CRONACAPRIMO PIANO

Ischia Ponte, il bianco e il nero

La cronica assenza di un parcheggio (con la “Siena” sotto sequestro) ed i danni arrecati all’economia, scelte forse poco lungimiranti in un passato lontano ma anche un’area che continua ad essere un’isola relativamente felice: un focus sul borgo antico con l’analisi lucida ed anche critica dell’imprenditore Giovan Giuseppe Lanfreschi

Vorrei partire dal caso legato al parcheggio La Siena. Si tratta di una questione che non riguarda soltanto il borgo di Ischia Ponte e le sue aziende, ma anche i cittadini, e che va avanti da anni. Il timore è che possa protrarsi ancora a lungo. Quanto pesa oggi questa vicenda sul territorio?

«Indubbiamente si tratta del problema che, in questo momento, incombe maggiormente sulle sorti di Ischia Ponte. Tuttavia, credo che non sia una questione circoscritta esclusivamente al borgo: è un tema che, a vario titolo, coinvolge l’intero territorio comunale. Quando si parla di mobilità, accessibilità e servizi, infatti, non si può ragionare per compartimenti stagni. La mancanza di un’infrastruttura adeguata come un parcheggio strategico finisce inevitabilmente per avere ripercussioni su residenti, attività economiche, lavoratori e visitatori».

Alla luce dell’attuale situazione, anche dal punto di vista giudiziario, la vicenda non sembra lasciare intravedere soluzioni a breve termine. Crede sia realistico aspettarsi una “fumata bianca” in tempi ragionevoli?

«Chi può dirlo? In questo momento è davvero difficile fare previsioni. La piega che la questione ha assunto non consente facili ottimismi. Viene spontaneo pensare che, forse, tornando indietro nel tempo, alcune intuizioni dell’amministrazione guidata da Gianni Buono, su suggerimento dell’allora assessore Sebastiano Conte, si siano rivelate estremamente lungimiranti. Quelle riflessioni, fatte diversi decenni fa, apparivano forse premature agli occhi di molti, ma oggi sembrano distanti anni luce rispetto all’approccio attuale alla programmazione territoriale».

Può riassumerci quei suggerimenti, per chi non ne ha memoria?

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«All’epoca si parlava apertamente della necessità di individuare soluzioni alternative all’area della Siena, soprattutto in un momento in cui non era affatto chiaro se fosse possibile realizzare o meno un parcheggio in quella zona. L’idea di fondo era semplice: non legarsi a un’unica opzione, ma diversificare, valutare altre aree disponibili, prevedere soluzioni complementari. Si discusse anche della proprietà Scalfati, che oggi non è più nella disponibilità pubblica, essendo diventata privata. Anche quella poteva rappresentare un’occasione. Col senno di poi possiamo dire che sono state perse diverse opportunità e oggi ci ritroviamo senza una visione chiara e concreta del futuro di un intero territorio. Detto questo, bisogna anche essere onesti: le difficoltà di Ischia Ponte non si esauriscono nella questione del parcheggio. Le chiusure di alcune attività, la diminuzione dei flussi turistici in determinati periodi, una stagionalità sempre più breve sono problemi reali. Non si può attribuire ogni responsabilità alla mancanza di un parcheggio o a una carenza di visione sulla mobilità. I problemi sono molteplici e intrecciati tra loro».

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Dal suo osservatorio privilegiato di imprenditore storico di Ischia Ponte, quanto incide concretamente l’assenza di una struttura dove lasciare l’auto per poi passeggiare nel borgo? Considerando anche che l’area è spesso chiusa al traffico e che le alternative, come il parcheggio di via Pontano, non sono operative tutto l’anno.

«L’incidenza è molto alta, a mio avviso supera il 50%. Dobbiamo considerare un dato culturale e sociale: la popolazione ischitana tende a essere abituata a spostarsi in auto fino alla destinazione finale. Non è facile convincere le persone a lasciare la macchina anche solo a un chilometro di distanza, sebbene qualche alternativa esista. A ciò si aggiungono i lavori in corso sul territorio – interventi certamente necessari e, per certi versi, provvidenziali – che però incidono temporaneamente sulla viabilità e sulla percezione di accessibilità. Anche il servizio Zizì, con il cambio di stazionamento e un percorso più interno e meno immediato, pur avendo una sua utilità, non sempre risponde con la rapidità che residenti e lavoratori richiederebbero. E poi…»

E poi?

«Pensiamo, ad esempio, a chi lascia l’auto al palazzetto, poi prende il servizio pubblico per scendere a Ischia Ponte e infine percorre a piedi gli ultimi 300 o 500 metri per raggiungere casa. È una soluzione praticabile – io stesso lo faccio – e, volendo, anche salutare. Tuttavia, non possiamo pretendere che tutti ragionino allo stesso modo. La popolazione è mediamente più anziana e questo è un fattore determinante. Le politiche sulla mobilità dovrebbero tener conto di queste variabili: età media, abitudini, esigenze lavorative e familiari».

In questo periodo dell’anno il borgo abbassa quasi completamente le serrande. È un fenomeno fisiologico, in linea con il resto dell’isola, oppure rappresenta un campanello d’allarme?

«La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Ischia Ponte è ancora, e continuo a sostenerlo anche se qualcuno ironizza su questa mia posizione, un’isola relativamente felice. Questo non significa che non abbia difficoltà, anche importanti. Prendiamo ad esempio le attività situate nell’ultimo tratto verso il Castello: soffrono di una stagionalità che altrove non si vive con la stessa intensità. Mi riferisco ai fenomeni dell’acqua alta, della marea, delle alghe che vengono riportate a riva, della sabbia che si accumula. Queste condizioni incidono non solo sull’immagine del luogo, ma anche sulla fruibilità degli spazi e sulla disponibilità di posti auto. Quando determinati tratti diventano meno accessibili, alcune attività sono costrette a ridurre o sospendere l’operatività. C’è poi la questione della stagionalità turistica. Molte attività sono fortemente legate al flusso dei visitatori e hanno meno appeal per il pubblico locale. Fortunatamente non sono la maggioranza, ma esistono. Un ulteriore problema riguarda il personale. Le attività di ristorazione, i bar, il settore food in generale soffrono la carenza di manodopera qualificata. Trovare personale professionale è sempre più difficile. A questo si aggiunge un quadro normativo che, in molti casi, non offre sufficienti sgravi o strumenti di sostegno a chi vive momenti di difficoltà. Mettendo insieme tutti questi fattori – mobilità, stagionalità, condizioni ambientali, carenza di personale, rigidità normative – si comprende come si arrivi, in alcuni periodi, alla scelta di chiudere temporaneamente».

Eppure il borgo continua a resistere. Da cosa dipende questa capacità di tenuta?

«Dipende soprattutto dal fatto che la maggior parte delle attività di Ischia Ponte è storica e, in molti casi, di proprietà di chi la gestisce. Questo rappresenta uno zoccolo duro fondamentale. Non si tratta di esercizi aperti da poco, magari in affitto, con margini stretti e scarsa possibilità di resistere agli urti del mercato. Qui parliamo di famiglie che operano da generazioni, che hanno un legame identitario con il territorio e che, spesso, sostengono le attività anche in condizioni di autosostentamento, pur di non spegnere le luci del borgo. È una forma di resistenza silenziosa ma concreta. Naturalmente restano i problemi quotidiani: quando il traffico è aperto e non adeguatamente controllato, basta un’auto parcheggiata in modo scorretto per bloccare tutto. C’è sempre qualcuno che, non trovando posto, decide di fermarsi dove non dovrebbe, magari per una commissione veloce, creando disagi a residenti e attività. Anche questo contribuisce a rendere più complessa la gestione ordinaria della vita nel borgo».

In conclusione, qual è la sfida principale per il futuro di Ischia Ponte?

«La sfida è trovare un equilibrio tra accessibilità, vivibilità e sostenibilità economica. Serve una visione complessiva che tenga conto delle esigenze dei residenti, delle attività storiche, dei turisti e della conformazione stessa del territorio. Il parcheggio è un tassello importante, ma non l’unico. Occorre una programmazione integrata, capace di valorizzare le peculiarità del borgo senza snaturarlo. Ischia Ponte ha ancora grandi potenzialità, ma ha bisogno di scelte lungimiranti e condivise, che guardino al futuro senza dimenticare le lezioni del passato».

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