CRONACAPRIMO PIANO

Ischia e Procida ostaggio dei guasti e della burocrazia

Diritto alla salute negato, arriva un’altra incredibile storia: trasporto sanitario via mare ancora nel caos. Un uomo sottoposto a TSO bloccato a Ischia mentre le idroambulanze restano ferme: lo Stato assente sulle isole

Nonostante segnalazioni, allarmi ripetuti e denunce pubbliche, il grave problema del trasporto sanitario via mare nel Golfo di Napoli non è stato risolto. Anzi: continua a produrre disagi, ritardi e violazioni evidenti del diritto costituzionale alla salute per migliaia di cittadini delle isole di Ischia e Procida.Le tre idroambulanze della Guardia Costiera, che dovrebbero garantire la continuità territoriale sanitaria, di fatto non garantiscono nulla. Il sistema è inceppato, fragile, inefficiente. E a pagare sono, come sempre, i pazienti. Ma andiamo a raccontare del grave episodio registratosi ai danni di un uomo di Barano per cui era stato disposto il trattamento sanitario obbligatorio. Lo sfortunato protagonista di questa vicenda è rimasto di fatto bloccato per più di 48ore sull’isola prima di poter accedere alle cure disposte dalla stessa ASL di competenza. Perché? Ad oggi, una sola idroambulanza risulta formalmente operativa: quella assegnata a Capri. Peccato che le avverse condizioni meteomarine la rendano spesso inutilizzabile, lasciando scoperte intere isole per ore o giorni. Ecco il quadro del disastro. Ad Ischia, l’idroambulanza è ferma per un’avaria tecnica. Gli iter amministrativi sarebbero stati avviati, ma serviranno ancora giorni prima di un ripristino. Giorni durante i quali nessuno garantisce alternative concrete. A Procida la situazione è ancora più grave. Il mezzo è ancora in cantiere. Nessuna data certa, nessuna soluzione tampone. Il risultato è un sistema sanitario monco, che crolla al primo vento forte o al primo guasto meccanico. Per di più l’idroambulanza di Capri, da lunedì e dopo la nostra denuncia giornalistica, garantisce il servizio giornaliero grazie agli equipaggi della unità navale di Ischia, poiché, appunto, l’ idroambulanza ischitana è in avaria. Allora perché non è stata direttamente trasferirla l’unità caprese, momentaneamente, ad Ischia, in attesa del ripristino visto le esigenze operative? Dubbi legittimi che non avranno mai una risposta, ma saranno solo l’emblema del costante disagio.

A dimostrare quanto questa emergenza sia reale e drammatica, come dicevamo, c’è il caso di un uomo residente a Barano, sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), bloccato per oltre 48 ore nel pronto soccorso dell’ospedale di Lacco Ameno. Un paziente fragile, che necessita di cure specialistiche sulla terraferma, tenuto in attesa non per ragioni cliniche, ma per l’inefficienza del sistema. I sanitari non possono procedere con i normali collegamenti marittimi: le normative sul trasporto sanitario sui traghetti lo impediscono; il personale non può permanere all’interno dell’ambulanza durante la navigazione;mancano soluzioni alternative autorizzate.Di fatto, la burocrazia ha paralizzato il soccorso. Come vi abbiamo più volte ripetuto, secondo diverse segnalazioni, l’idroambulanza di Capri potrebbe operare anche per Ischia, utilizzando equipaggi isolani. Una soluzione logica, temporanea, già praticabile. Eppure,nessuno la attiva. Le istituzioni continuano a tacere, mentre le isole vengono trattate come territori di serie B. Restano domande precise, alle quali nessuno risponde. Su tutto, perché il diritto alla salute viene sistematicamente negato ai cittadini delle isole partenopee?Perché i cavilli burocratici tra ASL Napoli 1 e ASL Napoli 2 bloccano l’utilizzo dell’unica idroambulanza disponibile, nonostante Ischia e Procida registrino numeri di trasferimenti sanitari superiori?Dov’è il servizio 118?Dov’è la Direzione Generale della Sanità regionale?Perché la politica regionale e nazionale resta in silenzio davanti a un’emergenza che riguarda decine di migliaia di persone?

Il caso di 48enne baranese costretto per oltre 48 ore nel pronto soccorso dell’ospedale Rizzoli. Un paziente fragile, che necessita di cure specialistiche sulla terraferma, tenuto in attesa non per ragioni cliniche, ma per l’inefficienza del sistema

Questa non è una fatalità. È il risultato di anni di sottovalutazione, di mancanza di programmazione, di scaricabarile istituzionale. Un sistema che funziona solo sulla carta, e che crolla quando serve davvero. Nel frattempo, i pazienti restano bloccati ed i sanitari lavorano in condizioni impossibili con le famiglie lasciate a vivere nell’angoscia. Così le isole vengono isolate non solo geograficamente, ma sanitariamente. La vicenda riaccende con forza il tema della continuità territoriale sanitaria, troppo spesso evocata e mai realmente garantita. Non basta parlare di turismo e promozione del territorio se poi un paziente in emergenza non può essere trasferito. Fino a quando non verranno prese decisioni immediate, strutturali e coraggiose, Ischia e Procida continueranno a essere ostaggio di guasti, ritardi e silenzi istituzionali. E ogni ora che passa, quel diritto alla salute sancito dalla Costituzione resta, semplicemente, negato.

Ads

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio