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Ischia Ponte, restaurato il campanile della Chiesa dello Spirito Santo

DI ANTONIO LUBRANO

Lo straordinario restauro esterno della chiesa dello Spirito Santo ed in particolare  della sua torre campanaria a Ischia Ponte, riporta alla luce lo stato originario dell’antico tempio e permette agli ischitani del Borgo di Celsa di oggi, di riabbracciare la storia dei propri antenati attraverso una testimonianza di tecnica architettonica lineare e pregevole. I quali antenati, secondo le fonti, “marinai pescatori  e artisti artigiani di Celsa, non potendo aver l’opportuno comodo da Frati Agostiniani, i quali in quel tempo e per le ricchezze, e per la razione del tempo, erano renitenti e niuno conto del pubblico facevano, s’indussero a formare un peculio e indi a far erigere l’accennata chiesa  dello Spirito Santo” (rif. Agostino Di Lustro). Al posto di questa chiesa, un tempo c’era una piccola cappella in onore di Santa Sofia. Nel 1570 i marinai del borgo fecero della cappella un vero e proprio luogo di culto, diventando 10 anni dopo una parrocchia. Grazie alle offerte dei fedeli che arrivarono perfino ad autotassarsi, fu possibile edificare un piccolo ospedale. Tra il 1636 ed il 1676 al posto dell’ospedale e della parrocchia, fu edificata una nuova chiesa, che diventò Collegiata solo nel 1851. L’accesso alla chiesa, a croce latina, è possibile tramite una piccola scalinata in pietra che dà accesso all’unica navata. Oggi la Chiesa è consacrata alla venerazione del Santo isclano San Giovan Giuseppe della Croce. Oltre alla statua ed il cappuccio del Santo Concittadino, la chiesa espone al culto altre statue  di artistica fattura quali quelle di San Gennaro, San Michele Arcangelo, San Pietro, San Pio. La chiesa ospita tantissime opere d’arte, come l’affresco raffigurante il Castello Aragonese, risalente al ‘500 , che è custodito nella sacrestia. Ci sono diverse opere raffiguranti la Madonna, una Pentecoste realizzata dal Di Spigna nel 1768 e naturalmente la statua di San giovan Giuseppe della Croce del 1700 , fatta realizzare dai primo Compatroni, L’affresco sul soffitto rappresenta il brano del Vangelo in cui Cristo camminò sulle acque, molto significativo per la comunità di pescatori. Infine l’artistico Organo, ed al centro del soffitto il famoso tamburo scuro che copre il vuoto su cui si doveva realizzare la cupola della Chiesa, opera questa rimasta nel cassetto dei sogni. La storia seicentesca della costruzione della Chiesa dello Spirito puntualizza la posizione padronale  dei pescatori, dei marinai, dei mercanti, di qualche notabile nel rapporto con il clero officiante all’interno della stessa chiesa, Insomma i governanti della chiesa rivendicavano con  decisione e cognizione di causa il proprio ruolo, specie nei confronti dei padri agostiniani del convento dirimpettaio, i quali non perdevano occasione per inscenare azioni di disturbo per impedire alcuni lavori di nuove strutture per la crescita del tempio parrocchiale intestato a Santa Sofia e dipendente dalla parrocchia di San Vito a Campagnano. Note rimasero le due disputate relative all’mpedimento da parte degli agostiniani, di ostacolare i marinai dello Spirito Santo nei  lavori d’apertura  dell’ingresso principale della nuova chiesa sul strada principale del Borgo di Celsa, quello attuale in cima alla gradinata, ed alla eclatante e allo stesso tempo azione conflittuale fino a denunziare alla Gran Corte  della Vicaria i responsabili del governo della chiesa dello Spirito Santo  per aver iniziato lavori abusivi nel 1614,  secondo i frati contestatori,  per la costruzione  di un campanile addossato alla cappella sulla proprietà donata dai Cossa. Il nuovo corpo di fabbrica si affacciava sulla pubblica via e sfiorava i confini conventuali dei frati agostiniani, in vena a non farla passare liscia a nessuno. Quindi tempi tumultuosi in cui gli ischitani dell’epoca, difendevano fede, principi e beni materiali senza risparmiarsi in accuse e ripicche  in una società che a suo modo incominciava a darsi una identità. La storia presente è invece di tutt’altro spessore. Don Carlo Candido parroco amato della chiesa dello spirito Santo, nel rinnovato Borgo di Celsa di Ischia Ponte  insieme al direttivo della Collegiata, stanno facendo bella la chiesa per i propri parrocchiano. I quali dopo la rimozione  dei veli per mostrare i lavori finiti di restauro alla facciata esterna della propria chiesa e del campanile annesso, sono rimasti di stucco, è proprio il caso di dirlo, difronte allo scenario nuovo con cui si rivelava  la torre campanaria rivestita delle sue pietre originarie  ben lavorate e conservate insieme ai cordoni circolari di piperno ed agli antichi mattoncini ad ornamento della finestra centrale della torre con vista sull’antica porta del martello. Quindi stupore e compiacimento a ischia Ponte dove si è riscoperta la storia e riesploso il desiderio di poterne sapere di più. Intanto il parroco Don Carlo e…San Giovan Giuseppe non vedono l’ora di fare ritorno nelle loro chiesa dello Spirito Santo, oggi più bella, più accogliente, sempre più “casa propria” degli ischitani dell’ormai moderno Borgo di Celsa.

                                                        antoniolubrano1941@gmail.com

 

 

 

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