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Ischia Global Fest premia Leonardo Di Costanzo

Gianluca Castagna | Anche il Global celebra il talento e il percorso artistico di Leonardo Di Costanzo, il regista ischitano reduce del Festival di Cannes, dove alla Quinzaine des réalisateurs ha presentato con successo il suo ultimo film “L’intrusa”, sugli schermi italiani e francesi da metà ottobre, distribuito (in Italia) da Cinema di Valerio De Paolis. Di Costanzo è stato ospite della terza giornata del festival e premiato nella serata di Gala al Parco Castiglione di Casamicciola, dove ha ricevuto dal produttore americano Mark Canton l’Ischia Art Award.
Nato a Ischia nel 1958, laureatosi all’Università Orientale di Napoli con una tesi in Storia delle religioni, Di Costanzo si trasferisce negli anni Ottanta a Parigi, dove studia agli Ateliers Varan, scuola-laboratorio di cinematografia fondata nel 1981 dall’antropologo e regista francese Jean Rouch allo scopo di fare del “cinéma vérité”, cuneo indispensabile per indagare la realtà del mondo ex-coloniale, e che si alimenta della ricchezza multiculturale per diventare più libero, necessario e potente. “Prove di Stato”, “A scuola”, “Odessa” “Cadenza d’inganno”: tasselli che indagano la realtà e i suoi conflitti con spirito civile, senza enfasi e nel pieno rispetto che ogni personaggio pretende dentro l’ambiente che lo esprime. “L’intervallo”, presentato alla Mostra del cinema di Venezia e premiato con un David di Donatello, segna l’approdo alla finzione cinematografica. Un racconto duro e poetico che taglia la carne viva di un territorio, e di un tessuto sociale, dove spesso non esiste via di scampo.
Nel suo ultimo lavoro, “L’intrusa”, l’umanità è costretta a fronteggiare logiche di pensiero e di dominio talmente incise nella vita di tutti i giorni da non poter essere più rimosse. Una rivolta sotterranea in un centro educativo della periferia napoletana “invaso” dalla moglie di malavitoso colpevole di omicidio. Chi dobbiamo accogliere? Fino a che punto? «L’Intrusa non è un film sulla camorra» ha precisato Di Costanzo. «E’ una storia su chi ci convive e giorno per giorno cerca di rubargli terreno, persone, consenso sociale, senza essere né giudice né poliziotto. Una storia su quel difficile equilibrio da trovare tra paura e accoglienza, tolleranza e fermezza verso l’altro. Un tema dei tempi che viviamo».

Di Costanzo è uno dei filmaker che in questi ultimi anni non hanno timore di affrontare il presente e i dilemmi, anche morali, che pone la realtà. Anche quella più dura, che può essere raccontata in tanti modi diversi. Con la concretezza e la distanza (mai totale) di un approccio documentaristico o attraverso i tanti strumenti, anche affabulatori, del cinema di finzione. Comprese l’allegoria e simbolismo.
E’ quello che hanno fatto Fabio Grassadonia e Antonio Piazza con “Sicilian Ghost Story”, dedicato alla vicenda di Giuseppe Di Matteo, dodicenne ucciso dalla mafia dopo due anni di prigionia. Una pagina agghiacciante di cronaca riletta attraverso la lente del fantasy che segna il ritorno dietro la macchina da presa dei due registi siciliani dopo l’esordio fortunato con “Salvo”, presentato due anni fa anche a Lacco Ameno.
Altro nome d’autore che ha il coraggio di andare controcorrente è Roberto De Paolis, anche lui premiato con l’Ischia Art Award nella serata al Miramare e Castello di Ischia per il suo esordio “Cuori puri”. Milieu in bilico tra periferia, verginità e intolleranza, grandi applausi al festival per una storia d’amore e precauzione che oltre alle due rivelazioni Simone Liberati e Selene Caramazza, vanta nel cast una storia d’amore e due storie di precauzione, chi avrà la meglio? Nel cast Barbora Bobulova, Stefano Fresi e uno straordinario Edoardo Pesce.

Riconoscimenti anche per Gianfranco Cubiddu (regista e sceneggiatore italiano i cui pochi ma significativi titoli splendono come una stella fissa nella filmografia dedicata alla sua terra, la Sardegna) e per il grandissimo Renato Carpentieri, reduce da un Nastro d’Argento come miglior attore dell’anno per “La tenerezza” (di Gianni Amelio) e premiato alla carriera dall’Ischia Global con il Life Achievment Award.
Il film, liberamente tratto da un romanzo di Lorenzo Marone, racconta la storia di un vecchio «non senza macchia» che pensava d’essersi chiuso al dolore e agli slanci: e invece deve fare i conti con la violenza e la freschezza di un sorriso. Film duro e poetico, a tratti struggente, interamente ambientato a Napoli ci consegna un protagonista del nostro cinema (e teatro) in splendida forma, in un ruolo continuamente in equilibrio tra dolori arrecati e subiti, che Carpentieri affronta da splendido interprete anche grazie ai suoi compagni di viaggio: dall’irrequieto Elio Germano alla sorridente e profonda Micaela Ramazzotti.
Cos’è la tenerezza per Carpentieri? «Smetterla di guardare gli altri come nemici. Considerarli invece come individui degni di rispetto fino a prova contraria e degni di gesti teneri e di attenzioni, La tenerezza, secondo me, ci aiuta in qualche modo a sconfiggere l’ansia».
«Secondo me – continua l’attore napoletano, è troppo facile starsene isolati, cercare di difendersi. Tutto si ridurrebbe a scavarci una tana, come narra un racconto di Kafka, in cui c’è un animale che passa tutta la vita a rendere sicura la sua tana ma non lo è mai. Oggi siamo tutti più attenti a difenderci, sia per la situazione generale e sia perché l’insistere sulla diffidenza verso gli altri, ci rende isolati. Bisogna invece tenersi per mano e aprirsi al mondo».

 

 

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