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La candelora, San Biagio e il Giubileo del Vescovo

Di Antonio Lubrano

Martedì scorso 2 febbraio la chiesa di Ischia e non solo, ha festeggiato la Candelora e ieri mercoledì 3, la ricorrenza di San Biagio in una Cattedrale rivitalizzata dal caloroso clima giubilare in corso. Due attesi eventi religiosi legati fra loro dal significativo simbolo della candela. Per la Candelora, le candele c’entrano per il rito della loro benedizione e simbolo cristiano quale “Viva luce per illuminare le genti”, ma anche quali “fiaccole accese, come simbolo di luce e benevolenza divina”. Per San Biagio invece le candele hanno un significato d’affezione irrinunciabile, perché vengono usate per il sacro rito della benedizione della gola e della guarigione invocata per intercessione del Santo miracoloso. Quindi clima di festa fra i cattolici dell’isola, che in occasione delle due ricorrenze, in gran numero hanno affollato  la Chiesa Cattedrale S. Maria Assunta in Ischia Ponte, dove dapprima ha avuto  luogo la Festa della Presentazione del Signore con l’ora di adorazione, animata dalle Suore  della Diocesi isolana. Dopo di che, si è proceduto  alla benedizione delle Candele e processione dalla chiesa dello Spirito Santo alla  Cattedrale vicina. La serata liturgica, si è conclusa con la celebrazione di una Messa solenne  presieduta dal Vescovo di Ischia  Sua Ecc.za Mons. Pietro Lagnese. Quindi, Candelora e San  Biagio tra manifestazioni di fede ed esempi di tradizione popolare  che intrecciandosi, hanno fatto  dei  due eventi, appuntamenti di ritualità religiosa intensamente vissuti. Nella ruota dell’anno, la Candelora è una sorta di porta tra l’inverno, oramai incamminato verso la sua conclusione, e la quasi vicina  primavera, almeno qui da noi, nonostante il tempo non proprio  bello di questi giorni. È il periodo adatto ai riti propiziatori per attirare fecondità e fertilità, riti che saranno determinanti per l’annata agricola che si avvicina in forte attesa di ore di piaggia quasi insolitamente assente nei mesi autunnali passati ed in quelli invernali correnti  Le origini della Candelora vanno ricercate nelle antiche celebrazioni italiche, legate soprattutto alle divinità romane. Nella Roma antica il mese di febbraio era un momento contrassegnato dal caos, dal rimescolamento tra vecchio e nuovo e non a caso è ancora oggi legato al Carnevale, che lo avremo martedi 9 febbraio prossimo, la festa celebrativa della confusione e del ribaltamento delle regole. Non per niente si pronuncia il detto: “A carnevale ogni scherzo vale”. Alla Candelora sono legati vecchi riti osservati sull’isola dalle donne del primo novecento. Si racconta che in abitazioni di famiglie timorate di Dio del centro storico di Ischia Ponte e di Forio, nel giorno della Candelora la donna più anziana di casa, girasse per le stanze con una candela bianca accesa fra le mani per la purificazione della  casa stessa e per la invocazione della luce sull’ambiente familiare. Il 2 febbraio, festa della presentazione del Signore al Tempio, è stata anche la 20esima Giornata Mondiale della Vita Consacrata comparsa nel programma della Diocesi. E’ stata la festa che il popolo di Dio ama chiamare la Festa della Candelora. Maria e Giuseppe, portando Gesù Bambino al Tempio per offrirlo al Signore, dopo quaranta giorni dalla nascita, incontrano anche  il vecchio Simeone, che, mosso dallo Spirito Santo, profetizza sul Bambino dicendo “i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele”.  La luce viene simboleggiata con la luce delle candele che vengono benedette in questo giorno per la processione, a significare come ogni battezzato risplende della luce di Cristo nella misura in cui  apre la sua mente e il suo cuore per  accogliere la Parola di Gesù che è il Vangelo e lo mette in pratica, così che la vita del cristiano diventa la vita di un figlio della luce e non delle tenebre! La Candelora viene celebrata anche nella tradizione laica, ed alcuni studiosi sostengono che si tratti di una festività che ne sostituisce di una preesistente che si chiamava Imbolc nella tradizione celtica, e che rappresentava l’ideale passaggio tra l’inverno e la primavera ossia tra il momento di massimo buio e freddo e quello del risveglio e della luce. La Candelora, si colloca a metà inverno nel tempo astronomico e coincide nel ciclo agreste/vegetativo con la fine della stagione invernale e l’inizio di quella primaverile; il più famoso detto popolare infatti recita: “Quando vien la Candelora de l’inverno semo fora; ma se piove o tira il vento de l’inverno semo dentro.” Questo indica che se il giorno della candelora si avrà bel tempo, si dovranno attendere ancora molte settimane perchè l’inverno termini ed arrivi la primavera. Al contrario, se il giorno della candelora fa brutto, la primavera è in arrivo. Questo passaggio  dall’inverno alla primavera viene celebrato attraverso la purificazione e la preparazione alla nuova stagione. A Ischia da sempre il detto più correte è sempre stato “A Cannelora, Estat Rint e Viern Fora”., quando naturalmente le condizioni del tempo non contraddicono la saggezza popolare. Ieri 3 febbraio,è stato il  giorno dedicato a San Biagio. Anche per questa importante  ricorrenza c’è intreccio di fede e tradizione. La devozione degli ischtani per San Biagio va oltre il normale atto di fede. La quale approda anch’essa ai simboli, che in questo caso, sono ancora la candela ed il “tortanello”, un pane tondo con un buco al centro per rievocare il collare che portava al collo San Biagio,  prima della decapitazione. Nel tempo della persecuzione di Licinio, imperatore perfido, San Biagio fuggì, ed abitò nel monte Ardeni o Argias, e quando vi abitava il Santo, tutte le bestie dei boschi gli venivano incontro  ed erano mansuete con lui, egli le accarezzava. Biagio era di professione medico, ma con l’aiuto del Signore sanava tutte le infermità degli uomini e delle bestie ma non con medicine, ma con il nome di Cristo. E se qualcuno inghiottiva un osso, o una spina, e questa si metteva di traverso nella gola di lui, il Santo con la preghiera l’estraeva, ed anche oggi l’ opera sua mira colosa continua. Se infatti un fervente devoto che crede in San Biagio, inghiotta un osso, o spina, solo ricordando  il nome del Santo,  subito guarisce dal dolore. Per concludere, oggi tutte queste tradizioni sono ancora  in piedi grazie alla chiesa che le osserva attraverso la pratica religiosa, e rimangono, per altri aspetti,  nei racconti degli anziani e come memoria storica. Di consolidata  importanza è il rito millenario della Candelora al santuario di Montevergine, dove i femminielli prima, e le persone omosessuali e transessuali oggi, venerano da secoli  la cosiddetta ‘Mamma Schiavona’, un’icona antichissima che ritrae la Madre di Gesù.

 

 

 

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