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Ischia tra “zone del silenzio” e sogni di turismo giovane: la lunga storia di incoerenza di Luigi Di Vaia

Il post su FB di ieri di Luigi Di Vaia sull’incontro a Ibiza con il sindaco Rafa Triguero per rilanciare il turismo giovanile appare paradossale: durante il suo mandato da assessore al turismo furono proprio le “zone del silenzio” a ridimensionare la movida di Ischia Porto e ad allontanare quel pubblico che oggi sempre lui vorrebbe riconquistare.

Tra il 2018 e il 2022, il sindaco Enzo Ferrandino, con l’allora vicesindaco e assessore al Turismo Luigi Di Vaia ha introdotto ordinanze volte a regolamentare la musica e la vita notturna, con l’istituzione delle cosiddette “zone del silenzio”.

L’obiettivo era ridurre i disagi per residenti e turisti e garantire un turismo più “tranquillo”. Tuttavia, le conseguenze sul tessuto economico e sociale dell’isola sono state immediate e tangibili: discoteche chiuse, locali alla moda soppressi, eventi e piazze all’aperto drasticamente limitati. Secondo molti commercianti, le restrizioni hanno determinato un calo significativo di presenze tra i giovani turisti, a favore di alcune aree dell’isola come Forio che hanno recuperato molto terreno diventando località primarie dal punto di vista della movida.

«Abbiamo visto locali chiudere uno dopo l’altro – racconta un titolare di un ristorante a Ischia Porto – discoteche storiche sparire e giovani scegliere altre mete. È frustrante vedere oggi annunci di rilancio rivolti allo stesso pubblico che abbiamo allontanato».

Tra paradosso e incoerenza: l’amministrazione, invece di affrontare seriamente i “muschilli” con controlli quotidiani, assistenti sociali e interventi mirati, ha creato le “zone del silenzio”. Risultato: i ragazzi problematici continuano a infestare le strade di Ischia Porto peggio di prima, mentre Di Vaia vola a Ibiza a discutere di come attrarre turismo giovane. Quest’estate, musica stile Ibiza… e “muschilli” in ogni vicolo?

Proprio Luigi Di Vaia, nella giornata di ieri, ha condiviso un post su Facebook in cui racconta un viaggio a Ibiza. Lì ha incontrato il sindaco Rafa Triguero per discutere strategie turistiche e scambiare buone pratiche. «È stato un vero laboratorio di idee per confrontare le nostre realtà e tracciare percorsi comuni», scrive l’assessore, sottolineando il focus sul turismo giovanile e sostenibile.

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Secondo Di Vaia, l’obiettivo è rendere Ischia più appetibile per i giovani, attraverso eventi di qualità, iniziative sostenibili e il coinvolgimento degli operatori locali. Una delegazione ibizenca ricambierà la visita per pianificare attività comuni e favorire «una reciproca crescita basata su esperienze simili e storie diverse».

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Molti si sono chiesti se fosse stato un post ironico o se fosse un post serio. Alcuni addirittura pensavano ad un fotomontaggio creato dalla stesso Di Vaia per prendere in giro il sindaco Ferrandino. Invece è risultato tutto vero! Eppure queste dichiarazioni si scontrano con la memoria delle scelte passate. «Magari l’assessore, quando è arrivato a Ibiza, si sarà chiesto perché lì tutto è improntato sui giovani mentre a Ischia Porto no – osserva un altro ristoratore – dimenticandosi che proprio lui ha gestito l’assessorato al turismo nel periodo delle “zone del silenzio” ».

L’amministrazione di Enzo Ferrandino ha spesso alternato annunci di rilancio turistico con misure restrittive che hanno inciso profondamente sul tessuto economico locale. Ordinanze restrittive, chiusure di locali storici, regolamentazioni severe sulla movida: politiche che hanno impoverito l’offerta turistica per i giovani, seguite da dichiarazioni di intenti, incontri istituzionali e viaggi studio all’estero incoerenti.

«Non basta andare a Ibiza a fare benchmarking internazionale – aggiunge un ristoratore – se qui, a casa nostra, la memoria delle scelte fatte non cambia. La coerenza è fondamentale».

Questo schema di incoerenza ha generato una crescente frattura tra amministrazione e cittadini e imprese, che percepiscono un divario tra le strategie annunciate e le scelte operative. Il rischio, è che l’isola perda credibilità agli occhi dei turisti, soprattutto dei giovani, che tendono a scegliere mete affidabili e coerenti nella propria offerta di divertimento e intrattenimento.

Dopo aver chiuso locali e allontanato i giovani, Luigi Di Vaia pubblica un post su Ibiza cercando strategie per rilanciare la movida a Ischia.

Oggi Ischia è chiamata a conciliare sicurezza e sviluppo turistico, ma ciò che appare evidente è che negli anni scorsi si è scelta la strada più semplice: limitare tutto, invece di intervenire dove il problema era reale.

Se l’obiettivo era contrastare fenomeni di microcriminalità giovanile e comportamenti devianti che in alcune zone, in particolare a Ischia Porto, hanno creato tensioni, allora la risposta avrebbe dovuto essere mirata. Invece si è optato per una soluzione generalizzata: “zone del silenzio”, restrizioni diffuse, compressione dell’intera movida.

Il risultato? Non sono spariti i soggetti problematici, ma sono scomparse attività storiche, investimenti, posti di lavoro e quel turismo giovane che rappresentava una componente importante dell’economia locale. Si è colpito indistintamente un intero comparto come imprenditori, lavoratori, operatori onesti, perché non si è voluto o saputo affrontare con decisione il nodo vero: controllo del territorio, prevenzione, presenza costante delle forze dell’ordine, politiche sociali adeguate.

Limitare la musica e chiudere i locali non equivale a risolvere un problema di sicurezza. È una misura che dà l’impressione di intervenire, ma in realtà sposta l’attenzione senza incidere sulle cause profonde del disagio.

Ed è qui che emerge la contraddizione più evidente: non si può scegliere consapevolmente un modello di turismo “ridotto” e poi andare a confrontarsi con realtà come Ibiza per capire come attrarre giovani e rilanciare la movida. Perché il turismo giovanile non si costruisce a intermittenza, né si accende e spegne con un’ordinanza.

Se davvero si vuole distinguere tra turismo di qualità e fenomeni di degrado, occorre avere il coraggio di intervenire in modo selettivo e strutturato, non penalizzare l’intero sistema per evitare scelte più complesse.

Gli incontri internazionali possono essere utili, ma senza una revisione critica delle decisioni passate rischiano di apparire come un tentativo di cambiare narrazione senza cambiare sostanza.

Perché la credibilità di una strategia turistica non si misura nei post sui social o nei viaggi istituzionali, ma nella coerenza tra ciò che si decide, ciò che si dichiara e ciò che realmente si realizza sul territorio.

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