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Ischia, non chiamatela più sopraelevata: è soltanto una pista senza legge

Sfrecciano ad una velocità pazzesca, lanciando nel vuoto delle prime luci dell’alba i ruggiti dei potenti motori delle moto, veri bolidi, che sferzano l’aria come dei proiettili e lasciano i brividi ad un sussulto iniziale. Si avvertono con estrema nitidezza nella loro puntualità notturna e sembrano quasi inseguirsi, una, due, forse tre moto. Il rumore si allontana, ma poi eccolo di nuovo, altre moto sopraggiungono all’appuntamento e sono pronte a correre su quella che viene considerata una vera pista, con il loro rombo tuonante spingendo il motore al massimo, anche con sorpassi azzardati, e considerando quel limite di velocità apposto su di un cartello come un suppellettile inutile, che sta lì, giusto per riempire un angolo di strada e non pone certo un freno a quella che può essere l’importanza di una gara o di provare all’estremo la potenza dei cavalli, anche se si mette a rischio la propria vita ed anche quella degli altri. La sopraelevata di Ischia è nota da anni come ” la strada della morte”, una strada che racconta, più delle altre, storie di vite spezzate, di famiglie distrutte dal dolore e di ringhiere segnate da fiori, proprio a dire: “qui si muore”, ma intanto resta senza un principio di umanizzazione come potrebbe essere la protezione guard-rail tra le corsie ed un sistema di controllo della velocità con la predisposizione di autovelox sul percorso. Nulla di ciò è stato fatto nel corso di questi lunghi anni ed è proprio questa la parte più difficile da tollerare: la superstrada è veramente da considerarsi un’alternativa di viabilità pur sapendo che la stessa si conferma tra le più pericolose in assoluto da percorrere sull’isola? non vi è da chiedersi, anche in termini di pubblica moralità, a cosa serva fare i conti con un’opinione pubblica che legittimamente rivendica sicurezza e tranquillità e che denuncia con forza un pericolo così scontato?

Le corse dei bolidi che attentano alla nostra vita: una mattanza impunita per la quale urge intervenire

Inutile girarci intorno, accade ogni notte, e molti dei lettori sanno bene cosa significa affrontare di faccia una motocicletta che ti arriva nella corsia opposta ad una velocità pazzesca, sulla sopraelevata. In quei momenti ti rendi conto di quanto sia sottile quel filo di demarcazione tra la vita e la morte, questione di secondi scanditi da un boato, ma che diventano lunghi un secolo e che ti fanno pensare come queste persone, che si definiscono centauri, attentino alla tua vita e passano impuniti perché i controlli sono davvero limitati. Ti fa rabbia e ti chiedi il perché. Il perché di qualcosa che non funziona sul piano tecnico-procedurale, eppure la vita è un bene preziosissimo ma non sembra valere tanto su quella strada, una pista irresistibile per chi ama sfidare la morte pur di prendersi una “botta” di adrenalina e che sembra scappare al controllo della legge. Dove sono i sequestri di quei bolidi spinti al massimo della velocità con un limite imposto di 50 km orari? e dove abbiamo notizia che l’adrenalina ricercata nella folle velocità abbia condotto al ritiro della patente? Domani sarà lo stesso, e così anche il giorno dopo e quello ancora dopo: gli assurdi e assordanti ruggiti ci assaliranno di nuovo perché si è arrivati ad un punto di non ritorno e non siamo certo noi i fiduciari di un fenomeno che si è radicato, che è conosciuto e che esiste e per il quale si fa poco, forse troppo poco.

Via Iasolino di nuovo chiusa, l’isola spaccata a metà

Siamo al 5°cambio di orario dal settembre dello scorso anno per la Ztl di via Iasolino: varco 1 (piazzale Trieste) e varco 2 ( piazza Antica Reggia )restano chiusi per l’intera giornata a partire dalle 10,30 fino all’una del mattino successivo con una piccola smagliatura nella rete che si è concessa nel pomeriggio dalle ore 16 alle 17. Un dietro front che ha annullato una decisione di buon senso posta in campo dall’Amministrazione nei mesi scorsi, con la quale si vietava l’accesso alla Ztl solo in mattinata dalle 10,30 alle 13,00 e questo anche tenendo conto delle diverse lamentele che sono arrivate dalla cittadinanza in più riprese. Dal 21 Luglio arriva invece un nuovo sgambetto alla democrazia perché quei duecento metri di strada portuale, che sicuramente non rappresentano un centro accorsato per la presenza di negozi, di bar, di ristoranti, di servizi, sono nuovamente chiusi ed impongono di svoltare inevitabilmente verso l’unica alternativa possibile: quella pericolosa sopraelevata dove si registra una impressionante velocità. Qualcuno ha deciso nuovamente per la nostra vita, per quella dei nostri figli, per le persone a noi care . Un provvedimento discutibile ci ha spinto nuovamente a sperimentare sfide e sensazioni che potrebbero nascondere eventi devastanti. Può una Ztl dirottare il nostro futuro in braccio al pericolo? su tali provvedimenti occorre interrogarsi perché non si può cercare consenso su ciò che provoca tensione sociale ed uno stato di malessere, dettato dall’inquietudine e dalla crescente apprensione. Da questo sgambetto, mancante di un orizzonte di senso, ci alziamo nuovamente, occorre farlo, per ricordare a tutti quanto la vita sia preziosa e come sia importante difenderla, per poterla vivere sino in fondo, con le regole giuste, quelle della prudenza, del buon senso, quelle che infondono sicurezza, e non sfidano la realtà.

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