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Ischia resta a casa, l’isola si svuota e rispetta le regole

Code ai supermercati ma senza resse e scene di panico, strade semivuote. Nel pomeriggio ad Ischia l’auto della polizia municipale annuncia il “coprifuoco” col megafono. La chiusura alle 18 di bar e ristoranti regalano uno scenario notturno al territorio già dal tardo pomeriggio

Nessuno può dire che quella di ieri, anche sull’isola d’Ischia, sia stata una giornata come le altre. La prima vissuta dopo il nuovo decreto della presidenza del consiglio dei ministri , che di fatto ha esteso al resto della penisola le misure restrittive già in atto nella cosiddetta zona rossa. Ma per una volta vale forse cominciare dalla fine, da qualche immagine forse un po’ inusuale e se vogliamo anche spettrale a fare da degno epilogo ad un martedì assolutamente surreale. Mentre nel cielo brilla una luna fantastica, che non è mai sembrata così vicina e sembra volerci idealmente abbracciare tutti (lei, d’altro canto, non teme contagi di alcuna natura), per le strade di Ischia si muove una vettura della polizia municipale che, con tanto di megafono, ricorda a bar e ristoranti che sono le 18 ed è arrivata l’ora di chiudere. Sembrano davvero scene di coprifuoco, ma non è tutto. Meno di un paio d’ore dopo, prima delle 20, Ischia si presenta come alle tre di notte di un giorno feriale: serrande abbassate più di quanto non lo fossero state già nel corso della giornata, poche vetture in giro e praticamente nessuno a passeggio. Sembra quasi incredibile, eppure è tutto vero anche se qualcuno stenta a crederci: le scene di assembramento di massa a Ischia Ponte e Citara, giusto per fare un esempio, appaiono lontane anni luce eppure è roba di ieri l’altro. Sono scese in campo anche carabinieri e polizia che hanno invitato le attività commerciali a guardare attentamente l’orologio, pare che siano state sanzionati anche un paio di esercizi di ristorazione, uno in particolare a Lacco Ameno anche se su questo si attendono le note ufficiale dagli uffici del commissariato di via delle Terme.

La giornata, intanto, era cominciata nel più prevedibile dei modi. Già dalle otto del mattino c’erano lunghe ma composte code all’esterno dei supermercati, e c’era da attenderselo dopo che le televisioni avevano trasmesso le immagini dell’assalto agli esercizi aperti h24 nelle città (quelle provenienti da Roma erano oggettivamente impressionanti). Tutti a fare la spese ma come detto le scene di isterismo per fortuna sono mancate all’appello. Da un giorno all’altro, però, è come se anche gli ischitani avessero improvvisamente preso coscienza del problema: in tanti indossavano la (peraltro inutile) mascherina, quasi tutti i guanti per proteggere le mani, roba che fino al giorno prima era una rarità. Per l’intera giornata si sono poi rincorse le solite voci di casi sospetti di coronavirus a destra e a manca, di pazienti condotti in ospedale e addirittura al Cotugno con ogni mezzo di trasporto che la fantasia umana riuscisse a partorire: una raffica di fake news figlie in alcuni casi della suggestione e in altri di qualche idiota che proprio non si è fatto scrupolo a mettere in giro anche video ignobili che hanno avuto l’unico effetto di spaventare ancor più una comunità già palesemente disorientata. E poi dal pomeriggio barbieri, parrucchieri e centri estetici chiusi dopo l’ordinanza del governatore De Luca (di cui parliamo in altra parte del giornale) hanno contribuito e non poco a rendere il quadro ancora più funereo. Ma dagli scenari appena raccontati vogliamo e dobbiamo raccogliere soprattutto l’aspetto positivo, quello legato al fatto che la cittadinanza isolana ha acquisito la consapevolezza di dover limitare al minimo gli spostamenti. Più sacrifici si fanno, prima usciremo da questa situazione. E torneremo a vivere, perché in fondo non aspettiamo altro. Avanti Ischia, avanti Italia: questa è una guerra che alla fine vinceremo.

Foto Franco Trani

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