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Ischia? Non è più l’isola “causaiola” da record

di Marco Gaudini

ISCHIA – Solo qualche anno fa, l’isola d’Ischia, secondo una statistica del Sole 24 Ore, era il luogo più litigioso d’Italia. La nostra isola verde, era infatti, in rapporto tra popolazione e territorio, la località italiana con il maggior numero di cause giudiziarie. Un contenzioso notevole, che negli anni ha determinato per Ischia, la maglia nera dell’isola più litigiosa. Ci sono certamente delle connotazioni caratteriali, che sono alla base di questo primato, l’indiscussa passionalità degli ischitani, e “l’attaccamento al principio” hanno certamente contribuito a far aumentare in maniera esponenziale il contenzioso giudiziario. Ma ormai, sentendo il parere degli addetti ai lavori, pare che l’isola abbia perso questa caratteristica, o meglio il numero di cause intentate dagli isolani si è ridotto notevolmente. Numerose sono le motivazioni di questa inversione di tendenza, ma una spicca su tutte ed è la crisi. La recessione economica finanziaria che ha investito tutta la nazione, ha influito non poco sul volume del contenzioso giudiziario, ovviamente non solo isolano.   Questo il pensiero dell’avvocato Gianpaolo Buono, noto esponente dell’avvocatura isolana, e per anni Presidente dell’Associazione forense: «Io credo che in questo ambito l’insularità, sia uno degli elementi che ha contribuito all’aumento negli anni del contenzioso. Poi c’è la “radioattività”, che è un elemento fondamentale, perché in effetti noi isolani siamo dei passionali e quindi, quando si parla di passionalità bisogna intenderla sotto tutte le sfaccettature possibili. Queste caratteristiche, rendono gli isolani molto espansivi, e questo, a volte comporta come conseguenza naturale lo scontro. Però ripeto, in passato, la causa principale di questo grande contenzioso, io mi sento di attribuirla alla limitatezza territoriale. Prima infatti, anche un pezzettino di terra di pochi metri quadri, rappresentava l’unica ricchezza e quindi c’è stata sempre questa tendenza a preservare e tutelare il diritto di proprietà. Io ritengo che noi isolani, me compreso, siamo molto condizionati dalle ragioni climatiche, anche questa potrebbe sembrare una cosa leggera, invece conta molto. Oggi però – spiega l’avvocato Buono – si è verificata un’inversione di tendenza che riguarda tutto il territorio nazionale. Il primo motivo è certamente la crisi economica che è stata determinante. Basta considerare che Napoli è uno dei bacini dove si registra il maggior numero di avvocati, eravamo infatti poco più di 12000, nell’ultimo anno, proprio come conseguenza di questa crisi economica, si sono cancellati dall’albo degli avvocati ben 5000 colleghi. Questo significa che in periodi di recessione economica, non essendoci più le entrare che c’erano prima, tutta questa situazione si ripercuote anche sul contenzioso, in quanto non tutti hanno la disponibilità per affrontare un processo. Tenga presente che in questo ambito, un altro fattore è invece legato al fatto che ci sono stati tutti una serie di interventi da parte dello Stato, che sono positivi da un lato ma estremamente negativi dall’altro. Oggi infatti andare ad affrontare un giudizio, per una causa media, significa pagare allo Stato, un contributo minimo di circa 1000 euro, poi bisogna pagare il professionista, e nel caso anche un consulente. Oggi quindi una causa determina costi non sempre accessibili, ed addirittura proibitivi per le classi sociali meno abbienti. In questo modo, anche a causa delle varie riforme è stato svilito il diritto alla giurisdizione nel senso più deteriore del termine. Io pertanto sono estremamente preoccupato, perché potranno permettersi di adire l’autorità giudiziaria, come al solito solo quelli che hanno disponibilità economica» – ha concluso l’avvocato Gianpaolo Buono. Sulla stessa linea anche l’avvocato Francesco Cellammare, attuale Presidente dell’Associazione Forense dell’isola d’Ischia, che però pone l’accento anche sui numerosi disagi e problemi che ha affrontato e sta affrontando la macchina giudiziaria sulla nostra isola.  A Ischia, infatti, le numerose difficoltà che ha incontrato negli ultimi tempi la “giustizia” con un Tribunale sempre più precario ed a scartamento ridotto, a causa dei tagli, economici ed al personale, ed ai progressi trasferimenti di uffici giudiziari sulla terraferma, ha fatto diminuire gradualmente “l’accesso” alla giustizia da parte degli isolani. Adesso, fortunatamente, pare che a questi problemi si stia ponendo rimedio, o almeno si intravede una strada, anche se è ancora lunga e tortuosa. «L’accesso alla giustizia è stato reso veramente difficile o quasi impossibile, per molteplici ragioni – ha commentato l’avvocato Francesco Cellammare – Le tasse e l’iscrizione al ruolo, sono aumentate a livelli esponenziali, pertanto oggi la giustizia è garantita solo a chi ha un certo reddito, e quindi non tutti possono permettersela. Le fasce più deboli della società difficilmente possono accedere alla giustizia e questo indebolisce di molto il sistema democratico di un Paese. Questo è infatti il primo motivo di riduzione del carico giudiziario. Un altro aspetto che ha determinato la riduzione del contenzioso, è stato anche l’intervento dello Stato, che ha deflazionato il carico giudiziario, con l’introduzione di diversi sistemi di risoluzione delle controversie, come la mediazione, l’arbitrato e la negoziazione. Non credo che questa sia giustizia, ed io da mediatore professionista, sono sempre stato contrario alla mediazione. Questi sono infatti solo tentativi di risoluzioni stragiudiziale dove ci si accontenta di qualcosa di diverso rispetto a quello che sarebbe richiesto in giudizio. I diritti non sono merci che si possono barattare con qualcosa di diverso. In alcuni casi, il ricorso a questi strumenti è obbligatorio, ed è quindi condizione di procedibilità della domanda giudiziaria. Io credo, però che la nostra non è un’isola di litigiosi – afferma Cellammare – ma siamo una società in cui si tiene ancora al principio. Inoltre con un Tribunale quasi smantellato dalle ultime riforme della geografia giudiziaria, il carico giudiziario si è ulteriormente ridotto. Con lo spostamento a Napoli dell’ufficio Giudice del Lavoro, anche tutto questo notevole contenzioso si è spostato sulla terraferma. Ogni anno infatti, per vertenze di lavoro, vi sono circa 2000 cause, in quanto Ischia è un’importante realtà imprenditoriale. E’ cambiato  anche il tipo di litigiosità, che oggi è deriva da questioni serie, e non più stupide, come poteva essere in passato, quando l’isola aveva un basso livello di istruzione e scolarizzazione» – ha concluso l’avvocato Francesco Cellammare. Ci sono poi anche altri aspetti che hanno determinato più che una riduzione una modifica del contenzioso. Di ciò ne è convinto l’avvocato Bruno Molinaro: «L’accesso alla giustizia attraverso i nuovi strumenti di semplificazione può ritenersi quasi fallimentare. – ha dicharato l’avvocato Bruno Molinaro –  La gente infatti agogna la soluzione giudiziale classica. La mediazione, ad esempio,  fallisce quasi sempre. Le cause ovviamente si fanno sempre, ed a Ischia il contenzioso più forte è quello che attinge al settore dell’edilizia. Le ingiunzioni di demolizione sono certamente diminuite, perché l’abusivismo si è attenuato. Questo anche grazie alle iniziative della Procura della Repubblica. Sicuramente si verifica ancora qualche piccolo abuso, ma le edificazioni sulle aree nude, come avveniva fino a dieci anni fa, sono per fortuna solo un lontano ricordo. Se questo da un lato ha diminuito quindi le ingiunzioni, dall’altro, però, tanti e tali sono i problemi che si sono accumulati nel corso degli anni, che hanno fatto cambiare il tipo di contenzioso. Ci sono infatti migliaia di domande di condono ancora pendenti, e sovente, ad esempio, capita che grazie all’azione di “vicini degli abusivi” che pretendono dall’amministrazione comunale l’esercizio del potere sanzionatorio, vengono in evidenza determinate situazioni giudiziarie. Possiamo quindi dire, per ciò che concerne la parte di diritto amministrativo, che il contenzioso ha cambiato pelle anche sulla nostra isola» – ha concluso l’avvocato Bruno Molinaro. Sembra quindi che oltre al contenzioso, stia cambiando tutto il sistema di giustizia, allontanandosi però da quei principi sanciti dalla nostra Costituzione.

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