LE OPINIONI

Il commento Il mare che avanza e la sfida della prevenzione

di Antonio Iacono

Negli ultimi giorni, Ischia ha visto l’acqua invadere moli, banchine e locali lungo la riva destra di Ischia Porto, piazzale di Ischia Ponte e via Iasolino. Scene che, per quanto non nuove, non smettono di suscitare preoccupazione. Dietro l’apparente casualità di questo fenomeno, come hanno spiegato nell’articolo a lato esperti del calibro di Buonocore, Cotroneo, De Natale, Masucci e Budillon, ci sono leggi fisiche precise: alta marea, bassa pressione e l’innalzamento graduale del Mediterraneo rendono sempre più probabile l’acqua alta.

Quello che si è visto non è solo un disagio temporaneo. È un campanello d’allarme sul futuro dell’isola, sul rapporto tra uomo e mare e sulla necessità di pianificare con lungimiranza. Non basta più limitarsi a intervenire quando l’acqua entra: occorre una strategia complessiva, che coniughi prevenzione, pianificazione urbanistica e protezione del territorio.

Il problema non riguarda solo le infrastrutture: le attività commerciali e turistiche soffrono ogni volta che la banchina è allagata. La reputazione di Ischia come destinazione turistica rischia di essere compromessa se non si agisce in maniera strutturata. E il cambiamento climatico rende chiaro che questi episodi non saranno eccezioni, ma parte di un trend crescente.

Cosa bisogna fare? Gli esperti indicano strade concrete: installare paratie mobili, proteggere le attività esistenti, migliorare il sistema di allerta meteorologica, aggiornare piani urbanistici e infrastrutturali. Serve una governance coordinata, tra Comune, Protezione Civile, Regione e comunità scientifica, per trasformare i dati raccolti negli anni in decisioni concrete.

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Ma più di ogni intervento tecnico, serve un cambio culturale: imparare a convivere con un mare più alto, rispettare la natura senza negarne la forza e mettere la prevenzione al centro di ogni scelta. Non si tratta di allarmismo: si tratta di responsabilità. Ischia è un gioiello del Mediterraneo, e non possiamo permetterci di ignorare i segnali che l’acqua ci sta inviando.

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In questo senso, ogni centimetro di mare che supera la banchina è anche un metro di riflessione: se l’isola vuole garantire sicurezza, turismo e sviluppo sostenibile, deve investire oggi per proteggersi domani. La sfida è chiara. La scelta è nostra.

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