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Ischia, imprese sul piede di guerra: «Scelte senza confronto, rischio per il turismo»

Il Comune di Ischia lancia “UP! Ischia” con cinque bonus fiscali per il 2026, ma le associazioni scrivono al sindaco Ferrandino: cresce il malcontento tra gli operatori storici, esclusi dagli incentivi e mai interpellati prima dell’avvio delle misure.

Mentre l’amministrazione comunale promuove nuovi bonus per incentivare l’apertura di attività e destagionalizzare il turismo, cresce il malcontento tra le principali categorie economiche dell’isola. A certificarlo è la PEC inviata il 16 marzo da un ampio fronte di associazioni di categoria, che chiedono con urgenza un confronto istituzionale.

A firmare la richiesta sono realtà che rappresentano il cuore pulsante dell’economia isolana: albergatori, termalisti, commercianti e imprenditori del turismo. Un segnale forte e unitario che evidenzia una preoccupazione diffusa: le recenti decisioni del Comune rischiano di compromettere l’equilibrio già fragile del settore.

Nella lettera indirizzata al sindaco e al consiglio comunale, le associazioni chiedono l’apertura immediata di un tavolo tecnico per discutere le criticità legate alla delibera di Giunta del 27 febbraio. Il punto centrale è semplice ma fondamentale: decisioni che incidono profondamente sull’economia locale non possono essere prese senza il coinvolgimento delle categorie produttive.

Il turismo rappresenta la principale risorsa dell’isola e, proprio per questo, ogni intervento dovrebbe essere frutto di programmazione e condivisione. Al contrario, secondo i firmatari, si è proceduto con aumenti e misure senza un adeguato confronto preventivo.

Le associazioni di categoria chiedono un confronto urgente sulle nuove misure comunali. Bonus alle nuove attività, ma nessun sostegno concreto per le imprese storiche.

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Uno dei passaggi più significativi della PEC riguarda il possibile impatto negativo delle nuove politiche fiscali. Le associazioni mettono in guardia da un rischio concreto: l’aumento delle tariffe, anziché generare benefici per le casse comunali, potrebbe tradursi in una diminuzione delle presenze turistiche.

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In un contesto internazionale già complesso, rendere la destinazione più costosa potrebbe infatti scoraggiare i visitatori, compromettendo l’intera stagione. Il vantaggio economico immediato per il Comune, sottolineano, potrebbe essere annullato – se non superato – dalle perdite derivanti da un calo dei flussi.

La contestazione si inserisce in un quadro più ampio di malcontento. Da un lato, l’amministrazione introduce bonus e agevolazioni per le nuove attività; dall’altro, mantiene la pressione fiscale su chi opera da anni sul territorio.

Critiche al metodo: decisioni prese senza consultare chi sostiene l’economia turistica. Mancanza di programmazione e dialogo. cresce la distanza tra Comune e categorie.

Questa impostazione viene percepita come profondamente squilibrata. Le imprese storiche, che hanno sostenuto l’economia locale anche nei momenti più difficili, si trovano oggi escluse da qualsiasi forma di sostegno concreto. Al contrario, nuove iniziative possono beneficiare di esenzioni e incentivi significativi.

Il risultato è una frattura evidente: chi ha già investito e continua a contribuire in maniera sostanziale si sente penalizzato, mentre chi arriva oggi parte con condizioni di vantaggio.

Alla base della protesta non c’è solo una questione economica, ma anche di metodo. Le associazioni parlano apertamente di mancanza di programmazione e di scelte non condivise. In un settore complesso come quello turistico, interventi improvvisi e non concertati rischiano di generare instabilità e sfiducia.

La richiesta di incontro urgente va proprio in questa direzione: aprire un dialogo costruttivo per evitare decisioni che possano danneggiare l’intero sistema.

Operatori esclusi dagli incentivi denunciano una disparità di trattamento. La sfida per l’amministrazione: trovare equilibrio tra innovazione e tutela dell’esistente.

Ignorare questo segnale potrebbe avere conseguenze rilevanti, non solo sul piano economico ma anche su quello sociale. Il rischio è quello di incrinare ulteriormente il rapporto tra istituzioni e operatori, proprio in un momento in cui sarebbe invece necessario fare squadra.

Incentivare nuove attività e innovare l’offerta turistica è senza dubbio un obiettivo condivisibile. Tuttavia, farlo senza tutelare chi già sostiene il territorio rischia di produrre effetti opposti a quelli desiderati.

La vera sfida per l’amministrazione sarà trovare un equilibrio: sostenere il nuovo senza penalizzare l’esistente, promuovere lo sviluppo senza dimenticare chi ha garantito continuità.

Le associazioni hanno lanciato un messaggio chiaro. Ora la risposta spetta al Comune.

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