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LA CINA E’ VICINA? L’ISOLA SPERA

DI FRANCO BORGOGNA

Vorrei dimostrare, con un esempio, come Ischia (con le 6 amministrazioni comunali e un Distretto Turistico snobbato e boicottato) si attardi su problemi di portata minuscola e ignori completamente gli interventi strutturali capaci di incidere sul futuro sociale, economico e turistico della nostra isola. Non per infierire, ma come è possibile che ad Ischia si sviluppi una polemica su un semplice esperimento come quello dell’autobus Zizì, per decongestionare il traffico? Nello stesso tempo, a Capri si sviluppa ben altro dibattito, concernente ugualmente la mobilità sull’isola, ma con interventi strutturali di ampia portata. Il Sindaco di Anacapri, Franco Cerrotta, ha portato in Consiglio comunale ( ed è stato approvato all’unanimità) un progetto di prefattibilità per un collegamento interrato di trasporto su ferro, da Marina Grande fino ad Anacapri. Ovviamente una realizzazione del genere comporta un piano intercomunale del traffico d’accordo con Capri. Si tratterebbe di un percorso di 3 km., a 5 metri sotto la superficie del suolo e con un costo complessivo di circa 100 milioni di euro .Il Sindaco di Capri, Gianni De Martino, ha in animo di aggiungere – nel suo territorio – una serie di tapis roulant e scale mobili, tra Marina Grande, Marina Piccola e Capri. A questo progetto si oppongono, per motivi di sicurezza, di preservazione del patrimonio storico-architettonico, Federalberghi, Ascom, Associazioni ambientaliste, Capri Excellence e intellettuali come il prof. Cesare De Seta, storico dell’architettura. Non sta a noi stabilire se è giusta l’impostazione dei due Sindaci o quella degli oppositori. Quel che mi preme evidenziare è che mentre a Ischia si parla di quisquilie, a Capri si discute di grandi progetti. Detto questo, vorrei spronare l’Amministrazione comunale di Ischia a dare corpo e sostanza all’incontro che ebbe, mesi fa, con una delegazione cinese. Non lasciamo che quel contatto resti sulla carta e senza seguito.

Fino ad un paio di anni fa, avrei detto che le speranze di vedere un interesse dei cinesi per Ischia erano vicino allo zero. Perché i cinesi avevano dimostrato di amare solo le grandi città d’arte, perché i loro viaggi in Europa erano brevi e dovevano riassumere le grandi bellezze, perché i cinesi hanno bisogno di interlocutori che parlino la loro lingua, di accesso alla rete senza limiti, di funzionalità e modernità nei servizi. Oggi, per le ragioni che diremo, appare realistico credere che i cinesi possano trovare interesse non solo per il nostro territorio, ma anche per il nostro vino e, perché no, per eventuale acquisizioni di strutture alberghiere in disuso o in crisi. Incominciamo con i dati del movimento turistico cinese nel mondo: nel 2016 i cinesi hanno speso, per turismo internazionale, 261 miliardi di dollari, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente. Nel 2017 i turisti cinesi nel mondo sono stati 129 milioni. Nei prossimi 5 anni si stima che aumenteranno a 700 milioni. L’Europa è riuscita ad attrarre 4 milioni di turisti, ma se a quelli provenienti dalla Cina aggiungiamo anche i cinesi già residenti in Europa e che visitano altri paesi europei, allora i cinesi, che complessivamente hanno visitato l’Europa, salgono a 12 milioni. Di questi, solo 1,4 milioni hanno visitato l’Italia. I cinesi sono “ big spender “, spendono anche tra i 1200 e i 1600 euro al giorno e potrebbero essere decisivi per una destagionalizzazione del turismo, viaggiando anche in periodi autunnali o in coincidenza del capodanno cinese. Sembrava, fino a qualche anno fa, che solo le grandi città d’arte fossero appetibili per loro. Ma giungono segnali nuovi e confortanti, confermati direttamente dalla CITS ( Chinese International Travel Service) tour operator di Stato. Anche i cinesi vanno ormai alla ricerca di un turismo “ esperienziale”, alla ricerca di borghi, autenticità identitaria, particolarità enogastronomiche, tutto ciò che faccia dimenticare i luccichii di città supertecnologiche come Shangai, Canton o Chengdu. Niente più “ mordi e fuggi” con macchine fotografiche ad immortalare solo i monumenti delle grandi città ; più campagna, più genuinità, più conoscenza di usi e costumi locali. Ecco perché Ischia può sperare di inserirsi in questo immenso nuovo mercato. Ma il nostro patrimonio naturale e storico deve essere abbinato a modernità e funzionalità. Dobbiamo adeguarci con i pagamenti elettronici che i cinesi prediligono, dobbiamo spingere i giovani ad imparare il cinese, dobbiamo migliorare trasporti e collegamenti, dobbiamo entrare in contatto con gli “ influencer” cinesi e canali mediatici come Webchat. Ma non solo attenzione dei turisti, i cinesi hanno incominciato anche ad apprezzare i vini europei ed italiani di qualità. Generali Assicurazioni ha una joint venture in Sinodrink, che attualmente è il più grande importatore in Cina di vini di marca italiani. Il mercato è soprattutto verso alberghi 4 e 5 stelle di Shangai, Pechino, Shenzen. La crescita di queste esportazioni di vini italiani è del 30 % all’anno. Perché non tentare, con i vini isolani, di inserirsi in questo filone di export? Perché non tentare vendite on line su Taobao, piattaforma e – commerce di Alibaba? I cinesi acquistano quasi tutto in questo modo. E vogliamo parlare delle acquisizioni che i cinesi stanno facendo nel campo degli Hotel? Il cinese Francesco Hu, Presidente IH Hotels Group, laureato alla Bocconi, ha comperato – qualche mese fa – 12 Hotel e Resort a 4 e 5 stelle. Il gruppo, di origine cinese, ma con società italiana, possiede alberghi a Milano, Padova, Firenze, Grosseto, per un totale di 3.000 camere alberghiere. Chissà che quei capitali e quegli imprenditori, che invochiamo da anni per Ischia, ma che non si vedono più dai tempi di Marzotto e Rizzoli, non possano essere cinesi. O, nel nome dell’italianità e del sovranismo, vogliamo ignorare queste opportunità, capaci di rivitalizzare il nostro tessuto produttivo e preferiamo morire ( economicamente) di inedia? Naturalmente parliamo di capitali di origine certa e trasparente e non di operazioni “ opache” come è capitato di vedere ultimamente, per esempio, nel settore del calcio italiano.

 

 

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