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«Ischia seismic-free», la proposta di Giuseppe De Natale

Il ricercatore dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia stimola il confronto in seguito alla diffusione del manifesto “Ricucire l'Italia per un nuovo assetto Euro-Mediterraneo”, firmato da oltre 500 rappresentanti del mondo accademico, scientifico e intellettuale italiano

«Ischia potrebbe essere la prima isola al mondo sisimicfree». A dirlo Giuseppe De Natale, Dirigente di Ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (che specifica di parlare a suo nome, come Ricercatore) che lancia la proposta in seguito alla diffusione del manifesto “Ricucire l’Italia per un nuovo assetto Euro-Mediterraneo”, firmato da oltre 500 rappresentanti del mondo accademico, scientifico e intellettuale italiano. Un documento che ha messo ancora una volta alla luce il rischio vulcanico dell’area partenopea.

«Il recovery fund potrebbe essere l’occasione per una campagna tesa a rinforzare strutturalmente gli edifici, per renderli resistenti a futuri terremoti della magnitudo massima attesa (come quella del 1883»

«Nel Napoletano, spiega De Natale, 3 milioni di persone abitano entro la distanza di circa 20 km da una possibile bocca vulcanica. Altri vulcani del Paese, come l’Etna, hanno un rischio che è correlato più che altro alla sismicità che generano. Il rischio vulcanico in Italia è estremamente variabile, poiché dipende dalla natura e dalla localizzazione degli apparati vulcanici considerati», continua infatti De Natale. Ma non c’è solo Napoli. A ‘soffrire’ di calamità naturali è anche la nostra Ischia.

«Il Manifesto “Ricucire l’Italia per un nuovo assetto Euro-Mediterraneo” è nato per chiedere al Governo che i fondi del recovery fund siano utilizzati per il sud e per la mitigazione delle calamità naturali». «Ischia è una delle tre aree vulcaniche napoletane, in cui è tra l’altro molto alto alto il rischio posto dalla sismicità, che pur non essendo di alta magnitudo è molto superficiale ed a volte provoca danni ingenti e vittime», spiega De Natale. Come non dimenticare il terremoto del 2017 che ha fatto registrare due vittime e quello del 1883 che portò ad oltre 3mila morti. «Il recovery fund potrebbe essere l’occasione per una campagna tesa a rinforzare strutturalmente gli edifici, per renderli resistenti a futuri terremoti della magnitudo massima attesa (come quella del 1883).

Il Mezzogiorno ha bisogno di infrastrutture e del miglioramento delle stesse. Questa è la strada per far rinascere il Sud e l’Italia intera con esso. Rendere antisismici gli edifici sarebbe necessario in tutta Italia, ma farlo sull’isola di Ischia diventa molto ‘semplice’ considerando che stiamo parlando di un territorio circoscritto»

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Difendersi dalle eruzioni vulcaniche è più difficile: i prodotti eruttivi distruggono e bruciano con la loro alta temperatura, e l’unica difesa è l’evacuazione del territorio a rischio. Ci si può ‘difendere’ dai terremoti, invece, in maniera semplice: costruendo edifici più resistenti, e rinforzando quelli esistenti. Le tecniche ingegneristiche ci sono. Con un centinaio di milioni il problema ad Ischia sarebbe risolto per i prossimi cento anni». «Siamo in tempo per farlo», incalza il Dirigente dell’Ingv. De Natale spiega l’idea da mettere in campo.

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«Il Mezzogiorno ha bisogno di infrastrutture e del miglioramento delle stesse. Questa è la strada per far rinascere il Sud e l’Italia intera con esso. Rendere antisismici gli edifici sarebbe necessario in tutta Italia, ma farlo sull’isola di Ischia diventa molto ‘semplice’ considerando che stiamo parlando di un territorio circoscritto». Con questo progetto l’isola di Ischia diventerebbe la prima isola al mondo seismic-free «dobbiamo proteggere Ischia anche perché è un brand internazionale per il turismo. Tutti abbiamo il dovere di prendercene cura», ha detto il ricercatore napoletano che aggiunge: «Ischia mi sta molto a cuore; mi sono speso tanto, ma non mi sembra che dal terremoto del 2017 sia cambiato molto. È un peccato, perché qui ci vorrebbe poco per passare dal parlare di prevenzione a farla realmente. Quando parliamo di Ischia, ci riferiamo ad un territorio limitato, preciso e ben individuato. Ben diverso, invece, dal problema nazionale in cui bisognerebbe intervenire su gran parte del territorio Italiano, con costi ed organizzazione certamente più ingenti».

«La messa in sicurezza di Ischia dal rischio sismico – incalza – potrebbe essere risolta in breve tempo, tutto sommato con pochi soldi e ciò potrebbe costituire un esempio virtuoso sia a scala nazionale che internazionale». «Ischia seismic risk-free – chiosa De Natale – sarebbe un brand da esportare nel mondo»

La proposta di De Natale è semplice e chiara: rendere l’isola sicura dai terremoti. «La messa in sicurezza di Ischia dal rischio sismico – incalza – potrebbe essere risolta in breve tempo, tutto sommato con pochi soldi e ciò potrebbe costituire un esempio virtuoso sia a scala nazionale che internazionale». «Ischia seismic risk-free – chiosa De Natale – sarebbe un brand da esportare nel mondo».

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