciamo fatica a monitorare con la nostra imbarcazione-laboratorio, il Jean Gab, perché siamo il più delle volte controvento, a Capri non si può ormeggiare perché porto piccolo ed esclusivo, eppure il canyon sottomarino Magnaghi svolge, come tutti i canyon, un ruolo importante negli eventi biologici delle specie. L’avvistamento del capodoglio Brunone è stato di grande interesse, credo il dato più rilevante della stagione».
I delfini, invece, non si vedono più.
«Il delfino comune già nel 2003 è stato dichiarato a rischio di estinzione. Si pensa a un insieme di fattori, primo fra tutti una diminuzione di risorse alimentari. In Grecia sono state effettuate delle ricerche molto puntuali sulla pesca, per cui è stato possibile collegare direttamente la sua scomparsa con l’eccessiva pesca al cianciolo. Nelle nostre acque le cause sono molteplici: inquinamento, degrado generale dell’habitat, costruzioni sulla costa, traffico, rumore sottomarino».
Altro importante traguardo di Ischia Dolphin Project è la candidature di tre aree di studio come possibili IMMA, Aree di Importanza per i Mammiferi Marini.
«Si tratta di porzioni di habitat di particolare rilevanza per le specie di mammiferi marini, che presentano il potenziale per essere gestite tramite misure specifiche di conservazione. L’identificazione di queste aree permette di estendere l’attenzione ben oltre la tutela dei soli mammiferi marini, coinvolgendo uno spettro più ampio di specie, biodiversità ed ecosistemi, promuovendo inoltre la cooperazione a livello internazionale e nazionale nell’ambito di una strategia globale di conservazione marina. Ischia è certamente una delle aree più forti del Mediterraneo, le nostre proposte sono state inviate a esperti internazionali che le valuteranno. Entro il mese di giugno conosceremo la decisione. Sono molto fiduciosa perché l’importanza dell’area di Ischia è ben chiara a tutta la comunità scientifica».
Dovesse arrivare questo riconoscimento, cosa cambierà nella pratica?
«Le IMMA rappresentano uno strumento in più per fare pressione sul legislatore. Hanno una rilevanza scientifica che viene raccolta dalla Comunità Europea e si riflette inevitabilmente sul lavoro del Ministero dell’Ambiente. L’Europa acquisisce questi dati, e li trasmette ai singoli governi. In futuro potranno svilupparsi altri studi, o decidere di proibire la pesca industriale, adottare misure che facciano rispettare i limiti di velocità per le imbarcazioni. Insomma sono aree monitorate con estrema attenzione sempre con l’obiettivo della conservazione dei cetacei. Ricordo che le aree candidate sono tre: l’area costiera di Ischia (incluso il sistema di canyon di Cuma) per il delfino comune e tursiope; le isole di Ischia e Ventotene per grampo e balenottera comune; e gli Arcipelaghi Pontino e Campano per il capodoglio».
Chi sono i vostri partner sul territorio e come sono i rapporti con le istituzioni?
«I partner più vicini sono quelli privati. Giancarlo Carriero del Regina Isabella, Lucia Beringer dei Giardini Poseidon, Fulceri Camerini del Negombo. Tre imprenditori illuminati che credono nel nostro lavoro e ci hanno sempre aiutato quando ci siamo trovati in difficolta. Una vela nuova da acquistare, un workshop da organizzare, una festa del delfino da ospitare. Tra le istituzioni, una partnership importante è quella con il comune di Casamicciola, che ospita il Jean Gab nel suo porto. L’altro supporto pubblico viene dal comune di Lacco Ameno, che ha creduto subito in Ischia Dolphin Project, e ha organizzato questo piccolo spazio dedicato ai cetacei a Villa Arbusto. Un rapporto che si è rinnovato e consolidato nel tempo: oggi tutti i turisti che visitano il Museo archeologico sanno che esiste una comunità di cetacei nei nostri mari e uno studio permanente sulle loro condizioni».
Ho letto che hai fatto una ricerca sul rumore delle operazioni di smantellamento della Costa Concordia e sull’effetto nei comportamenti dei cetacei. Che risultati hai avuto? Che importanza ha il rumore sottomarino nella sopravvivenza degli esemplari?
«Nel golfo di Napoli la gamma è perfino più ampia. Non a caso è stata identificata come una delle aree con più rumore sottomarino. Di vario tipo: dovuto sia al traffico delle imbarcazioni, sia a quello delle navi, quest’ultimo particolarmente importante come disturbo, perché le eliche delle navi producono un rumore a bassa frequenza che viaggia per miglia. Ancora, il rumore delle attività portuali: scavi, trivellazioni, esercitazioni militari. Per tutti questi fattori siamo inseriti tra gli hot spot del Mediterraneo. Gli effetti sui cetacei sono molteplici e variano da un minimo di alterazione del comportamento (l’animale scappa mentre si alimenta o si sta riproducendo) fino alla morte. L’esposizione a rumori impulsivi forti, penso a quelli generati dalla esplorazione dei fondali con uso di trivelle possono essere in grado di uccidere gli animali per emorragia cerebrali. E’ comunque ancora materia di studio perché il problema è relativamente nuovo e non facile da studiare. Non si può certo mettere un delfino in vasca e sparargli un rumore per capire ciò che succede al suo organismo».
Quando cominceranno le uscite del Jean Gab e quali risultati vi aspettate per la prossima stagione?
«Le prime uscite sono cominciate lunedì scorso. Non abbiamo abbandonato la speranza di rivedere i delfini comuni, mentre già in questi primi giorni abbiamo avvistato due volte un branco di tursiopi. Non ci interessa la scoperta, ma la costanza. Riuscire ad essere sempre presenti nelle acque di Ischia per continuare a raccogliere dati sui cetacei. Questo è il nostro obiettivo. Consolidare uno degli archivi più importanti sui cetacei nel Mediterraneo, e diventare quindi una base per ulteriori ricerche. Di recente, ad esempio, abbiamo saputo che alcuni colleghi siciliani del Cnr sono venuti a Ischia per fare dei rilievi sul rumore nella zona sud dell’isola. Non sappiamo i risultati ma ci siamo proposti di raccogliere ulteriori dati per loro, che non devono più investire in mezzi e trasferimenti per monitorare determinate aree. La nostra costante presenza in mare è uno degli aspetti più rilevanti di Ischia Dolphin Project».
La stagione balneare entra nel vivo. Come dobbiamo comportarci quando, magari in barca, avvistiamo un cetaceo? Cosa non dobbiamo mai fare?
«La prima cosa che consiglio di fare è ridurre la velocità. Possono esserci dei piccoli e si rischia di disturbarli o colpirli. Non fare cambi di rotta improvvisi perché questo disorienta l’animale, così ogni altra manovra che causa un rumore sottomarino molto forte. Non avvicinarsi se c’è già un’altra imbarcazione, la distanza dovrebbe essere almeno di 100 metri. Se si avvicinano loro, non c’è problema: l’importante è evitare un certo assediamento, mantenere la rotta costante, una velocità non elevata e godersi lo spettacolo. Se invece non si avvicinano, meglio rimanere a distanza. Si possono benissimo osservare con i binocoli, non è necessario essere così vicini per ammirarli».

 

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