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Ischia e il caso della torre “malata”

I lavori di restauro della struttura detta di Michelangelo o Sant’Anna hanno portato alla luce una situazione strutturale a dir poco preoccupante, come evidenziato da una relazione tecnica trasmessa al Comune d’Ischia. Che, adesso, corre ai ripari…

La scoperta è stata fatta al termine di una serie di sopralluoghi che nascevano da un’altra motivazione, quella cioè di verificare che lo stato di avanzamento di una serie di lavori procedesse senza intoppi. E questo ha messo in condizione il Comune di Ischia di venire a conoscenza del fatto – attraverso una dettagliata relazione tecnica – che la Torre di Michelangelo versa in condizioni di salute tutt’altro che ottimali e che la sua “tenuta” non è certo il massimo. Tutto ha inizio qualche mese fa quando hanno preso il via le opere di “Restauro e consolidamento della Torre di Sant’Anna”, che prevedono peraltro il rifacimento degli intonaci esterni il rifacimento degli intonaci esterni e la realizzazione di un intervento di rinforzo agli ultimi due livelli della struttura mediante una fasciatura realizzata con materiali compositi in FRP – FiberReinforcedPolymer – che saranno ricoperte e perfettamente inglobate nello strato di intonaco. Una serie di lavori che il Comune di Ischia effettua grazie a un finanziamento di 242 mila euro ottenuto dalla Regione Campania attraverso il “Poc (Piano operativo complementare) per i beni e le attività culturali”, budget che coprirà restauro e consolidamento della Torre attraverso tecnologie e strumenti non invasivi, duraturi nel tempo e di elevata compatibilità con la bellezza del luogo, al fine di rilanciare la struttura quale principale bene del patrimonio culturale campano.

Ovviamente le opere, come detto, sono state seguite dai tecnici comunali e proprio nel corso di uno di questi sopralluoghi l’ing. Francesco Iacono ha redatto una relazione trasmessa all’ente di via Iasolino. Un documento che doveva semplicemente aggiornare sullo “stato dell’arte” e che invece ha portato alla luce una situazione a dir poco allarmante. Il professionista infatti scrive: “Dopo le recenti lavorazioni che hanno riguardato la stonacatura integrale delle facciate è emersa una situazione generale di degrado diffuso delle murature, prima non visibile, palesatosi con un serio quadro fessurativo esteso all’intera costruzione e non a porzioni limitate, riguardante tutte le membrature murarie e ciò ha determinato la necessità di un intervento di messa in sicurezza attraverso l’apposizione di cerchiature provvisorie in tessuto di poliestere riguardanti la parte sommitale del Monumento. La qualità della muratura riscontrata, soprattutto nella fascia medio-alta della Torre è di scadentissima fattura; risulta infatti costituita da un aggregato caotico, caratterizzato dalla totale mancanza di una posa in opera a filari o comunque listata, realizzata con materiale lapideo di bassa consistenzae piccola granulometria. La consistenza delle malte è ridotta ad un ammasso disgregato e pulvirulento che non garantisce più la coesione”.

Una situazione tutt’altro che “allegra” la cui gravità è facilmente comprensibile anche a un non addetto ai lavori e che viene ulteriormente rimarcata nel successivo passaggio: “Si è notata anche, sempre nella parte sommitale – scrive l’ingegnere Iacono – la pressoché totale mancanza nei cantonali d’angolo di conci in pietra di adeguate dimensioni a favore degli scadenti materiali già descritti. La messa a nudo delle pareti ha restituito, inoltre, la formazione in sommità, di prismi di forma triangolare, indice di meccanismi di ribaltamento dei cantonali, ovverossia dei cunei di distacco della muratura, delimitati da superfici di frattura ad andamento diagonale nelle pareti concorrenti nelle angolate libere. Inoltre, su alcuni spigoli, complici la qualità scadente delle malte e l’assenza di idonei conci d’angolo, si riscontra il distacco dal paramento murario con la formazione di colonne. La stonacatura e tutte le successive ispezioni, rilievi e hanno evidenziato la presenza di numerose cavità e vuoti nella struttura delle murature della Torre di Guevara; si sono infatti riscontrate canne fumarie, condotti di scarico di reflui domestici in cotto, pluviali oltre che, a causa della richiamata poca connettività delle malte e della natura delle murature ‘a sacco’, di una diffusa capillarità interstiziale della muratura che risulta infatti molto disgregata”.

Insomma, dal Comune d’Ischia devono correre ai ripari per evitare il peggio. E lo faranno, detto per inciso, eseguendo in maniera accurata e con tutte le precauzioni del caso nuove iniezioni di malta a base di calce al fine di ridare vitalità alla muratura oramai usurata e consumata dal decorso dei secoli. Insomma, un modo per rinascere a nuova vita per una struttura che già nel 2011, a seguito di una convenzione che il Comune d’Ischia firmò con la Soprintendenza per i beni culturali, il Circolo Sadoul e l’Università tedesca, vide partire una campagna di restauro che vide il recupero delle pitture murarie presenti sul piano nobile e il recupero del piano del focolare, dove fu stata portata alla luce  una vasta collezione di pitture grottesche, a muro e sulla volta, risalenti alla seconda metà del XVI secolo, realizzate con tecnica a secco ed eseguite sui modelli di Vredeman de Vries.

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