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Ischia festeggia Halloween, ovvero “all’inferno e ritorno”

Già da queste ore, fino a domani notte  è  la festa per strada, nelle scuole, nelle discoteche e in… famiglia  dove genitori ben disposti insegnano ai propri figli, in chiave moderna  i “segreti” di questa festa   che non fa parte della nostra cultura e tradizioni, Stiamo parlando di Halloween. Un bel pomeriggio di festa e di gioia con i bimbi vestiti da santi tutti colorati. E’ stata questa la risposta concreta dell’energico Don Cristian Salmonese, dinamico parroco della chiesa parrochiale San Leonardo a Panza, che ha ben pensato di passare al “contrattacco”. L’obiettivo era quello di recuperare, in particolare fra i più piccoli, il vero significato della festa di Ognissanti. E quest’anno, il Don, ha pensato di organizzare una bellissima festa in Chiesa. Nessun bambino vestito da strega, zombies o scheletro e la notte di Halloween si trasforma in Holyween la notte dei Santi. Già “Halloween, o meglio la notte di Halloween. Ma cos’è Halloween, almeno qui a Ischia? I giovani “fondamentalisti” delle discoteche isolane, ragazzi e ragazze, pare lo sappiano, ed almeno per una notte che si fonde col 1° novembre, festività di Ognissanti che viene confusa con quella dei defunti, si lasciano prendere dal significato profondo della parola “Halloween” e fanno un tuffo nelle tenebre, idealmente parlando naturalmente, per assaporare il divertimento da brivido,  la bellezza dell’horror, la suggestione dell’occulto, la fascinosa esperienza del perdersi nel buio, tra mostri e streghe.

Come abbiamo accennato sopra, ci si mettono anche alcune  mamme ischitane, a detta loro,  “moderne” ed aperte a tutte le culture, le quali non disdegnano per i loro figli quella dell’horror per far “divertire “  già da queste ore che precedono la notte di halloween  i propri figli bambini. Insomma, “all’inferno e ritorno” con tutte le conseguenze psicologiche che ne derivano. In tutta Italia la festa è già in corso da una settimana con gli “assatanati” mascherati in stravaganti costumi da paura. Milano, Torino, Genova, Roma, Palermo, Napoli, in buona parte stanno al passo con Londra, Dublino, Belfast,  Berlino. Monaco, New York, San Farncisco, Lo Angeles e  il Canada con Toronto, Montreal e specialmente Sydney.. Il fenomeno, dalla vecchia Europa arrivò in America e dall’America ha preso piede diffusamente anche in Italia e quindi nella nostra isola. Si va in giro, casa per casa usando l’ espressione “trick-or-treat” che da noi è tradotta con la battuta un po’ ricattatoria  “dolcetto o scherzetto !” In parole semplici, significa che se non mi dai ciò che mi soddisfa, ti faccio lo scherzetto di..sfasciarti la macchina, di incendiarti la casa, di terrorizzare i bambini della famiglia e cose pazzesche di questo tipo. Per fortuna questa usanza malsana, da surreale divertimento sulla nostra isola, non è ancora arrivata, ma in  Irlanda, in Scozia, in America, in Svezia a Londra  davvero è il caso di dire che non “scherzano”. Fare  “trick-or-treat” da quelle parti diventa un problema, perché la battuta minacciosa che si pronuncia è l’essenza, il messaggio forte del macabro Halloween praticato da adulti e bambini, che come si è detto, vanno travestiti con i costumi più impressionanti e tetri di casa in casa chiedendo dolciumi e caramelle o soldi.

Di fronte ad un rifiuto scatta la “vendetta” di fare danni ai padroni di casa  e alla loro proprietà.  Trick Or Treat” (dolcetto o scherzetto) in realtà significa anche “sacrificio o maledizione”. La pratica del travestirsi risale al Medioevo e si rifà alla pratica tardomedievale dell’elemosina, quando la gente povera andava porta a porta a Ognissanti (il 1º novembre) e riceveva cibo in cambio di preghiere per i loro morti il giorno della Commemorazione dei defunti (il 2 novembre). Questa usanza nacque in Irlanda e Gran Bretagna, sebbene pratiche simili per le anime dei morti sono state ritrovate anche in Sud Italia.] Shakespeare menziona la pratica nella sua commedia I due gentiluomini di Verona (1593), quando Speed accusa il suo maestro di “lagnarsi come un mendicante a Hallowmas [Halloween].  Halloween, è una festività sostanzialmente anglosassone che trae le sue origini da ricorrenze celtiche (All-Hallows-Eve) che ha assunto specialmente negli Stati Uniti le forme accentuatamente macabre e spesso violente con cui oggi la conosciamo e che si celebra la notte del 31 ottobre, ossia questa notte.

L’usanza si è poi diffusa anche in altri paesi del mondo e le sue caratteristiche sono molto varie: si passa dalle sfilate in costume ai giochi dei bambini, che girano di casa in casa recitando la formula ricattatoria del dolcetto o scherzetto. Tipica della festa è la simbologia legata al mondo della morte e dell’occulto, così come l’emblema della zucca intagliata, derivato dal personaggio di Jack-o’-lantern. Proprio la zucca è stata elevata a simbolo di questa festa che sull’sola senza eccessi prende sempre più piede. Essa è presentata in molte forme, intagliata nella parte frontale per assumere le sembianza di un volto umano con tanto di fori al posto degli occhi e della bocca. All’interno un cero accesso per emanare una calda luce e richiamare fantasmi e atmosfera cimiteriale. E’ il gioco dell’horror che vede in figure di zombi, scheletri, streghe, vampiri i protagonisti di questa parata della paura dove la zucca intagliata, tetramente illuminata, fa da componente conciliatore fra satana e i seguaci della notte di Halloween. La tradizione ischitana al contrario, si basa su di una differente cultura che affonda le sue radici nella pratica del bene nei riguardi dei defunti. All’espressione “dolcetto o scherzetto” di oggi si ricorda l’espressione decisamente più amichevole di ieri “il bene per i morti” che in dialetto stretto ischitano del passato recitava così: “pil pil muort”.

Le nuove generazioni dell’isola, salvo dalle parti di Serrara e Fontana, di Panza, di Campagnano a Ischia e  della vecchia Casamicciola, sono aggrappate al moderno Halloween di influenza anglosassone, e questa   notte  sono pronte  a rendergli tutti gli onori che merita. Non sappiamo se il travestimento macabro dei “fondamentalisti, così preferiamo chiamarli,  delle nostre discoteche,  sarà rispettato alla lettera. Sappiamo che c’è chi ha speso una “fortuna” per entrare  in possesso del costume più da horror possibile, per suscitare paura e sgomento in chi se lo troverà davanti. C’è pure però, chi vorrà divertirsi, senza arrecare danno a se stesso ed a gli altri. Basta solo non lasciarsi coinvolgere troppo dagli effetti di una festa, l’Halloween, che non solo non fa parte della nostra cultura di popolo mediterraneo, ma cozza fortemente con la tradizione tutta ischitana di vivere la ricorrenza di Ognissanti e dei defunti nel ricordo della vecchia usanza di quando bambini, il giorno 31 ottobre sin dal mattino, si andava casa per casa, specialmente in campagna, a chiedere il “Bene per i Morti” e si ricevevano, con i ringraziamenti, manciate di fichi secchi, fave secche, fagioli, castagne del prete e sciuscelle. Roba d’altri tempi. Ora c’è Halloween. Come a dire: il mostro in casa.

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COS’È L’HOLYWEEN ALLA VIGILIA DI OGNISSANTI. Holyween è una simpatica iniziativa nata alcuni anni fa al fine di riportare l’attenzione sulla vigilia della festa di Ognissanti, invece della sempre più storpiata e macabra festa di Halloween. Vengono quindi organizzate feste in cui i bambini si vestono con costumi ispirati ai santi e viene proposto di esporre fuori dalla propria abitazione, oratorio o chiesa l’immagine di un santo.

Antonio Lubrano (antoniolubrano1941@gmail.com)

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