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Ischia e l’Europa, le sfide del futuro legate al mare

Tutte le sfide che Ischia dovrà affrontare nel suo prossimo futuro hanno come minimo comun denominatore il mare. Era una consapevolezza che avevo già maturato nella veste di sindaco ma che è accresciuta in questa prima parentesi da europarlamentare. Per anni abbiamo considerato il mare come una risorsa da sfruttare, piuttosto che un patrimonio comune da preservare. In alcuni casi siamo stati poco lungimiranti, in altri non siamo riusciti ad incidere come invece avremmo dovuto. Oggi ne paghiamo le conseguenze, trovandoci nella necessità, non più procrastinabile, di affrontare tutta una serie di criticità che incidono sull’economia dell’isola, sulla sua vivibilità, sulle prospettive a medio e lungo periodo.

Mi riferisco, per cominciare, alla depurazione. Nel 2018 l’isola non è ancora in linea con le direttive europee, nonostante i miliardi messi a disposizione da Bruxelles e gli sforzi prodotti negli anni dalle varie amministrazioni. C’è sempre un intoppo, a volte di natura burocratica, altre di natura amministrativa o giudiziaria. Nelle scorse settimane ho avuto un incontro con il commissario alla depurazione Rolle. Gli ho rimarcato la necessità di procedere senza ulteriori tentennamenti, anche a costo di forzare la mano alle Regioni e alle Amministrazioni locali, per superare quella che andrebbe considerata la pietra miliare dei ritardi infrastrutturali che affossano le prospettive di sviluppo e di crescita del Meridione.

È questo l’orizzonte comune entro cui muoversi per far attecchire una nuova prospettiva che consideri il mare un patrimonio comune da preservare, la strada maestra da seguire per issare nuovamente sulla nostra Ischia la bandiera blu, vessillo di salubrità delle acque e, soprattutto, di gestione sostenibile del territorio. Ed è in quest’ottica che vanno anche lette ed interpretate le politiche sempre più stringenti della Unione Europea in materia di salvaguardia dell’ambiente marino. La lotta alla dispersione in mare della plastica è una lotta di civiltà, non il vezzo ‘radical chic’ della politica in doppio petto. Ogni anno vengono dispersi in mare 8 milioni di tonnellate di plastica. La plastica danneggia circa 600 specie di animali marini; in particolare tartarughe ed uccelli la inghiottono scambiandola per cibo e questo causa un blocco del loro sistema digerente. Addirittura il 90% delle specie di uccelli che vivono in mare ha pezzi di plastica nello stomaco.

Il resto della plastica, con gli anni, si trasforma in microplastica e diventa parte nella ‘dieta’ di quei pesci, molluschi e crostacei che poi finiscono sulle nostre tavole. Sono anche queste le ragioni per cui iniziative come quelle intraprese dal Comune di Ischia attraverso l’assessore Luca Spignese per coinvolgere nella lotta alla dispersione in mare della plastica i nostri pescatori dovrebbero diffondersi a macchia d’olio in tutto il territorio quali pratiche di buona politica. Il 1 agosto è stato il giorno dell’Earth Overshoot Day. Significa che la popolazione mondiale ha già consumato tutte le risorse terrestri – frutta e verdura, carne e pesce, acqua e legno – disponibili per il 2018. Servirebbero 1.7 pianeti terra per soddisfare le necessità della razza umana. Ecco perché politiche virtuose in materia di tutela e salvaguardia ambientale dovranno necessariamente entrare nell’agenda politica di tutti i paesi industrializzati. Ognuno deve fare la sua parte, ne va della sopravvivenza stessa del pianeta.

 Gisi Ferrandino,  EURODEPUTATO PD

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