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Ischia, il terremoto e una comunità dalle mille facce

E così si è celebrato anche il primo “mesiversario”, così come i fidanzatini sono soliti battezzare i blocchi di trenta o trentuno giorni trascorsi insieme, specialmente quando si è all’inizio di una love story. Se ne è andato il 21 settembre – che manco a farlo apposta coincideva col saluto all’estate e l’avvento dell’autunno – che rappresentava una data importante: un mese esatto dal terremoto che il 21 agosto alle 20.57 spaventò l’isola e mise in ginocchio Casamicciola alta e parte di Lacco Ameno. La ricorrenza, come i nostri lettori avranno notato, ci ha affascinato ben poco: era logico che arrivasse il capo della protezione civile Angelo Borrelli a snocciolare numeri e cifre (che peraltro già si conoscevano, ma comunque sono serviti a qualche lancio di agenzia ed a molte testate a rinfrescare la memoria alla rispettiva utenza), Grimaldi ha ribadito concetti tutto sommato già noti e senza sbilanciarsi – non certo per sua colpa, s’intende – su tematiche delicate e di scottanti attualità, il vescovo Pietro Lagnese ha invocato una ricostruzione che sia soprattutto morale, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, il trionfo della monotonia, ben lontano da quello che in realtà la gente si aspettava e si aspetta. Ma a un mese e spiccioli da quel tragico evento che si è portato via anche le esistenze di Lina Balestrieri e Marilena Romanini, è a mio avviso opportuno indirizzare l’attenzione su un altro versante magari più sociologico. Il sisma che ha patito l’isola d’Ischia e con esso tutto quello che si è portato dietro dimostra le mille contraddizioni di questa terra e della sua gente, capace di mostrarsi in maniera davvero più camaleontica che mai. Tante le luci, parecchie le ombre, la gestione di una vicenda così delicata sotto tutti i punti di vista ha finito con il mettere in mostra tutti i nostri pregi e gli atavici difetti.

Cominciamo dai primi, anche perché pur sapendo che il disfattismo e il “negativisimo” a tutti i costi tirano molto di più in una realtà come la nostra in cui siamo abituati a piangerci addosso e soprattutto a godere delle disgrazie altrui, a noi piace spesso vedere (anche) il bicchiere mezzo pieno. Gran parte della nostra gente ha dimostrato e confermato una volta di più di avere un cuore nobile. Tante sono state le iniziative e le manifestazioni messe in atto per aiutare in maniera concreta e tangibile i terremotati e gli sfollati, con donazioni effettuate al comitato Risorgeremo Nuovamente e presumibilmente anche sui conti correnti dei Comuni di Casamicciola e Lacco Ameno predisposti alla bisogna. C’è stata una catena di solidarietà davvero eccellente, ad un certo punto quasi caotica e senza logica, tanto era la voglia di mettersi a disposizione del prossimo. Ma a conti fatti – ed al netto di qualche soggetto che magari ha ben pensato attraverso la beneficenza di provare a pulirsi la coscienza o regalarsi il quarto d’ora di gloria – bisogna riconoscere che sotto questo punto di vista non ci si può proprio lamentare. Anche l’accoglienza agli studenti di Casamicciola e Lacco Ameno riservata da Ischia e Forio è stata impeccabile, sotto questo aspetto nulla da eccepire. Qualche strategia non proprio impeccabile alla scuola media Scotti siamo certi sarà presto un lontano ricordo. Nessuno ha sollevato obiezioni per doppi turni e quant’altro, anche se in questo caso la scelta più che dettata dal cuore era in ogni caso logica, perché porre veti di natura ostracistica avrebbe rappresentato una figuraccia dinanzi alla quale sarebbe stato impossibile trovare adeguata giustificazione.

Quello che invece potrebbe aver funzionato meno (ma anche qui il condizionale è d’obbligo, perché ritengo che in parte la scelta fosse obbligata, non potendo pensare di fermare un’industria come quella turistica dell’isola verde) è stato il senso di vicinanza trasmesso magari dalle comunità più fortunate alle popolazioni invece duramente provate dall’evento sismico. Inutile girarci troppo intorno, ogni riferimento è puramente voluto: parliamo di Ischia. Intendiamoci, l’abbiamo detto e lo ripetiamo: il sindaco Enzo Ferrandino ha fatto bene in televisione a difendere l’isola e a spiegare che il terremoto non aveva affatto distrutto Ischia. A qualcuno sarà sembrato cinico, ma in quel momento non si poteva fare diversamente. Quello che a nostro avviso è stato sbagliato, è stato il voler ostentare con reiterata ostinazione che tutto andava bene, che qui tutto era una festa, che si stava una bellezza eccetera eccetera. Ecco, che l’esasperazione nel voler rimarcare certi concetti a un certo punto ci sono sembrati eccessivi. E forse, proprio per questo, irrispettosi verso chi aveva determinati c… per la testa. Poi, però, ci sono una serie di altre cose che hanno convinto un po’ meno o se preferite ancora meno. A partire dalla Festa di Sant’Alessandro, regolarmente svolta il giorno dopo la celebrazione del rito funebre di Lina Balestrieri. Quella, francamente, per motivi fossero solo di “opportunità” ce la saremmo risparmiata, posticipandola almeno di una settimana. Si è fatto un gran parlare anche di altri appuntamenti ed eventi: nel mirino sono finiti i fuochi della Festa del Porto d’Ischia e poi sono diventati oggetto di discussione con un paio di settimane di anticipo anche quelli previsti a Sant’Angelo in occasione della Festa di San Michele. Su questo abbiamo un’idea precisa: va bene che in occasioni del genere si trovi spazio per fare beneficenza e solidarietà, ma adesso è anche arrivata l’ora di capire che quando si parla di “ripartire” bisogna farlo in tutti i sensi, e quindi anche prendendo contezza del fatto che tutto deve tornare come prima, ma proprio tutto. E nello specifico, mi pare di capire, manca unanimità d’intenti o di consenso. Stendiamo un velo pietoso infine sui proprietari di case che hanno chiesto cifre esorbitanti per cederle in fitto visto lo stato di necessità dei propri concittadini: la speranza è che i soldi chiesti (ed in alcuni casi incassati) possano spenderli di medicine, e con i dovuti interess. E lo diciamo senza mezzi termini.

P.S. Ci sarebbe da fare un discorso a parte per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni, e mi riferisco a quelle maggiormente colpite dal terremoto. Si parla di immobilismo, ma è passato soltanto un mese. Il sospetto è che spesso si lavori anche per evitare che delle case possano non essere più ricostruite. Sommessamente, invitiamo a qualche riflessione in più e a qualche atto di “masochismo” in meno. Ma quando, naturalmente, appartiene alla sfera dei singoli. Buona domenica a tutti.

gaetanoferrandino@gmail.com

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