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La buona sanità, al Rizzoli salvato un paziente con una grave emorragia

L’uomo avrebbe dovuto essere trasferito in terraferma per essere sottoposto a un delicato intervento ma la sua positività al covid rendeva difficoltoso l’iter e i tempi lunghi avrebbero potuto causarne la morte. L’equipe dell’ospedale lacchese è riuscita a salvargli la vita, adesso sta bene ed è tornato a casa

Quella che vi raccontiamo oggi è una storia di “Buona Sanità” come tante che ogni giorno accadono nei nostri ospedali, e che il più delle volte non hanno il risalto mediatico che invece viene riservato a episodi di segno contrario che, giustamente vengono stigmatizzati e  fanno apparire il nostro Sistema Sanitario in maniera negativa agli occhi dell’opinione pubblica. La storia ha inizio nel Pronto Soccorso del Ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, dove veniva ricoverato un paziente a cui, dopo i primi accertamenti, veniva riscontrata una grave anemia dovuta ad un’emorragia gastrica imponente. Un quadro clinico complesso, gravissimo, per il quale solitamente non si procede nel nosocomio ischitano ma in strutture più attrezzate. A complicare il tutto, come spesso sta accadendo da due anni a questa parte,  si aggiungeva la positività al COVID del paziente.  Il quadro clinico appariva subito molto grave e in altre occasioni il soggetto sarebbe stato trasferito velocemente in altra struttura nosocomiale per essere sottoposta a gastroscopia d’urgenza, ma la sua positività al coronavirus rendeva molto più complessa la procedura di trasferimento allungandone i tempi e mettendone a repentaglio la vita. Insomma, non c’era tempo a disposizione per attrezzarsi per condurlo a Napoli e sottoporlo al delicato intervento.

E allora non rimaneva che una strada, per cui si decideva di ricoverarlo nel reparto COVID di Lacco Ameno, sotto stretta osservazione, per monitorare le sue condizioni cliniche. Quella mattina nel nostro ospedale era attivo l’ambulatorio di endoscopia coordinato dal dottore Ciro Di Gennaro, in cui erano presenti il dottore Marco Campione e l’infermiere Leonardo Trani, i quali venivano contattati dalla dottoressa Viviana Pisano, del reparto COVID, che , allertava l”equipe endoscopica di tale emergenza. Dopo un rapido confronto interdipartimentale, gli endoscopici e il medico rianimatore la dottoressa Mariantonia Galano, decidevano di soprassedere al trasferimento, non praticabile vista l’instabilità del paziente  e di effettuare la procedura endoscopica d’urgenza nel reparto COVID. La strumentazione endoscopica veniva pertanto trasferita nell’area COVID dell’ospedale e l’esame eseguito dal letto del paziente. La gastroscopia confermava la presenza dell’emorragia, che veniva prontamente arrestata con l’apposita strumentazione. Dopo la procedura che è durata circa un’ora il paziente è stato affidato all’altro medico endoscopista dell’ospedale il dottore Antonio Di Scala e agli infermieri del reparto COVID Anna Origo e D’Ambrosio Lucia che hanno continuato a monitorare il paziente nelle ore successive per valutare l’efficacia dell’intervento. Nei giorni successivi le sue condizioni sono migliorate rapidamente e dopo essersi negativizzato, lo stesso veniva dimesso al proprio domicilio. Salvare la vita ad un paziente non è mai una notizia da secondo piano, e quando questo avviene tra la complicanza da Covid e la complessità dell’intervento, non deve restare tra le mura dell’Ospedale, tra l’altro è stata la prima volta che è stato eseguito nel nosocomio di Lacco Ameno, un intervento che generalmente viene eseguito in Ospedali più attrezzati e che quindi richiedeva il trasporto in elicottero. Ma la prontezza e il coraggio dei medici che hanno pensato in primis a salvare la vita al paziente ne hanno fatto una bella storia di buona sanità da poter raccontare.

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Corry54

e come è capitato? sarò stata Santa Restituta a fare il miracolo, Credo che sia in assoluto l’ospedale con più morti che guarigioni al MONDO. Grazie alla professionalità dei medici, dei direttori d’amministrazione che assumono solo quelli che hanno preso la laurea a pagamento, e continuano a pagare per essere assunti

Rossy

È così, di solito si raccontano solo episodi negativi che positivi, c’è sempre un dito puntato verso qualcuno che non ha agito come si deve. Ma nessuno si deve fare maestro della vita. Fa piacere leggere che il paziente si sia salvato pur rimanendo al Rizzoli, unico ospedale dell’isola. Per quel che posso dire anche a me è capitato di dover andare al Rizzoli per poi essere trasportato con elicottero a Napoli. L’intervento del Rizzoli è stato immediato e non posso fare altro che parlarne bene.

Rossy

Non so chi santo è stato che mi ha fatto il miracolo ma sto ancora qui che posso raccontarlo. Evidentemente per me doveva andare così. Sarò stato fortunato? Non so che dire. Se poi vogliamo parlare degli ospedali son pronto a dire che l’ospedale perfetto con medici e infermieri che si mettono a disposizione del paziente , esiste solo nelle fiction che danno alla TV. La ti viene quasi la voglia di sentirti male per essere ricoverato ed essere assistito con cuore dall’equipe medico.

Beta

Non so se come dice Corry54 centra Santa Restituta, ma certamente posso dire: menomale che il Rizzoli c’è!
Tutti i Pronto Soccorso del sud sono una frana, però a volte…salvano la gente!
Mia mamma 90enne, anche se dopo una lunga attesa dovuta a 2 codici rossi, è stata perfettamente diagnosticata e curata per un serio versamento al ginocchio.
Per esperienza diretta, forse altrove sarebbe stato meno semplice…

Rossy

Ma infatti, se c’entrasssero i santi la vita sarebbe perfetta. Tutto andrebbe a gonfie vele su quest’isola.

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