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CRONACA

Ischia, guarda e impara da Casal di Principe

La Procura nega il rinvio della demolizione delle case delle famiglie Stabile e non avendo ancora pronti i due alloggi alternativi il sindaco casalese Renato Natale annuncia le dimissioni: “Non sarò io a mandare in strada quattro bambini”

A Cura del Coordinamento dei Comitati per il Diritto alla Casa della regione Campania

“Noi abbiamo lavorato per trovare un’abitazione in fitto attraverso dei bandi pubblici tutti andati deserti a causa della pandemia. In contemporanea, abbiamo optato per un’altra soluzione. Mettere a disposizione della famiglia Stabile un bene confiscato. Un villino che sembrava idoneo per creare due alloggi. Abbiamo sollecitato l’Agenzia dei beni confiscati che ce l’ha dato, ma a questo punto si sono resi necessari una serie di passaggi. Essendo il bene confiscato abusivo, lo abbiamo dovuto sanare con un passaggio in Consiglio comunale, poi siamo passati alle verifiche sismiche e alle verifiche statiche. Verifiche che hanno richiesto un bel po’ di tempo, ma finalmente la scorsa settimana abbiamo avuto la possibilità di avviare le procedure di gara per trasformare questo villino in due alloggi, attraverso lavori di circa 50.000.00 euro. Io ho scritto di nuovo alla Procura facendo riferimento ai tempi necessari per realizzare i due appartamenti, almeno cento giorni a detta del nostro Ufficio Tecnico, chiedendo per questo un ulteriore proroga per l’abbattimento delle case degli Stabile. Proroga che non è arrivata e non so se arriverà, quindi temo che il 2 settembre sia la data definitiva per l’abbattimento delle loro case. Io per il 2 settembre non sarò ancora pronto per dare un’adeguata assistenza sociale a questi due nuclei familiari e così nella lettera inviata alla Procura mi sono anticipatamente autodenunciato per non aver potuto ottemperare alla disposizione della Magistratura che mi ordina di dare assistenza sociale ai soggetti fragili, in questo caso quattro minori, quattro bambini dai tre ai sette anni. Quindi mi sono autodenunciato per questo motivo. Ora verificheremo in questi pochissimi giorni cosa possa ancora succedere”.

Il sindaco Renato Natale intervistato da Gennaro Savio
Il sindaco Renato Natale intervistato da Gennaro Savio

Il sindaco di Casal di Principe, Renato Natale, lo aveva annunciato che nel caso in cui la Procura non avesse prorogato il termine per l’abbattimento previsto per il 2 settembre delle prime case abitate dalle famiglie Stabile, si sarebbe autodenunciato per non essere riuscito a trovare un’abitazione alternativa per questi due nuclei familiari al limite dell’indigenza economica e sociale. Proroga che al momento non è ancora arrivata nonostante la corsa contro il tempo che il Primo cittadino sta facendo da mesi e per cui tra circa cento giorni, più o meno quattro mesi, saranno pronti due appartamenti che verranno ricavati da un villino requisito. Renato Natale fortunatamente non è solo in questa battaglia alla ricerca di una soluzione abitativa alternativa per gli Stabile, ma è sostenuto dall’intero Consiglio comunale, come ci spiega lo stesso Sindaco. “Alcuni giorni fa – racconta Natale – il Consiglio comunale di Casal di Principe, facendo propria l’istanza già avanzata in merito dal Sindaco, ha votato all’unanimità la richiesta alla Procura di un ulteriore rinvio dell’abbattimento delle abitazioni degli Stabile in modo da avere il tempo necessario per realizzare i due alloggi nel bene confiscato”. Intanto in questi giorni il Sindaco Renato Natale, è andato oltre l’autodenuncia ed in Prefettura ha persino annunciato di rassegnare le proprie dimissioni da Primo cittadino nel caso in cui entro il primo settembre non sarà concessa la proroga dell’abbattimento delle abitazioni degli Stabile. “Nell’incontro del comitato per l’ordine pubblico che venerdì scorso ho avuto in Prefettura – spiega Natale -, ho ribadito la necessità e l’opportunità di un rinvio di qualche mese dell’abbattimento della casa degli Stabile in quanto abbiamo già avviato la gara d’appalto per trasformare in due appartamenti un villino confiscato. Ma da parte della Procura ho notato una chiusura su questo aspetto. Allora ho ribadito che se il 2 settembre si procederà con l’abbattimento, io il primo settembre (oggi per chi legge, ndr) rassegnerò le dimissioni da sindaco perché non vorrò essere sindaco mentre si lasciano per strada quattro bambini, provocando un danno psicologico indiscutibile a loro e alle loro famiglie. Per questo motivo ho annunciato le mie dimissioni per il primo settembre”. L’amarezza del Sindaco Natale è tanta per quanto sta accadendo a Casal di Principe dove se la casa degli Stabile dovesse andare giù senza che siano pronti gli alloggi alternativi, in molti sarebbero propensi a pensare che forse si stava meglio prima che si avviasse in città un processo di risanamento e legalità. Infatti alla domanda cosa significherebbe per una realtà come Casal di Principe, procedere alla demolizione degli alloggi degli Stabile e delle altre prime case di necessità, Roberto Natale ha così risposto: “Significherebbe certamente un dramma, una ferita forte nella comunità. Che non solo si è fatto carico di una spesa di 200.000 euro per demolire queste due abitazioni, più i soldi per cercare di trovare una soluzione abitativa alternativa. Insomma diventa una ferita forte ed una spaccatura tra una comunità che ormai da un decennio sta facendo di tutto per cercare di riscattarsi dopo decenni e decenni di occupazione criminale. Una comunità che sta facendo di tutto per mettersi in regola e per recuperare ed un’azione di questo tipo che colpisce molto l’opinione pubblica locale, creerebbe una frattura pesante da digerire e da ricucire tra lo Stato nella sua eccezione più ampia a partire dal Sindaco che porta la fascia tricolore, alla Magistratura, alle Forze dell’Ordine e così via e la Comunità. E a questo punto il rischio forte è che qualcuno possa dire ‘forse era meglio prima’, perché almeno queste cose si evitavano. Sarebbe una sconfitta non per Renato Natale, ma per tutti, per lo Stato nel suo insieme. In queste situazioni bisogna tenere conto di vari elementi. Non è così semplice, c’è la Legge, c’è il colpevole e la demolizione. E no. Purtroppo la storia ci dimostra che le nostre società sono qualcosa di molto più complicato rispetto a questa modalità di operare troppo semplicistica perché ci sono una serie di risposte per cui dover tener conto. Ovviamente il Magistrato fa il suo mestiere, applica la Legge, ma il politico no. Il politico dovrebbe avere una visione complessiva, riuscire a capire i vari aspetti e cercare di portare a sintesi delle soluzioni ed evitare queste fratture”.

Il sindaco natale è convinto, dati alla mano, che gli abbattimenti delle prime case di necessità non siano la soluzione logica all’abusivismo edilizio. E nei dettagli ci spiega il perché. “Non è soltanto una questione di giustizia e di equità, ma è una questione di praticità. A breve a Roma ci sarà un tavolo istituzionale convocato dal Ministro Mara Carfagna sulla base delle segnalazioni che ho fatto a riguardo del caso di Casal di Principe in un incontro avuto con il Ministro per il sud circa venti giorni fa. Nel nostro comune ci sono 1.500 ordinanze di abbattimento, di cui 250 R.E.S.A., cioè sentenze esecutive. Undici abitazioni per cui abbiamo fatto l’accensione del mutuo alla Cassa Depositi e Prestiti per 1 milione e 600 mila euro. Quattro abitazioni sono andate a terra ma erano tutte disabitate. Invece nel caso del 2 settembre, abbiamo anche il problema sociale che si aggiunge al problema economico, in quanto le case sono abitate e quindi bisogna trovare un modulo abitativo per queste persone. Allora pensare di abbattere e risolvere semplicemente il problema, credo che sia un’ipocrisia. Al di là delle altre faccende etiche e morali, giustizia e diritto alla casa, dicevo che noi abbiamo 250 R.E.S.A.. Se facciamo il rapporto, solo per queste 250 R.E.S.A. ci vogliono 38 milioni di euro. Quando noi facciamo il mutuo, facciamo riferimento, fondo stabilito dallo Stato che ha una sua entità che è di 50 milioni di euro per tutta l’Italia. Solo a me ne servono 38 milioni per assolvere a 250 R.E.S.A., senza tener conto degli altri 1.500 abbattimenti. Ma a perte, questa spesa, voglio fare tutti i sacrifici possibili ed immaginabili. Tagliamo tutte le spese del comune. Tagliamo le spese sociali, tutto, e mi applico solo per gli abbattimenti. Quanti abbattimenti potò fare in un anno? Quattro, cinque, sei. E quanto arriverò a 250? E quanto arriverò a 1.500? Nei fatti, c’è una sanatoria “de facto”. Significa che ci saranno persone che continueranno a vivere in un’abitazione abusiva, ci faranno dei figli, dei pronipoti seppur continuando a tenere sul collo una spada di Damocle che non li farà tenere mai tranquilli, ma li farà vivere comunque in un bene abusivo. E allora non è possibile che si consideri la demolizione come uno strumento per applicare una norma di Legge. Questo ho cercato di spiegare. Ho scritto lettere non solo al Ministro Carfagna che in verità mi ha ascoltato con molta attenzione e si è fatto carico di istituire un tavolo interministeriale per discutere di questo problema e vedremo se ci saranno risultati concreti o no come accaduto altre volte. A questo tavolo parteciperà il Ministero degli Interni, il Ministero delle Infrastrutture, il Ministero della Giustizia e del Lavoro. Io ad ognuno di questi Ministri ho inviato una lettera in cui ho descritto la situazione di Casal di Principe. Una situazione emblematica che non riguarda solo Casal di Principe. E  credo che sia lampante che non sia possibile utilizzare la demolizione come strumento per combattere l’abusivismo edilizio e risolvere questo problema. Al di là di tutto il resto, perché ogni volta che abbatti una casa abitata ci sono dei risvolti di carattere sociale. C’è poi da risolvere il problema ambientale perché ci sarà materiale di risulta da smaltire e le aree interessate alla demolizioni che passano ai comuni e che sono difficilissime da gestire e che spesso diventano zone di degrado”. Sin qui le riflessioni di Renato Natale che non fanno una grinza e che bene farebbero a fare tutti gli altri sindaci italiani, a partire da quelli dell’isola d’Ischia, i cui comuni sono coinvolti dalle demolizioni delle prime case di necessità. Agiscano anziché trincerarsi, ad ogni demolizioni, dietro un odioso silenzio omertoso. Intanto a Casal di Principe, Sindaco e Consiglio comunale non sono soli nella vicenda Stabile. Infatti il Coordinamento dei Comitati per il Diritto alla Casa della regione Campania, terrà in piazza a Casale il prossimo primo e due settembre, una due giorni di solidarietà a difesa del diritto alla casa delle famiglie Stabile.

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