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La banchina della discordia: demolizione a metà, “attacco” alla Regione

ISCHIA. La banchina della discordia continua a far parlare di sé. Perché se è vero che la demolizione della struttura è stata ultimata, i lavori sono tutt’altro che conclusi. Lo sostiene l’amministrazione che fa capo a Giosi Ferrandino, che ora chiede a ditta appaltatrice e Regione Campania di completare l’intervento «con la massima urgenza».

Con una nota congiunta concordata con il comandante della Capitaneria di Porto Alessio De Angelis, l’amministrazione di Ischia ha snocciolato uno dietro l’altro tutti i lavori eseguiti male o non ultimati dalla ditta che si è aggiudicata l’appalto per la demolizione della struttura: travi lasciate sulla banchina, cordoli non sistemati, buche. Perfino le inferriate che servivano a delimitare il cantiere erano state lasciate lì, in bella vista. Un pericolo per la sicurezza dei passanti. «In due occasioni si sono abbattute per il vento, fortunatamente lato mare» spiega il sindaco di Ischia nel suo ufficio di via Iasolino. Mentre parla un funzionario del comune lo aggiorna: le inferriate, almeno quelle, sono state rimosse. Ha provveduto Alfredo Giacometti, «quello delle pubblicità». Ma è un favore che ha fatto all’amministrazione di Ischia, sarebbe stato compito della ditta provvedere alla loro rimozione.

Che la Regione non fosse particolarmente attenta alle esigenze dell’isola era un dato ormai acquisito da tempo. Ma da qui ad immaginare che possano considerare chiuso un cantiere quando resta ancora metà del lavoro da ultimare ce ne corre. Ecco perché definire Giosi Ferrandino infastidito appare oggi un eufemismo. Lo è ancor di più alla luce degli ultimi sgarbi all’isola fatti dal governo della Regione e culminati con il mancato finanziamento della festa di Sant’Anna e il deprimente balletto di Antonio D’Amore sulla sanità. Altra storia, si dirà. Non per il sindaco. Che passa al contrattacco. «I lavori sono incompleti, la sicurezza dell’area è a rischio: non si gioca con la pelle degli altri» l’accusa tutt’altro che velata rivolta a De Luca e alla sua maggioranza.

 

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LE NUOVE CRITICITÀ

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Morto un papa, se ne fa un altro. A Ischia risolto un problema, ne nascono altri cento, come si evince dal contenuto della nota indirizzata a Regione Campania e ditta appaltatrice.  «Nel corso del tavolo tecnico tenutosi presso la Regione Campania lo scorso 11 ottobre, è stato evidenziata la presenza di una delimitazione di cantiere con delle reti provvisorie che in condizioni metereologiche avverse si sono divelte e abbattute verso il mare e fortunatamente non verso la banchina utilizzata dai pedoni. Si è evidenziata anche la presenza di travi in ferro facenti parte del pontile demolito in prossimità della banchina e relative buche che, essendo la naturale continuazione del tratto di banchinamento, sono necessariamente da sanare, con la necessità di posizionare un cordolo di coronamento di sicurezza a salvaguardia della pubblica e privata incolumità. Pertanto, alla luce di quando sopra rappresentato, si sollecita codesta ditta e la Regione, prima di riconsegnare formalmente le aree interessate dai lavori di demolizione, a voler rimuovere il grigiato ancora presente in banchina, a sanare i buchi presenti nonché a posizionare un cordolo di coronamento di sicurezza. Si rappresenta altresì l’urgente necessità di assicurare preventivamente l’intera area di delimitazione del cantiere fino all’ultimazione definitiva delle opere»

 

LE GENESI DELL’INTERVENTO

 

Il 6 ottobre la ditta comunica alla Capitaneria di Porto di aver ultimato i lavori di demolizione del vecchio pontile e restituisce le aree ricevute in consegna il 4 agosto. Sono trascorsi tre mesi da quando De Luca si era finalmente deciso a sottoscrivere il contratto per la demolizione del pontile, reso ufficiale il 12 maggio. All’epoca la notizia venne accolta con sollievo, dalla maggioranza ma non solo. Erano anni che il pontile era interdetto ed offriva una immagine indecorosa dell’isola ai suoi ospiti. E decine erano state le richieste di intervento indirizzate in Regione dall’amministrazione di Ischia nel corso degli ultimi anni, tutte puntualmente finite nel dimenticatoio. La comunicazione dell’inizio dei lavori di demolizione avvenne all’indomani della feroce polemica tra il sindaco di Ischia e il consigliere regionale Maria Grazia Di Scala. «La responsabilità per la situazione vergognosa di degrado in cui versa il pontile 1 è tutta del Pd» dichiarò il consigliere regionale. « Mi sorprende la sua dichiarazione perché non credevo cedesse alla demagogia. La realtà è che ci troviamo in questa situazione per colpa del Pdl, che ha governato la Campania negli ultimi cinque anni realizzando poco o nulla. Il pontile andava demolito già nel 2009, non credo che la Di Scala lo abbia dimenticato» la replica durissima del sindaco.

 

1,9 MILIONI PER IL PORTO

 

La demolizione del pontile sarebbe solo la prima fase dell’opera di sistemazione del porto di Ischia, attesa da anni ed ancora lontana dalla sua realizzazione. Ballano 1,9 milioni di euro per il progetto, che prevede la demolizione dei due pontili – e dei gabbiotti provvisori posizionati di fronte alla chiesa del Redentore – e alla realizzazione della nuova stazione marittima.

 

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