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«La comitiva lodigiana? Sbagliò a venire in vacanza a Ischia»

Parlando della diffusione del contagio in Lombardia si parla di “comportamenti presi sotto gamba” dai cittadini: e la decisione di sbarcare sull’isola il 23 febbraio (inutile fu l’ordinanza dei sindaci, poi bocciata dal Prefetto), viene posto come esempio

«Il numero dei casi lombardi è stato subito soverchiante, i medici si sono buttati nella cura e non hanno avuto più tempo di fare indagini. Fin dall’inizio, va detto, ci sono stati comportamenti pubblici che hanno alimentato il problema nazionale».

E’ uno dei passaggi – sicuramente tra i più significativi e che come vedrete a breve ci interessano da vicino – di una lunga intervista che il commissario per l’emergenza Coronavirus e capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha rilasciato al quotidiano La Repubblica e che è stata pubblicata nell’edizione di ieri del quotidiano diretto da Carlo Verdelli. Insomma, Borrelli non nutre esitazione alcuna nello spiegare che a suo avviso alcuni comportamenti sono stati presi eccessivamente sotto gamba da tanti cittadini lombardi e non a caso aggiunge un passaggio che ci riguarda direttamente: «La comitiva del lodigiano che il 23 febbraio è andata a Ischia portando il contagio sull’isola. E i primi positivi a Palermo, con i ventinove bergamaschi in vacanza in Sicilia. Con un virus così rapido, gli atteggiamenti sociali sono stati decisivi».

Dunque, le dichiarazioni di Angelo Borrelli rappresentano una verità assoluta ed inalienabile. In un momento in cui in Lombardia l’emergenza Covid-19 era già scoppiata, mettersi in moto per venire in vacanza ad Ischia è stata a dir poco una leggerezza. Allo stato dell’arte non esiste prova che il turista bresciano trovato positivo all’hotel Punta del Sole ma con le sue parole il capo della Protezione Civile sancisce in primo luogo un principio chiaro ed ineludibile: la comitiva di vacanzieri avrebbe dovuto responsabilmente comprendere che non era il caso di mettersi in viaggio verso la nostra isola o qualsiasi altra località di villeggiatura, visto che la situazione nel settentrione era già da “allarme rosso”. Si chiama norma del buon senso, che però nel caso di specie non venne messa in pratica dai turisti diretti a Ischia. L’ordinanza dei sindaci firmata forse last second (è l’unico addebito che ci sentiamo di muovere ai primi cittadini di casa nostra) venne poi bocciata dal Prefetto di Napoli, prima che però la storia scrivesse una trama ben diversa di tutta questa vicenda. La chiusura di determinate aree del settentrione denominate “zona rossa” diede a posteriori ragione agli amministratori isolani, che cercavano soltanto di cautelarsi. Né più né meno come si sta facendo attualmente per impedire che il contagio si estendesse nel Mezzogiorno d’Italia.

Per far capire quanto grave sia stata la mossa dei lodigiani, basti pensare che a seguire il giornalista chiede al commissario se è stato un errore autorizzare lo svolgimento della gara Atalanta-Valencia a San Siro, e lui risponde in maniera secca: «Potenzialmente, è stato un detonatore, ma lo possiamo dire ora, col senno di poi». In conclusione, l’ultima riflessione. Le parole di Angelo Borrelli sono chiare e forse imperfette quando spiega che la comitiva lodigiana ha di fatto favorito lo sbarco del virus sull’isola. Lo diciamo perché non ci sono i presupposti per poterlo affermare con assoluta certezza. Ma non possono non tornare alla mente le parole pronunciate dal commissario il giorno dopo la bocciatura dell’ordinanza dei sindaci ad opera del prefetto Valentini. In quella circostanza, forse troppo a caldo, Borrelli ebbe a dire che la mossa dei sindaci era stata azzardata. A leggere le sue parole oggi, però, ci pare che a posteriori la pensi in ben altro modo. Che dire, del senno di poi son piene le tombe.

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4 Commenti

  1. Mi rivolgo a tutti, nessuno escluso, i saputelli che inneggiarono all’atto di annullamento dell’ordinanza dei sindaci che, il sig. prefetto, emise avverso la stessa. Non da meno, la persecuzione adottata nei confronti della signora Teresa che fu costretta a chiedere scusa per aver GIUSTAMENTE manifestato il suo disappunto circa lo sbarco dei lombardi sulla nostra isola. Fiumi di parole sono stati spesi contro l’iniziativa dei sindaci, nonché la dissociazione dalla manifestazione operata della signora Teresa. Costoro dovrebbero chiedere, a loro volta, scusa a tutti gli isolani che, contrariamente, non avevano preso di buon cuore la decisione del prefetto. Oggi tutte le restrizioni decise dal governo, che stanno massacrando l’economia, sotto tutti gli aspetti, potevano essere evitate se, con il buon senso, minime restrizioni fossero state operate in tempo debito su tutto il territorio nazionale, L’epidemia non è nata e sfociata in Italia, c’era il grande schermo della Cina che proiettava la velocità del contagio e la grave letalità di questo maledetto virus.

  2. All’epoca (e mi sembra di parlare di una vita fa!), io fui una di quelle che commentò a favore dei Sindaci e fui molto dura nei confronti dei turisti (definendoli scellerati), perché nonostante la situazione avevano avuto il coraggio di andarsene in vacanza, e che avrebbero dovuto pensare se non a “noi” ma a loro stessi, (anziani, che venivano su un un’isola con un ospedale piccolo, ecc). Ricordo che fui attaccata (e con me tante altre persone!), accusandomi che così si sarebbe colpito il turismo, che nn pensavo ai lavoratori stagionali ecc. E nn ultimo tutti fummo tacciati di “RAZZISMO”!!! Orbene nessuno dice alle varie Rita Dalla Chiesa, Barbara d’Urso di fare un mea culpa, chiedere pubblicamente scusa agli ischitani? Nessuno ha il coraggio?????

  3. Dove stanno? Che fine hanno fatto i sapientoni? Perché non commentano? Perché non ci danno un’altra lezioncina sul perché era sbagliato prevenire la diffusione del contagio sull’isola? Dove stanno la D’Urso, la Dalla Chiesa, Zaia e chi più ne ha più ne metta?

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