IL COMMENTO Ischia tra mare, luce, odori e storia

DI GIUSEPPE LUONGO
Omologazione? Questo è il punto massimo dello sviluppo di una comunità? Vogliamo essere tutti uguali? Questo è lo sviluppo? Questa è la felicità? Oppure è la diversità che rende vivace o, meglio, viva la comunità globale? Non è forse la diversità a creare le condizioni per esplorare diversi percorsi per il futuro? Tutti uguali non significa forse mancanza delle condizioni per superarsi, crescendo? La stessa evoluzione che ha caratterizzato la natura non sarebbe avvenuta. La strada giusta non è tracciata va esplorata e individuata. Se fosse stato tutto omogeneo, sarebbe tutto fermo. Il nostro stesso pianeta non ha ancora raggiunto l’equilibrio, come dimostrano i terremoti e le eruzioni vulcaniche. L’equilibrio si raggiungerà con l’equilibrio termico all’ interno della Terra. Allora perché questa corsa e questa speranza all’omologazione? Se a Ischia fosse tutto uguale a ciò che è fuori dall’Isola perché dovrebbe essere una meta? Proviamo a sviluppare percorsi che esaltino il positivo dell’ambiente naturale e antropizzato, compresa la stratificazione culturale che i fenomeni naturali e le vicende dell’uomo migrante nel Mediterraneo hanno costruito nell’Isola. Solo una forte caratterizzazione ambientale può essere una meta ambita.
Nessuno pensa che la crisi di un sistema sociale sia prodotto dalla sua inadeguatezza al cambiamento in atto, in un mondo che da condizione avvertita come periferica diventi nella realtà attuale sempre piùubiquista? Una volta questa condizione si realizzava solo con il pensiero speculativo e, in modo molto contenuto, per quanti fossero profondamente legati al proprio ambiente per il lavoro, come le comunità di contadini e pescatori. Era allora di gran lunga prevalente il lavoro manuale su quello che non impegnava la forza fisica. Oggi tutti sanno tutto, o quasi, di ciò che accade e dove accade, almeno per la parte degli eventi che sono in “chiaro”. Oggi si socializza senza incontrarsi nei luoghi che un tempo erano destinati alle manifestazioni collettive del tempo libero, come dimostra il successo delle piattaforme delle reti sociali. Allora perché ci si rammarica per la scomparsa dei simboli della socializzazione del passato? Questo sentimento nasce forse dall’angoscia prodotta dalla paura del futuro che mostra i segni della crisi economica in una società prospera, con un’esperienza vissuta in un sito ambito dai turisti e da personalità della cultura, note in tutto il mondo, e tra queste anche chi ha eletto quest’isola come sua dimora?
Una crisi può tradursi in opportunità. Ischia vive una crisi ambientale e i segni premonitori di una crisi che si potrebbe definire culturale, perché la comunità avverte che l’Isola possa perdere l’attenzione dell’opinione pubblica sulla sua fama di luogo del benessere e ancor più come “luogo tregua degli affanni”. Per comprendere questo stato di incipiente malessere bisogna chiedersi, innanzitutto, il perché del successo di Ischia negli anni del dopoguerra, superando il fulgore del termalismo prima del terremoto del 1883 che chiuse un’epoca. Ischia fu la riscoperta dei luoghi del Mediterraneo, le sue luci, i suoi colori, i suoi frutti, la vita semplice delle comunità dei suoi borghi, dagli abitanti dell’Europa centrale. Forse Goethe a fine Settecento aveva preparato i tedeschi alla bellezza di questi luoghi con la sua opera “Viaggio in Italia” e con i versifamosi “conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?”
Alcuni di questi non si staccheranno più da questa terra e diverranno cittadini permanenti come Paolo e Giorgio Buchner, il primo naturalista e il secondo famoso archeologo, studioso della colonizzazione greca dell’Isola con l’insediamento di Pithekoussai. Un altro tedesco, Alfred Rittmann, farà conoscere la geologia di Ischia ai vulcanologi del mondo con la sua opera monumentale “Geologie der Insel Ischia”. Questi non mancherà di frequentare con i suoi allievi Ischia con la curiosità di conoscere sempre più a fondo la sua genesi. Da questa storia straordinaria bisogna ripartire per nuovi successi, impegnando le migliori risorse materiali ed immateriali dell’Isola, ma temo che chi debba operare sia distratto da altre sirene.




