CRONACAPRIMO PIANO

Ischitana vittima di stalking, chiuse le indagini sul presunto persecutore

La Procura valuterà se avanzare richiesta di rinvio a giudizio per l’uomo, sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento alla donna, contattata sui social e poi divenuta bersaglio di pesanti minacce e molestie

Toccherà alla Procura l’ultima parola sull’eventuale richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di V.M., cittadino 36enne residente a Giugliano. Nei giorni scorsi gli agenti della Polizia di Ischia hanno infatti condotto una serie di indagini culminate nella notifica dell’ordinanza di applicazione di misura cautelare per il soggetto in questione, sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento alla persona offesa. Mentre l’indagato ha già precedenti specifici di atti persecutori, la vittima è una donna foriana che ha avuto la sfortuna di aver conosciuto l’uomo su Facebook.

L’indagato, un trentaseienne residente a Giugliano, ha precedenti specifici per atti persecutori

Dopo una breve conversazione in chat durata alcuni giorni, la donna aveva deciso di interrompere ogni genere di comunicazione col soggetto, avendo percepito alcune zone d’ombra nella sua personalità. Questa scelta ha tuttavia innescato l’imprevedibile e ingiustificata ira del 36enne che, da quale momento, ha iniziato a perseguitarla a telefono, tramite le applicazioni di messaggistica Whatsapp e Messenger, arrivando addirittura a minacciare di morte lei e il suo presunto fidanzato. Una situazione assurda, insostenibile, una persecuzione durata alcuni mesi, fino a quando la povera vittima ha deciso di rivolgersi all’avvocato Michele Calise. Il noto penalista, dopo un’altra dettagliata denuncia, ha richiesto e ottenuto l’applicazione della citata misura cautelare al pubblico ministero, dottoressa Francesca Falconi, della Procura della Repubblica di Napoli.

Subito dopo l’indagato ha ricevuto anche l’avviso di conclusione delle indagini preliminari con la contestazione di tutti i fatti posti in essere in danno della signora isolana, anche lei destinataria dell’avviso, così come previsto dalla recente normativa di contrasto ai reati di genere e alle condotte di violenza domestica. Come si legge nell’avviso, l’uomo è indagato per il delitto previsto dall’articolo 612 bis commi 1 e 2 del codice penale, «perché con condotte reiterate di minaccia e molestia» provocava alla vittima «un perdurante e grave stato di ansia e paura, ingenerando in lei un fondato timore per la propria incolumità». In particolare, dopo che la donna aveva deciso di interrompere la conoscenza intrapresa sul social network con l’indagato «inviava alla persona offesa numerosi messaggi sulla propria utenza cellulare, tramite l’applicazione “Whatsapp”, minacciandola con frasi del tipo: “Non litigare con chi stai frequentando se no vi mando all’ospedale siete gente disgraziata che avete segnalato qualche male pensiero alle autorità che parto da Bacoli e succede un casino a riguardo vostro a te al tuo cornuto di fidanzato, hai capito al tuo ragazzo capa del mio cazzo. Latino americano sta cap e cazz, digli al tuo cornuto sei solo una bucchina di merda. Vai a denunciare di stalking”, ed ingiuriandola con frasi offensive, quali “tu sei la mia sperma ogni volta che me lo agito; le tue ditina sulla tastiera mi faceva arrapare e spruzzare molta sperma; al tuo ragazzo gli mettevo il pesce in bocca. Al tuo ragazzo lo brucio vivo, fammi chiamare”».

L’avvocato Michele Calise ha chiesto e ottenuto l’applicazione della misura da parte della pm dottoressa Falconi della Procura di Napoli

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Inoltre pubblicava su un suo profilo facebook due post raffiguranti alcune foto della vittima accompagnati da frasi come “A volte per i morti si fanno cose che non si sarebbero fatte per i vivi R.i.p.”, e creava numerosi altri profili facebook, a nome suo e della vittima, fingendosi in tal modo il fidanzato della vittima e contattando amici e parenti di quest’ultima allo scopo di carpire sue informazioni personali. Non è finita qui: l’uomo contattava il luogo di lavoro della donna, fingendosi un tecnico della Telecom, cercando di avere altre informazioni su di lei. L’indagato inoltre chiamava con numero sconosciuto l’utenza cellulare della donna, dicendole di essere intenzionato a raggiungerla ad Ischia per fidanzarsi con lei e, a fronte del rifiuto della donna, rispondeva con espressioni del tipo: “amore mio perché fai così… io invece ti desidero! Io invece ti voglio per sempre”; “voglio riposare vicino a te, voglio riposare per sempre vicino a te… voglio morire… voglio morire insieme a te!”. L’accusa alla base delle indagini contemplava anche l’aggravante dell’aver commesso il fatto attraverso strumenti informatici o telematici, oltre alla recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, perché, come accennato in apertura, l’uomo aveva già precedenti in materia di episodi di persecuzione in tempi recenti.

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Il caso in questione evidenzia ancora una volta, ove mai ce ne fosse bisogno, il pericolo che si nasconde dietro i social network e la rete in generale: strumenti che ci consentono di interagire con persone amiche distanti nello spazio, ma anche con soggetti di cui non si conosce nulla e che spesso si rivelano pericolose. Fortunatamente, nell’episodio riportato la questione per il momento sembra essere rientrata in seguito all’applicazione della misura coercitiva. Dopo la consueta pausa di agosto, la Procura di Napoli valuterà se richiedere il rinvio a giudizio dell’indagato, a cui ora è concesso il diritto di spiegare le ragioni del suo comportamento assurdamente persecutorio.

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