CULTURA & SOCIETA'

Ischia e quel triste addio a Riccardo D’Ambra, anima vera di un’isola di terra

Stroncato da un malore è andato via in silenzio, lui che ha condotto la vita con grande entusiasmo trasmettendo il suo sapere a giovani e meno giovani

Se l’è portato via il cuore Riccardo D’Ambra, lo stesso cuore che lo ha condotto in tutta la sua esistenza passata a coltivare la vera identità dell’isola, quella della terra, prima nella sua trattoria e poi in tutti quegli incontri organizzati dalla Condotta Slow Food di Ischia e Procida di cui era fiduciario onorario. Riccardo D’Ambra, 73 anni e un temperamento pieno di entusiasmo nonostante gli acciacchi dell’età, ha deciso di lasciare la sua isola e di farlo in silenzio, all’improvviso, squarciando un pomeriggio di una primavera da reclusi che non dimenticheremo facilmente.

Prima il susseguirsi delle voci con annessa speranza che non fossero vere e poi la triste conferma. E’ stato il giornalista e amico Ciro Cenatiempo il primo a darne la notizia, fugando ogni dubbio e dando il via a una giostra di messaggi di cordoglio che sono arrivati davvero da tutta l’isola e oltre. Il suo coraggio, quel modo di essere così gioviale, sincero, hanno fatto di Riccardo D’Ambra un uomo benvoluto davvero da tutti.

Con lui va’ via l’anima di un’isola verace, fatta di semplicità e di cultura, quella legata alla terra che Riccardo amava tramandare ai suoi giovani. Nell’ultimo messaggio, quello registrato in occasione della Pasqua, parlava delle tradizioni della ricorrenza che, nonostante la clausura forzata, dovevano essere mandate avanti. C’è anche un altro messaggio custodito da uno dei suoi figli, Silvia, ma quello è stato chiesto di inoltrarlo ai soci a fine aprile e così sarà. Una sorta di passaggio di consegne, forse, fatto sta che ciò che Riccardo ha cominciato va’ di certo portato avanti, è questa l’eredità che ci ha lasciato. Nonno Riccardo.

Così lo chiamavano i bambini coinvolti ogni anno nel Terra madre day, un evento organizzato dalla Condotta Slow FOod di Ischia e Procida che vedeva Riccardo sempre in prima linea attorniato dalle piccole sentinelle della madre terra. Fortunati quelli che hanno udito i suoi racconti. Nonostante l’età, appena qualche anno fa, aveva attraversato lo Stivale per recarsi sui luoghi della Seconda Guerra Mondiale per conoscere quello che era il rancio dei soldati. Anche in quel caso lo aveva fatto per la sua isola. Nelle cucine dell’Istituto Telese di Ischia aveva trasmesso il suo sapere ai giovani studenti aspiranti chef facendo capire loro che non esiste un piatto senza storia. Con il suo contagioso entusiasmo era riuscito a creare gemellaggi con altri istituti alberghieri d’Italia, creando indissolubili ponti intorno al cibo che diventavano vere e proprie lezioni di storia e resistenza. Solo da lui poteva partire un invito a cena per salvare l’ambiente.

Fu questo il senso della serata “erbe, radici e fiori” dove la sfida era quella di cucinare facendo la spesa nel bosco del Cretaio vero scrigno di biodiversità. Mangiare la natura è un modo per salvare l’ambiente, e lo stesso tema fu trattato in uno degli ultimi appuntamenti, non un convegno, ma una conversazione, organizzata alla Biblioteca Antoniana per provocare, ancora una volta, i suoi giovani a pensare al nesso cibo – inquinamento. Era un aggregatore, Riccardo, che amava accogliere i suoi amici nella cantina del Ristorante il Focolare per raccontare la storia di un’isola di terra e brindare all’amicizia con un po’ di vino rosso cantando qualche motivetto per accompagnare il tintinnio dei bicchieri.

Quell’atmosfera che lo rappresentava al meglio che aveva incantato anche Gerard Depardieu alla scoperta dei sapori nostrani, come quello del coniglio da fossa che Riccardo, insieme a Silvia, l’agronomo di famiglia, aveva provato a riportare sull’isola. Riccardo che si era battuto per istituire l’indirizzo di agraria qui sull’isola, lo stesso indirizzo che ha visto naufragare, una sconfitta che per lui non è mai stata veramente definitiva. Diceva di aver perso una battaglia, ma mai la guerra. Non la sopportava Riccardo questa distanza imposta da questo tempo balordo, lui era per gli abbracci, gli stessi che non abbiamo potuto tributagli nel modo giusto, per salutarlo un’ultima volta.

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