LE OPINIONI

IL COMMENTO Legnini, l’isola, le frammentazioni

DI ANTIMO PUCA

Ischia sta vivendo la distopia di un sistema istituzionale vomitevole che la soffoca nel suo decentramento imperfetto e inefficiente, nel suo sostanziale centralismo pitocco e nel manzoniano scollamento tra poteri, che giocano solo a beccarsi a vicenda marciando insieme allegramente verso il discredito e l’impotenza. L’unica riforma istituzionale che in questo sventurato Paese funziona è proprio quella dell’elezione diretta dei sindaci col doppio turno e col diritto dei primi cittadini di trascinare la propria maggioranza nelle dimissioni se non ne può più. Ecco perchè il peso e il ruolo dei sindaci è così cresciuto e molti bravi sindaci si impegnano ad ascendere a Regione e/o Parlamento. Prima di Legnini sono giunte a termine o sbocciate in pienezza una serie di opere urbanistiche che hanno segnato un nuovo volto di ischia, insediandola come indiscussa calamita di investimenti internazionali e di compratori immobiliari alto-spendenti. Tutto questo è stato reso possibile anche, non solo ma anche, dall’uso e abuso della Scia, la cosiddetta “Segnalazione Certificata di Inizio Attività”, una specie di silenzio-assenso delle Amministrazioni che dribbla il classico iter autorizzativo ed ha partorito sia obbrobriosi mostri che ottime costruzioni. Talune inchieste delle Procure se la prendono con l’abuso della Scia. Bloccano cantieri direttamente coinvolti e/o ne indicono la sospensione di altri. L’edilizia si paralizza. Il Paese perde Pil. Si sciupa la possbilità di creare posti di lavoro.

Il governo non sa inventarsi nessun decreto legittimando il sospetto che magari certe “cose” così grosse, pestate da alcune giunte, non dispiacciano ai governanti. E dunque, perché risolverle? Le Procure si avvitano in imbarazzanti serie sull’urgenza delle misure cautelari da parte degli organismi di garanzia. Ma ciò naturalmente nulla ha a che fare con l’economia reale. E, dunque, tutto resta bloccato. E i Comuni? E i Sindaci? I sindaci, intendiamoci, fanno tutto l’ovvio e tutto il diligente. Le eventuali colpe sarebbero individuali, se dimostrate. E non sistemiche. Grazie!

Poi però danno una serie di segnali che sembrano a molti, e nell’insieme, convergenti nel dire, senza dirlo: vediamo che casini combinano gli uffici… riapertura di pratiche, rotazioni tra dirigenti eccetera. È grazie alle prassi ischitane che anche su quest’isola il mondo è venuto ad investire e dove sono sorti obbrobriosi mostri e ottime costruzioni. Si dimostrino furbizie e scorrettezze e le si puniscano dove ci sono. Ma, nel frattempo, tutto continui come prima, finchè il governo non riesce a partorire una legge decente. E nel frattempo il governo medesimo faccia un decreto e faccia riaprire almeno i cantieri auto-bloccati per paura di ulteriori scorrerie giudiziarie. Verso quale modello di crescita economica e di servizi orientare le grandi risorse disponibili? Si da priorità alle reali peculiarità del territorio strettamente intrecciate con qualità naturalistiche e ambientali di pregio promuovendo uno sviluppo sostenibile e coerente con il contesto? Si lavora per dare precedenza assoluta agli interessi pubblici tenendo a bada appetiti speculativi di privati legati esclusivamente a scopi di profitto? C’è un impegno rivolto alla necessità di superare la logica di frammentazione ed antagonismo che condanna al declino le comunità per promuovere una visione e una strategia del territorio? La gestione dei contratti istituzionali di sviluppo prima di Legnini fu caratterizzata da assenza di visione, incapacità di programmazione, esclusione di ogni coinvolgimento degli Enti locali e mancanza di scelte equilibrate rispetto all’intero territorio. Procedimenti viziati da anomalie, ambiguità e totale assenza di trasparenza anche in riferimento al ruolo dei privati. Progetti oggetto di annullamento da parte del Tar. Progetti a dir poco indulgenti verso idee di mercificazioni del territorio e di snaturamento delle sue caratteristiche più pregiate nel silenzio assordante della Regione e delle province a cui fanno capo le funzioni in tema ambientale.

La presenza del Commissario Legnini è provvidenziale. Non solo per le indiscusse qualità del personaggio, per il lavoro svolto, i risultati raggiunti e l’impegno incondizionato profuso nell’espletamento del suo compito. E neanche solo per l’attenzione costante, la dedizione e la vicinanza ammirevoli che Legnini testimonia verso le comunità locali nella loro difficile sfida della ricostruzione e della rinascita. Sono questi dei buoni motivi per confermare Giovanni Legnini. Ma forse non sono sufficienti a fronte dell’opportunità di gestire una grande mole di risorse stanziate per i territori. Milioni di euro dei contratti istituzionali di sviluppo e miliardi e milioni del fondo complementare del PNRR per il rilancio economico, sociale e dei servizi delle aree isolane. Un’opportunità politica che qualche sindaco pensa bene di non lasciarsi sfuggire. Anche a costo di sacrificare la figura che rappresenta la vera svolta nel processo di ricostruzione. C’è da augurarsi che la giostra si fermi e che qualche sindaco metta, per un attimo almeno, da parte le sue personali ambizioni di carriera, decida finalmente di dedicarsi ai problemi del territorio e lo faccia con lo spirito di far crescere le comunità più che i consensi del suo partito.

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