CRONACA

Ischia, la strada contesa e la battaglia giudiziaria

Da anni è scontro senza esclusione di colpi tra l’ente di via Iasolino e la Cooperativa Argo: tra sentenze del Tar, ricorsi al Tribunale, abusi edilizi non demoliti ecco la classica storia in salsa isolana

Quella che vi raccontiamo è la classica storia all’ischitana. E quindi, per confermare la tradizione, parliamo di un qualcosa di conteso. Stavolta non è un muro di confine o un metro di terreno – in fondo cose del genere ci hanno reso celebri in tutta Italia nel corso dei decenni, la litigiosità isolana ha rappresentato a lungo un must e forse lo rappresenta ancora – ma una strada.

Anche se forse, a voler essere precisi, sbagliamo pure a volerla definire tale perché questa lingua di asfalto non è nemmeno inserita nello stradario comunale di Ischia. Gli ingredienti del cocktail ci sono tutti: l’immancabile abusivismo edilizio, la predetta lingua che dovrebbe servire soltanto a consentire ai proprietari di appartamenti ubicati nella Cooperativa Argo di Campagnano di poter parcheggiare le proprie vetture che diventa improvvisamente una strada di passaggio. Perché, secondo quanto riferiscono alcuni residenti della zona, alcuni soggetti che risiedevano alle spalle degli appartamenti di edilizia residenziale hanno nel frattempo costruito abusivamente un “anello di collegamento”: insomma, per farla breve, attraversando quel tratto di strada adesso si arriva molto più facilmente presso le loro abitazioni.

Ne è scaturito così un contenzioso giudiziario che è andato avanti per anni, che va ancora avanti e che presumibilmente è destinato a durare ancora parecchio. Nel frattempo, però, una serie di pronunce dell’autorità giudiziaria hanno chiarito una serie di aspetti, che però – e questo è forse un paradosso – hanno reso la situazione ancora più complicata e ingarbugliata. Una pronuncia del Tar Campania ha dato ragione al Comune di Ischia che ha rivendicato e ottenuto la titolarità di quella piccola stradina.

La controparte spiega che tutto ciò è avvenuto “perché a causa di un mero errore non ci siamo costituiti”: sarà, ma la legge è legge e va presa per quella che è, non ammette ignoranza, errori e tantomeno dimenticanze di ogni genere. Nel frattempo però, quelli della Cooperativa Argo – capitanati da un battagliero ed inviperito Giovanni Tufano, che più volte sui social ha esternato il suo “malcontento” e non ha mancato di denunciare con forza e senza mezzi termini presunte protezioni in alto loco di cui godrebbero determinati personaggi ritenuti vicini al “palazzo” – hanno sparato denunce come raffiche di mitra ed avrebbero anche ottenuto la demolizione della rampa: che, ovviamente, se eseguita chiuderebbe ogni discorso su presunti diritti di passaggio vantati da questo o quel confinante.

Ma attenzione perché nel frattempo la Cooperativa Argo si è rivolta al tribunale civile ricorrendo affinché l’autorità giudiziaria “voglia reintegrarla nel pieno possesso delle aree consistenti nella strada interna compresa tra i fabbricati e i relativi marciapiedi del lotto di cui la ricorrente è assegnataria del diritto di superficie del Comune d’Ischia alla via Traversa Campagnano n. 3 e per l’effetto voglia ordinare al Comune d’Ischia in persona del sindaco pro tempore di cessare ogni molestia, turbativa e lesioni del possesso, ordinando allo stesso di astenersi dal compiere qualsiasi attività lesiva dei diritti del diritto di superficie del concessionario sulle stesse aree e di emettere ogni altro provvedimento consequenziale”. L’udienza, per la cronaca, è fissata proprio per la giornata di domani, lunedì 2 marzo, presso la Sezione Distaccata di Ischia del Tribunale di Napoli ma è utopistico pensare che si possa già arrivare alla conclusione e a una sentenza.

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Dall’altra parte della barricata, però, dal palazzo municipale di via Iasolino non sembrano affatto preoccupati della contromossa giudiziaria della Cooperativa, al punto tale che nella mattinata di venerdì è stata disposta una pulizia della stradina. I residenti erano stati invitati con tanto di ordinanza a rimuovere le autovetture ma non lo hanno fatto. Risultato? Come si vede dalle foto, una marea di multe sono state elevate dai vigili urbani che si erano recati sul posto. Insomma, questa pazza storia, almeno è l’impressione, ha ancora tanto da raccontare.

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