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La Boccanfuso contro Cesare Di Scala (ed Enzo): «Niente suolo pubblico per il Bar Vittoria»

ISCHIA. Promette di essere una vera e propria faida. Inutile fare troppi giri di parole e fingere di prenderci in giro, quella che stiamo per raccontarvi vuole essere poco più che la storia di una “vendetta” di natura politica, fatta di vecchi rancori mai sopiti e soprattutto di un senso di appartenenza ad una “parrocchia” poco gradita da chi, pensando di gestire il potere, lo utilizza a nostro avviso forzando un po’ troppo la mano. Attenzione, non mettiamo in dubbio che la richiesta di cui spiegheremo tra poco possa essere fondata – ci mancherebbe altro, lungi da noi pensare il contrario – ma è chiaro che ci troviamo dinanzi a un qualcosa che appare chiaramente mirato. Soprattutto se si considerano una serie di precedenti, che inducono a concludere che mai come nel caso di specie due più due faccia quattro.

L’epicentro di questa brutta storia è Ischia e c’è bisogno di una premessa. Abbiamo massima stima dell’attuale assessore Roberta Boccanfuso, ma siamo talmente cattivi e maliziosi da pensare che dietro una nota dalla stessa inoltrata all’attuale comandante della polizia municipale di Ischia, Chiara Boccanfuso, ci sia la longa manus di Luigi Boccanfuso, già vicesindaco d’Ischia e padre dell’esponente della giunta guidata da Enzo Ferrandino. I Boccanfuso sembrano avere un conto aperto con Cesare Di Scala, proprietario del Bar Vittoria, ma a questo punto anche con il sindaco Enzo Ferrandino e con l’amministrazione tutta. Andiamo con ordine. L’assessora Boccanfuso ha indirizzato una missiva al responsabile SUAP Salvatore Marino ed al comandante della polizia locale nella quale si legge quanto segue: “La scrivente con nota protocollo n. 36176 del 29 novembre 2018 ha rappresentato alle SS.LL. la necessità di rivisitare le dinamiche di rilascio delle autorizzazioni all’occupazione del suolo pubblico al fine di porre fine ad alcuni abusi ed al fine di assicurare il puntuale rispetto del relativo regolamento”.

Il primo passaggio è già abbastanza chiari, dal momento che l’esponente della giunta municipale parla espressamente di “abusi”, dando per certo che ci si trovi in presenza a talune irregolarità. Successivamente Roberta Boccanfuso scende nei dettagli e scrive: “Ora alla scrivente risulta che stanno pervenendo varie richieste di rinnovo tra cui quella relativa al Bar Gran Caffè Vittoria, in merito alla quale la scrivente segnala che in data 29 luglio 2018 è stata redatta e sottoscritta dai vertici della polizia locale la relazione che si allega alla presente formandone parte integrale e sostanziale. In tale relazione viene evidenziato che l’insediamento del suolo pubblico sul marciapiede laterale all’ingresso del Bar Vittoria costituisce grave nocumento per la circolazione stradale e pedonale. Pertanto è evidente e conseguenziale che per la stagione 2019 la richiesta del Gran Caffè Vittoria non può essere evasa almeno limitatamente alla superficie dei due marciapiedi laterali all’ingresso della struttura medesima che in ossequio a quanto evidenziato nella richiamata relazione della polizia locale devono restare liberi da qualsiasi tipo di ingombro in quanto diversamente si viene a creare una situazione di pericolo all’incolumità di persone e cose, riducendosi e/o precludendosi la visuale ai veicoli che provengono da via Edgardo Cortese”. Insomma, il messaggio è chiaro, non va rilasciata alcuna autorizzazione a Cesare Di Scala per il corrente anno solare e la parte finale della nota spedita a “Tottino” ed a Chiara Boccanfuso è ancor più eloquente: “E’ evidente che l’eventuale accoglimento dell’istanza con rilascio dei relativi pareri e/o visti di competenza da parte della s.v. configurerebbe una grave violazione di legge e assunzione di gravi responsabilità in caso di sinistri stradali a persone o cose. La presente nota ha valore di indirizzo e di controllo ed è strettamente organica alle deleghe specifiche attribuite alla scrivente ossia suolo pubblico e difesa isole pedonali”.

Fin qui la lettera di Roberta Boccanfuso che, inutile farsi troppi giri di parole, crea un problema davvero serio innescando una “bomba” in seno all’amministrazione comunale di quelle davvero difficili da disinnescare. Non ci vuole molto a capire che quello indirizzato dall’assessore non è un attacco soltanto a un imprenditore come Cesare Di Scala ma all’intera maggioranza. E’ noto a tutti che non appena entrò in giunta, scattò l’attacco boccanfusiano contro il titolare del Bar Vittoria: all’epoca non ci furono conseguenze di alcuna natura perché evidentemente il primo cittadino dovette intervenire sedando il buon Luigi. Che evidentemente non ha mai digerito che in occasione delle ultime elezioni amministrative la sorella dello stesso Di Scala si candidò con la compagine avversa, ossia nella lista sciarappina che sosteneva la candidatura dell’attuale sindaco Enzo Ferrandino. E pare che quella questione se la sia legata al dito al punto tale che – appena entrato in possesso del fucile – non ha esitato a imbracciarlo contro il nemico.

Adesso però il problema diventa imbarazzante e soprattutto politico e non ci vuole molto a capire perché. L’imbarazzo è dettato dal fatto che dopo questa “uscita” ci sono serie possibilità che il suolo pubblico al Bar Vittoria possa non essere concesso. E questo, detto senza mezzi termini, potrebbe costituire un pericoloso precedente. Perché non manca chi osserva che anche il bar di famiglia dell’attuale primo cittadino, La Dolce Sosta, possa trovarsi in una situazione analoga e dunque rimanere vittima del classico effetto domino. Anche perché, se l’epilogo dovesse essere quello che preventiviamo, non crediamo che il buon Cesare se ne starebbe con le mani in mano ma verosimilmente si muoverebbe all’insegna del “muoia Sansone con tutti i filistei” e non serve chissà quale fantasia per far capire che le conseguenze potrebbero essere inenarrabili.

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E poi c’è l’aspetto secondario. Con i suoi atteggiamenti, l’assessore Boccanfuso sta attaccando gente che ha permesso ad Enzo Ferrandino di indossare la fascia tricolore, un atteggiamento che definire poco ortodosso vuol essere poco più di un eufemismo. Parliamoci chiaro, siamo davanti a un qualcosa di inaccettabile che inevitabilmente creerà turbolenze all’interno della maggioranza. Come andrà a finire? Come si regoleranno Enzo Ferrandino e anche il buon Salvatore Marino? Interrogativi inquietanti e che in ogni caso, siamo sinceri, non promettono nulla di buono. La faida interna ormai è aperta, difficile pensare di riuscire a ricucirla.

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Gaetano Ferrandino

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