CULTURA & SOCIETA'

ISCHIA IN 3 P: PAESI, PAESAGGI & PERSONE La bellezza degli alberi nel cuore dei paesaggi

(terza parte)

ALBERATURE STRADALI: GLI ERRORI SI PAGANO !

Sul finire dell’ultimo servizio, quello della trascorsa settimana, avevo promesso di ritornare sulle alberature stradali, e mantengo l’impegno. Le bizzarrie di cui facevo cenno sono evidenti a tutti solo che si passeggi per le nostre strade cittadine, un poco di tutta l’isola, ma in modo particolare quelle del comune di Ischia. Alberi di tante specie diverse alternati e accostati tra di loro senza un criterio preciso, una logica, una tecnica che richiami un minimo di pianificazione eseguita con competenza e professionalità. Dalle alberature si può ricostruire la storia amministrativa di un comune.

Ogni amministrazione che si è succeduta nel comune di Ischia, ad esempio, ha lasciato una traccia del suo intervento sulle nostre strade. Possiamo dire che alcune hanno commesso meno errori di altre. Tra tutte, forse, quelle che non hanno fatto proprio niente in questo settore sono quelle che, paradossalmente, hanno sbagliato di meno. Ad un’amministrazione ha corrisposto nel tempo un assessore, o comunque un delegato, al verde pubblico che ha voluto lasciare una traccia del suo passaggio. Spesso consigliato male, altre volte facendo di testa propria, altre ancora volendo imitare alberature viste in altri paesi, sta di fatto che il più dellevolte sono state scelte specie sbagliate da mettere sui nostri marciapiedi. L’errore più comune e replicato quasi sistematicamente è quello di non tenere conto delle preesistenze per rendere più omogeneo l’impianto. Il caso più eclatante ad Ischia lo si può riscontrare su via Alfredo De Luca. Il primo tratto di questa strada, da piazza Antica Reggia e fino all’attuale ufficio postale, in origine era tutto ad oleandri. Mentre da quel limite a salire fino a Piazza degli Eroi era in prevalenza a pino domestico. Ebbene, oggi nel primo tratto troviamo, accanto agli oleandri superstiti, tigli, carrubi, fotinie ed aceri. Mentre nel secondo tratto, ancora pini domestici, ma anche ligustri di diverse varietà, carrubi, altre fotinie, altri tigli, lecci , ecc. , in una commistione senza senso che si riflette negativamente sia sullo stato vegetativo di alcune specie, che sulla resa estetica ed ornamentale dell’impianto globalmente inteso. Il tutto comporta problemi ed aggravi economici legati alla ordinaria manutenzione degli alberi che necessitano di trattamenti differenziati. Il secondo errore, molto grave, riguarda la mancata valutazione dello sviluppo potenziale degli alberi impiegati, e soprattutto il loro impatto sugli assetti stradali ( marciapiedi, carreggiate, muri di sostegno, ecc.) ed i danni che ne possono conseguire alle casse comunali per le necessità di manutenzioni straordinarie. Questo errore è legato strettamente ad un altro, che aggrava il primo in maniera anche più evidente e gravosa : le distanze troppo ridotte tra albero ed albero! Spesso troviamo alberi a meno di tre metri l’uno dall’altro. L’eccessiva competizione reciproca porta a difetti di sviluppo e di conformazione, ad eccessiva proliferazione di radici in spazi angusti ed a danni per pavimentazioni e sottoservizi. Per quanto riguarda l’impatto degli alberi con la sicurezza pubblica, questa attiene ancora la mancata valutazione delle caratteristiche disviluppo aereo e radicale delle specie prescelte e, di più, la valutazione dell’opportunità in taluni contesti di eseguire o non eseguire l’impianto di un’alberatura e, se già esistente, di conservarla ancora oppure di eliminarla per garantire un minimo di standard di sicurezza se non addirittura di praticabilità. Mi spiego meglio: La sicurezza pubblica è messa a grave rischio da alberi che crescono troppo in altezza e sui quali non è possibile eseguire tagli di ritorno per riabbassarli ad altezze meno pericolose(pini ed altre conifere). Da alberi che facilmente spezzano i rami sotto l’influenza di venti di intensità medio-alta e li lasciano cadere al suolo ( pini, pioppi, ailanti, ecc.).

Da alberi che producono infruttescenze pesanti che cadono al suolo in maniera imprevedibile epperciò molto pericolosa ( Pino comune , pinastro, araucarie, ), da alberi che producono frutti che possono causare slittamenti e scivolamenti sia nelle persone che nei veicoli in transito ( olivi, palme da datteri, bagolari, quercie e lecci, ecc.). Dove non fare un alberatura ? Quando eliminarla se fatta da altri in maniera errata ed inopportuna? Quando un marciapiede ha una larghezza inferiore a metri 2,50 , non dovrebbe in nessun caso ospitare alberi, men che meno alberi di grande sviluppo, e meno ancora alberi troppo ravvicinati tra loro. Manca lo spazio radicale, difetta lo spazio aereo per lo sviluppo delle chiome, intralcia la segnaletica verticale, impedisce il regolare transito pedonale. La situazione si aggrava quando agli alberi si accompagnano tralicci per l’illuminazione o altri impianti posti in posizione contrapposta agli alberi, arredi urbani e transenne, ecc. Ad Ischia abbiamo esempi eclatanti in tal senso : Marciapiedi larghi meno di 1 metro ristretti sia dagli alberi che dai tralicci, ma paradossalmente in regola per il superamento delle barriere architettoniche per i portatori di handicaps (rampe). Si ha quindi che una carrozzella di disabile non passa proprio a causa degli alberi, e se passa in un tratto non lo fa in quello successivo con la coppia albero-traliccio. Sulla statale da Casamicciola ad Ischia, all’altezza del rettilineo che precede il Castiglione, marciapiede lato destro in salita , gli alberi impediscono il passaggio anche delle persone normodotate. Questi sono i casi in cui un’alberatura che non doveva esserci, deve essere eliminata. La sicurezza pubblica ha la priorità sulla conservazione delle piante! Ma se non ci fosse stato errore, non si parlerebbe mai di sopprimere, ne si urterebbe la suscettibilità, a volte ottusa, di presunti amanti e protettori della natura.

ERRORI DEL PASSATO ED ERRORI RECENTI SULLE STRADE DELL’ISOLA

Quello più clamoroso è stato certamente messo a segno dalla Provincia di Napoli sul finire degli anni cinquanta –inizio anni sessanta in occasione della sistemazione di alcune strade passate, all’epoca, sotto la sua competenza. In particolare la cosiddetta “Borbonica” che attraversa i comuni di Casamicciola, di Lacco Ameno e di Forio. Nello scegliere di piantare il pino comune su quella strada non si tenne conto delle caratteristiche abnormi di sviluppo sia della parte aerea che dell’apparato radicale. E non si fecero deroghe nemmeno laddove il marciapiede era largo poco più o poco meno di un metro. Ne si rifletté sul comportamento delle radici di quegli alberi nel lungo periodo, del fatto che proprio in virtù della presenza del manto bituminoso, le radici di pino accentuano la loro tendenza a serpeggiare superficialmente attratte dall’umidità di risalita capillare ( idrotropismo positivo ) che si condensa e si concentra proprio sotto l’asfalto, che poi viene inesorabilmente e vistosamente sollevato. Oggi si parla di sagoma stradale deformata , molto pericolosa per il transito veicolaree soprattutto per le due ruote ( motocicli, scooter, biciclette) ma anche per le stesse automobili che per schivare le montagnole rischiano di provocare incidenti e, se non lo fanno, di sottoporre le loro autovetture, e loro stessi, a continui e dannosi sobbalzi. Oggi il si dibatte nella ricerca di una soluzione. Si vorrebbero eliminare i pini e sostituirli con specie più adatte, ma il tutto trova una contrapposizione forte sia nella Soprintendenza di Napoli che in alcuni maitre a penserche oppongono la mozione ambientale, la conservazione di un paesaggio ormai consolidato e del quale non si riesce ad immaginare una modificazione così drastica e repentina. Occorre innanzitutto ragionare: di errore si è trattato certamente nel piantare quegli alberi, e l’errore è stato replicato, sempre dalla provincia di Napoli anche sulla Panza-Succhivo, su via Antonio Sogliuzzo ad Ischia, e su parte della Testaccio Maronti . Ma agli errori, il più delle volte,si può anche porre riparo, facendo salve le posizioni più ragionevoli. Tra le due opzioni – lasciare i pini laddove stanno e tenersi i danni, oppure togliere tutti i pini e provocare l’effetto vuoto sul paesaggio- si può trovare una soluzione che accontenta tutte le parti. Si potrebbe ad esempio diradare l’alberata di pini lasciando coppie di alberi ( destra- sinistra)ad una distanza regolare di circa 30 metri, interponendo tra due coppie successive, alberi potenzialmente più tranquilli ( che non creano gli stessi problemi dei pini) e paesaggisticamente compatibili.

Questa soluzione oltre ad essere ragionevole da un punto di vista paesaggistico lo è anche dal punto di vista tecnico in quanto, integrata da altre azioni, mitigherebbe tutti gli effetti negativi legati alla presenza dei pini stessi, senza eliminarli completamente. indispensabile certamente sarebbe un rifacimento totale della massicciata stradale , per una profondità di almeno mezzo metro con eliminazione di tutte le radici affioranti di pino ed interposizione di un telo antiradice rinforzato prima della esecuzione della nuova massicciata. Gli alberi di pino non risentono più di tanto di tali interventi, in quanto è provato dall’esperienza che il loro apparato radicale si diffonde molto più in profondità. Ovviamente si userebbe una maggiore prudenza in corrispondenza delle coppie di alberi da conservare. Questa metodologia comporterebbe i seguenti vantaggi : a) allungamento considerevole del riaffioramento delle radici ; b) eventuali recidive di sollevamenti stradali solo in corrispondenza delle coppie di alberi, con possibilità di porvi riparo in tempi brevi e con costi più moderati; c) riduzione del costo per le potature dei pini ( numero ridotto di alberi) con possibilità di eseguirle con un turno più breve (ad anni alterni, ad esempio) abbinando ad esse anche la spignatura ( raccolta delle pigne mature e di quelle vuote pericolose per pedoni ed autovetture ). Il complesso di queste operazioni porta come risultato ad una regolazione della parte aerea che può essere contenuta anche in altezza se le potature vengono eseguite in maniera intelligente, ovvero non stimolando l’albero a filare in altezzacon interventi sbagliati. Ricordiamo a questo punto che uno dei problemi più gravi dei pini e dato dal fatto che su di essi non sono possibili tagli di ritorno, ovvero di tagli che possono riportare l’altezza del tronco a dimensioni più ridotte a quelle già raggiunte, per la ragione che questi alberi non possiedono gemme dormienti e latenti sul legno vecchio. Sono quindi alberi che vanno inesorabilmente sempre verso l’alto. Sta all’uomo conoscere bene questa caratteristica e fare in modo da attenuarla, appunto con tagli intelligenti. Esistono in proposito numerose esperienze positive. Occorrerebbe, nel caso della nostra isola, che di esse facessero tesoro soprattutto gli operatori locali del verde ( imprese del verde, fitotecnici, potatori), ma anche le amministrazioni pubbliche proprietarie di pini che dovrebbero inserire nei capitolati norme e prescrizioni tecniche specifiche in tal senso. Poi, ovviamente, farle rigorosamente osservare! Anche i privati dovrebbero e potrebbero fare altrettanto. Si pensi agli alberghi con parchi e viali abbelliti da pini comuni o da pini d’Aleppo.

Degli altri errori più o meno recenti conviene che faccia solo un semplice elenco :

  • Banchina del porto di Ischia tra la Capitaneria e la chiesa di Porto Salvo : un filare con alberi ravvicinati della specie FICUS australis, realizzata circa 15 anni orsono : ha già vistosamente sollevato i basoli ed i cordoni del marciapiede. E’ albero che può raggiungere facilmente i 20 metri di altezza ed ha un apparato radicale con accentuata caratteristica scalzante, sollevante e dirompente.
  • Via Alfredo De Luca e Piazza Antica Reggia ad Ischia : alberi di carrubo (Ceratonia siliqua L.)messi a dimora sul finire degli anni novanta. Hanno una potenzialità di sviluppo abnorme, tronco e ceppaia radicale di veloce e grande sviluppo a partire dal 5°-6° anno dall’impianto , da soggetti ad alberello di dimensioni vivaistiche medie ( h. 2,70-3,00 mt , circ. za tronco 15-18 cm. Già stanno creando problemi ovunque sono stati piantati ed altri ancora più cospicui e gravi ne creeranno nei prossimi anni . Analogo impianto fu realizzato a Forio, grosso modo nello stesso periodo, sul tratto di strada appena si lascia l’abitato di quel comune, all’altezza del bivio per Monterone. Errore grave è stata anche la distanza troppo ravvicinata tra gli alberi. Anche qui si incominciano a palesare danni agli ambiti stradali.
  • Via Delle Terme ad Ischia : Due Ficus magnolioides vennero messi a dimora in occasione dei lavori diriqualificazione eseguiti dal Comune di Ischia alcuni anni orsono. Entrambi sullo stretto marciapiede posto poco oltre gli uffici della Pubblica Sicurezza e sullo stesso lato : Sono stati entrambi abbattuti , uno poco più di 6 mesi orsono perché con le sue radici, oltre a rendere impercorribile il marciapiede, si era introdotto con le radici nella sottostante fognatura minacciando di intasare le bocchette di adduzione.
  • Corso Luigi Manzi a Casamicciola Terme : Un impianto di palme della speciePhoenix dactiifera, var. nigracon soggetti adulti, fu realizzato, mi sembra nei primi anni 2000, al colmo del muro di sostegno che divide il Corso dalla sottostante bretella a scorrimento veloce parallela alla banchina del porto. Già si paventava il pericolo del punteruolo rosso, ciò nonostante si volle seguire ugualmente l’impianto con una specie suscettibile all’attacco dell’insetto dannoso. Su 15 soggetti, 9 si è stati costretti ad abbattere nel trascorso mese di ottobre perché completamente invasi nel tronco dalle larve del micidiale coleottero. Erano divenuti instabili e pericolosi per la pubblica incolumità, resa ancora più evidente dal crollo sul corso di una di esse in occasione di un forte vento.

Nel prossimo numero chiuderò brevemente questo servizio accennando agli obblighi fissati dalla legge di Stato N° 10/2013 in tema di verde pubblico per i comuni italiani con popolazione superiore a 15000 abitanti, quindi per la nostra isola per i comuni di Ischia e di Forio

* agronomo e naturalista

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