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La Cpl e quelle continue pressioni per metanizzare l’isola

Di Francesco Ferrandino

NAPOLI. È stata un’udienza piuttosto lunga, com’era nelle previsioni. Ieri mattina, davanti alla prima sezione, collegio B, del Tribunale di Napoli, ha testimoniato il capitano dei Carabinieri Gianpaolo Scafarto. Componente del Nucleo operativo ecologico di Roma, il militare coordinò e diresse le indagini che hanno poi dato vita al processo per le presunte tangenti sulla metanizzazione dell’isola d’Ischia. Scafarto è il testimone principale della pubblica accusa, quello che guidò la lunga attività d’intercettazione, sia telefonica che ambientale, nei confronti  degli imputati Giosi Ferrandino, Silvano Arcamone (ieri entrambi presenti in aula) e il fratello del sindaco d’Ischia, l’avvocato Massimo Ferrandino. Quest’ultimo è prevalentemente  coinvolto nel “ramo” modenese dell’inchiesta, dove sono imputati anche i vertici della cooperativa emiliana chiamata a realizzare la rete metanifera sulla nostra isola. Proprio il “doppio binario” sul quale  si sta svolgendo questo processo, tra Modena e  Napoli, ha avuto qualche conseguenza anche ieri, quando il pubblico ministero si è vista respingere  alcune  domande riguardanti i presunti fondi neri creati dalla società  Cpl all’estero, segnatamente in Tunisia. Il Presidente Pellecchia ha ritenuto legittime le rimostranze del collegio difensivo composto dagli avvocati Tortora, Vignola, Furgiuele e Guida, anche ieri presenti al gran completo, e ha circoscritto l’ambito delle potenziali domande alla controversa convenzione  stipulata tra la cooperativa  e l’hotel di proprietà della famiglia del sindaco, e alle presunte  assunzioni caldeggiate nell’ambito dei lavori di metanizzazione. Le intercettazioni scaturite in oltre due anni d’attività d’indagine sono state dunque al centro dell’udienza, iniziata verso le 13 e terminata quando ormai si approssimavano le 16. Non è stato quindi possibile procedere al controesame da parte della difesa, rinviato al mese prossimo. Le domande iniziali del pubblico ministero hanno delineato gli inizi dell’attività d’intercettazione, che a livello “ambientale” ha avuto come fulcro l’ufficio di Francesco Simone, all’epoca dei fatti responsabile delle relazioni istituzionali della Cpl, mentre subito dopo anche quello del presidente Casari veniva messo sotto controllo. Soltanto successivamente si decise di porre sotto intercettazione telefonica le utenze dell’avvocato Massimo Ferrandino, del fratello e dell’allora responsabile dell’Utc Arcamone. Il capitano ha anche illustrato il complesso lavoro di identificazione dei soggetti protagonisti nelle telefonate.

LA METANIZZAZIONE SULL’ISOLA. La pubblica accusa ha poi concentrato l’attenzione sul rapporto tra il sindaco d’Ischia e i suoi colleghi isolani, allo scopo di delineare il contesto in cui nacque e si sviluppò la metanizzazione dell’isola. In aula sono state lette e a volte sintetizzate numerose conversazioni. In una, svoltasi negli uffici romani della Cpl tra l’avvocato Massimo Ferrandino e Nicola Verrini, componente di primo piano della società: durante la conversazione emergeva l’interessa della cooperativa emiliana ad estendere la metanizzazione a tutti i comuni facenti parte del consorzio istituito nel 2004. Un consorzio dal quale il Comune di Forio, all’epoca guidato da Franco Regine, si tirò fuori nel 2006. In un passaggio, Massimo suggerisce di contattare direttamente Giosi per fare pressione sugli altri sindaci: a Lacco Ameno, ad esempio, l’adesione al progetto tardava ad arrivare: viene citata un’intercettazione dell’agosto 2013 tra Verrini e Polizio (referente Cpl per la zona di Salerno), in cui ci si lamenta di tale ritardo, dovuto anche a un dirigente comunale lungamente assente per malattia. Dalla conversazione emerge anche la “fretta” della società, che ha necessità di completare l’opera nel minor tempo possibile. Ecco perché, quando alla guida di Forio subentra l’attuale sindaco Del Deo, che esprime il desiderio di “rientrare” nell’accordo di programma tra i comuni, la Cpl aumenta la pressione sul sindaco di Ischia per l’estensione del progetto. Il primo cittadino foriano avrebbe voluto tentare la carta del project financing, dopo un incontro coi vertici Cpl e una riunione con Giulio Lancia. Quest’ultimo era il responsabile dell’area tecnica della società per Campania e Abruzzo, oltre che capocommessa sul progetto-Ischia, e curava i rapporti con gli altri Comuni. Il mancato “ok” di Lacco Ameno avrebbe impedito l’ottenimento dei fondi statali per le opere nell’Italia meridionale.  La sua fretta di chiudere l’accordo, tuttavia, e nonostante la buona disposizione di Del Deo verso un reinserimento di Forio nel progetto, si scontrò con il suggerimento dei tecnici del comune del Torrione, Raia e De Girolamo, che sconsigliarono a Del Deo la strada del project financing proposta dalla Cpl a favore di un normale bando di gara, cosa che comportava un notevole allungamenti dei tempi. Con grande disappunto della Cooperativa. In un’altra intercettazione emergerebbe, secondo la pubblica accusa, l’intenzione del sindaco Ferrandino di assumere operai e impiegati durante i lavori di metanizzazione, ma a quanto pare il moltiplicarsi delle voci in tal senso avrebbe imposto una certa cautela su questo fronte. Secondo il capitano Scafarto, Verrini non avrebbe posto obiezioni suggerendo al sindaco di parlare direttamente col Presidente Casari.

IL  CONTRATTO DI CONSULENZA. Uno dei fondamenti dell’accusa è il contratto di consulenza firmato dall’avvocato Massimo Ferrandino con la Cpl, che secondo il p.m. costituiva una “moneta di scambio” tra Casari e Giosi Ferrandino. In una intercettazione dell’agosto 2013, l’avvocato rivendicava il proprio ruolo risolutivo per la metanizzazione a Ischia: rivendicazione che sarebbe servita per ritoccare il compenso mensile previsto dall’inusitato contratto di consulenza, portandolo da 2500 a 4000 euro al mese. Poche settimane dopo, Francesco Simone in una telefonata scherzosamente dice: «Da quando hai avuto il nuovo contratto non pensi più a noi».    Negli uffici romani della società, Simone, Casari e Massimo si chiedevano come avessero fatto i Carabinieri a capire che quest’ultimo fosse un loro consulente. Il pubblico ministero Carrano aveva  intenzione di approfondire l’aspetto dell’esistenza di fondi neri e di società di comodo all’estero ma, come abbiamo anticipato in apertura, il Tribunale ha accolto l’opposizione della difesa.            Del resto,                 il presidente Pellecchia ha ammesso la “patologia di   fondo” di questo processo, spezzato in due tra Emilia e Campania. In pratica, secondo l’accusa si assisteva a una catena di pressioni: Lancia premeva su Verrini per ottenere l’adesione di Lacco e Casamicciola, necessaria per l’assegnazione dei finanziamenti pubblici, e a sua volta Verrini premeva su Massimo (e sul fratello) per ottenere tale         risultato.

LE ELEZIONI EUROPEE 2014. L’ultimo aspetto analizzato tramite la testimonianza del capitano Scafarto è quello relativo all’appoggio che Francesco Simone avrebbe garantito a Giosi Ferrandino nella campagna elettorale per le elezioni europee del 2014, dove il sindaco di Ischia risultò il primo dei non eletti. In particolare, Simone avrebbe cercato di procacciare voti in alcune regione del sud Italia, Puglia compresa (dove si valutava di poter ottenere circa 5mila consensi). Uno dei canali sarebbe stato quello dell’ambasciata d’Albania, per riuscire a ottenere circa diecimila voti tra i cittadini originari di quello Stato. Anche ieri è stata citata la presenza di Massimo D’Alema a Ischia e i presunti “scambi” tra l’ex presidente del Consiglio e la Cpl, in ottica di appoggio alla candidatura europea del sindaco di Ischia.
Il controesame del testimone è stato fissato per il 20 dicembre alle ore 12.

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