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Isola ecologica a Lacco, ascoltati i consulenti delle difese

Di Francesco Ferrandino

NAPOLI. Ieri è stato il turno dei consulenti di parte difensiva, nell’ambito dell’annoso processo sui presunti reati intorno alla realizzazione della “nuova isola ecologica” a Lacco Ameno presso l’abitato della 167. Presso la quarta sezione del Tribunale di Napoli, innanzi al collegio presieduto dal giudice Acierno, sono apparsi i professori Benito Trani, Gigiotto Rispoli ed Elena Lombardi, chiamati a illustrare la legittimità delle scelte operate dall’amministrazione lacchese dell’epoca (quasi interamente messa sotto accusa), quando nel 2008 fu decisa la realizzazione dell’isola ecologica su un terreno appartenente a una società facente capo a Domenico Marrazzo.

Il primo a essere escusso è stato l’ing. Trani, che ha illustrato le varie problematiche normative dell’area in questione dal punto di vista paesaggistico e sismico, e sul finanziamento-stralcio di 300mila euro concesso dal ministero per l’opera, considerata di manutenzione straordinaria. Trani si è inoltre soffermato sulle questioni di impermeabilizzazione della pavimentazione. Uno dei punti “critici” del processo ruota infatti su una variante ai lavori proprio sulle modalità di tale impermeabilizzazione. L’avvocato Molinaro ha poi domandato espressamente se si configurava una violazione di legge nella previsione della realizzazione del sito su una proprietà privata. L’ing. Trani ha risposto che esistono vari altri casi del genere, come a Serrara-Fontana, dove il centro di raccolta sorge su un’area privata. Ma l’ingegnere baranese è andato oltre, ponendo in evidenza che il Decreto ministeriale del 2008, aggiornato l’anno successivo, non prescrive in nessuna sua parte il requisito della proprietà pubblica dell’area, e che gli unici obblighi riguardavano la pavimentazione, la recinzione, la schermatura e l’illuminazione.

Il secondo consulente chiamato dalla difesa, la dott.ssa Elena Lombardi, ha illustrato la completa libertà di accesso ai fondi che vigeva all’epoca della realizzazione dell’area. Tutti i bandi, ha sottolineato la Lombardi, erano perfettamente accessibili dalle amministrazioni e nessun riferimento era fatto alla proprietà, pubblica o privata, del sito.

Il tema della pavimentazione dell’area e delle modalità di realizzazione è stato l’oggetto dell’articolato intervento dell’ing. Francesco “Gigiotto” Rispoli, che è stato piuttosto critico, a voler essere eufemistici, con la relazione del consulente Boeri, definita inutilmente lunga oltre che criptica nelle conclusioni, che non sono state affatto condivise dal Rispoli. Quest’ultimo ha essenzialmente contestato due affermazioni del Boeri, il quale aveva messo nero su bianco che il polietilene utilizzato per l’impermeabilizzazione del suolo non fosse “saldabile”, mentre invece la tecnica corrente permette un’efficace saldatura dei pannelli. Di più: Boeri aveva affermato ciò sulla base del fatto che non vi erano i certificati di saldatura. Una confusione, anzi un “paralogismo”, come lo ha definito Rispoli, che lega erroneamente una situazione fattuale, tecnica, a una mera mancanza documentale di natura burocratica. L’altra affermazione “smontata” da Rispoli riguarda l’efficacia dell’impermeabilizzazione tramite gli stessi pannelli di polietilene legati tra loro. L’ingegnere ischitano ha smentito anche questa conclusione di Boeri, illustrando cifre alla mano la pressoché perfetta efficienza d’impermeabilizzazione della tecnica di collegamento dei pannelli di polietilene che, ricoperti di calcestruzzo, non permettono a nessun liquido, compreso il percolato, di penetrare nel terreno. Rispoli ha di fatto rivendicato la validità della variante ai lavori che ha optato per questa tecnica d’impermeabilizzazione. Il pubblico ministero Capuano non ha ritenuto di fare alcuna domanda ai consulenti escussi. Il giudice Acierno ha fissato la prossima udienza al 6 dicembre, alle ore 13.

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