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La baia dei Maronti è nel ciclone giudiziario

È uno tsunami giudiziario che sta mettendo in subbuglio l’intera spiaggia dei Maronti. Il Giudice delle Indagini Preliminari ha praticamente disposto il sequestro di tutte le strutture ubicate sull’arenile. Sono già due gli stabilimenti che hanno subito i sigilli: la ‘Colombaia’ ed il ‘Bungalow’, ma l’elenco è destinato a crescere. La vicenda parte da una notizia di reato dell’inverno scorso, quando la Capitaneria di Porto si è recata in visita  ispettiva sull’arenile  ed ha trovato al loro posto i ristoranti e le terrazze con i cabinati degli stabilimenti balneari che, invece, avrebbero dovuto essere smontati alla fine della stagione del 2016, così come dispone la concessione demaniale rilasciata dal Comune di Barano d’ Ischia. La stessa, infatti, prevede solo opere precarie caratterizzate dalla stagionalità, quindi non opere perenni, ma amovibili.

Se l’atto amministrativo avesse, invece, previsto che l’installazione delle strutture sarebbe durata per la intera durata della concessione (che è di cinque anni) la Procura della Repubblica non avrebbe potuto adottare la sanzione. La vicenda, quindi, trova origine dall’ inadeguatezza degli atti amministrativi che espongono i gestori a tali sgradevoli conseguenze. La stessa realtà gioca contro, soprattutto che le stesse autorità amministrative e di polizia siano a conoscenza che nessun stabilimento balneare abbia mai sgomberato l’arenile alla fine della stagione turistica.

LA STORIA. I sette stabilimenti balneari esistono sin dagli inizi degli Anni Sessanta, quando venne aperta la strada provinciale Testaccio-Maronti. Solo il ‘Bungalow’ si è trasferito qualche anno fa dalla proprietà privata alla zona demaniale. Alla fine del 1960 venne approvato dalla Soprintendenza e dall’Ente Provinciale del Turismo il Piano Spiaggia che prevedeva che i sette stabilimenti dovessero avere la superficie di 52 mq.  con un cabinato di 18 mq. (la cosiddetta ‘bouvette’ per la ristorazione), costituenti la unità prototipo.

Il Comune rilasciò le concessioni edilizie su progetto dell’architetto. Galasso e furono previsti locali in legno e tende, che erano tutti uguali, per garantire l’omogeneità estetica. Per alcuni stabilimenti, quali la ‘Colombaia’ ed ‘Ottomano’ furono autorizzate dalla Capitaneria di Porto due unità per oltre mq. 100. Gli stabilimenti furono adeguati, ma vennero consumate delle difformità per cui sono state presentate le domande di condono edilizio, che il Comune di Barano, a distanza di oltre 32 anni, non ha mai esaminato e, quindi, ha continuato ad autorizzare in via stagionale e precaria l’ occupazione del suolo demaniale marittimo, che la Regione Campana ha affidato in gestione ai Comuni.

OGGI. In pratica, la Procura ha voluto scoprire il vaso di Pandora dell’inadeguatezza delle autorizzazioni emesse dal Comune, che prescrivono una precarietà, che non esiste e non potrebbe esistere. Il sequestro nel corso dell’estate danneggia pesantemente l’immagine della spiaggia più grande dell’ Isolaverde, rischia seriamente di mettere in fuga i bagnanti ed i turisti in quanto i bar ed i ristoranti sono indispensabili all’attività. Serve una forte azione politica ed amministrativa ed il Comune dovrà assumersi le sue responsabilità. Si uscirà senza danni da questo ciclone?

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Luigi Balestriere

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