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La Caremar e il nuovo stop di 48 ore

Di Francesco Ferrandino

ISCHIA. Sempre tormentata la situazione dei collegamenti marittimi nel Golfo. A partire da oggi prenderà infatti il via lo sciopero di 48 ore della CAREMAR proclamato dalla sigla sindacale Or.S.A. Marittimi. Stop dunque per il personale navigante, per i giorni 8 e 9 gennaio, blocco che avrà riflessi sui collegamenti dei servizi marittimi con le isole di Capri, Ischia e Procida. “La Caremar ha reso noto che, in attuazione della Legge n. 149/90, modificata con Legge 83/2000, e dell’accordo sindacale del 21 dicembre 1990 sulle prestazioni indispensabili, saranno garantiti i servizi essenziali”. Tra i problemi alla base della protesta sindacale indetta da Orsa, vi sono le questioni legate alla turnazione di lavoro. La decisione sindacale rende quindi vano l’impegno che a fine dicembre era stato profuso dalle istituzioni regionali per scongiurare l’astensione di questi giorni. Ricordiamo che il 28 dicembre scorso anche Maria Grazia Di Scala, consigliere regionale di Forza Italia, aveva partecipato all’incontro tenutosi tra i rappresentanti sindacali della Ugl Mare, della Federmar Cisal e i dirigenti d’azienda Caremar. Un incontro che aveva avuto come nucleo di discussione proprio lo stato di agitazione che continua a impensierire il settore dei trasporti marittimi. Dopo un lungo dibattito, le parti erano riuscite ad aprire un tavolo di confronto per porre le basi per soluzioni condivise nell’interesse degli utenti che si muovono quotidianamente sui mezzi della Caremar. Una riunione che sembrava aver fruttato la sospensione dello sciopero previsto per il prossimo 8 e 9 gennaio, come annunciato dalla stessa esponente regionale. Invece, l’astensione proclamata per oggi e domani vanifica le passate trattative e diventa indice rivelatore del burrascoso clima che vivono i trasporti marittimi: difficile, anzi impossibile fare qualsiasi tipo di previsioni. La privatizzazione della Caremar, nel luglio scorso assorbita definitivamente dal gruppo Snav-Rifim del duo Aponte-D’Abundo, sta mostrando i prevedibili effetti della “riorganizzazione” e del riassetto voluti dalla nuova dirigenza. È cronaca di questi giorni la dolorosa vicenda dei lavoratori addetti alle biglietterie Caremar di Ischia e di Napoli: a seguito del mancato accordo tra i responsabili della Compagnia di navigazione e la concessionaria che da un quarto di secolo gestiva il servizio, con quest’ultima che ha rifiutato il dimezzamento della provvigione imposto dalla “nuova” Caremar, quattordici persone sono rimaste senza lavoro. Gli otto dipendenti della biglietteria di Napoli sono stati estromessi già lo scorso 30 dicembre, a nulla valendo l’essersi “incatenati” nella struttura di Porta di Massa sin dal giorno prima, trascorrendo così un amarissimo capodanno, pur nel tentativo di mantenere viva l’attenzione mediatica sul loro dramma. I lavoratori hanno infatti allestito una sorta di sala mortuaria con tanto di bara nella sala d’attesa del porto di Napoli. La loro situazione verrà discussa in Regione presso la terza Commissione il prossimo martedì 12 gennaio, in un’audizione convocata dal presidente Marrazzo e sollecitata dalla stessa Maria Grazia Di Scala. Tra l’altro non bisogna dimenticare che la stessa situazione è vissuta anche dai sei addetti della biglietteria di Ischia, il cui contratto scadrà il prossimo mese. Tornando alle agitazioni del personale di bordo, i turni recentemente imposti ai dipendenti potrebbero avere pericolose conseguenze per la stessa sicurezza di navigazione. E a proposito delle nuove “turnazioni”, come ricorderanno i lettori più attenti, un mese fa un marittimo da quasi trent’anni al servizio della Caremar aveva denunciato il suo “sbarco”, che la società si era affrettata a definire un normale “avvicendamento”, in modo da garantire al dipendente solo 8-9 mesi di lavoro annui, mentre saranno sbarcati 3-4 mesi. Una procedura che autorevoli esperti di diritto, come l’avv. Cesarina Barghini, hanno giudicato inapplicabile a chi, come il lavoratore in questione, è assunto in modo stabile e non precario. Insomma, restano molte le criticità intorno al pianeta-Caremar, e di riflesso, per l’intero settore dei trasporti marittimi, con forti disagi per lavoratori e utenti. Il timore è che siano destinate ad aumentare.

 

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