CRONACA

LA CRONISTORIA Le rivelazioni de “Il Golfo”, poi denunce e indagini

Correva il novembre 2016 quando il nostro giornale per primo – e tre mesi prima che deflagrasse l’attività di indagine – raccontò di uno strano intreccio sul web, che peraltro partiva da lontano, anche geograficamente parlando. Tutto iniziò col sospetto che una sedicente ischitana (almeno a giudicare dal finto cognome) avesse preso praticamente tutto di una giovane comasca, partendo naturalmente dall’identità. Irene De Luise era un nome di fantasia, quello di A.A. era reale e faceva riferimento ad una ragazza all’epoca 24enne sofferente di fibrosi cistica. Irene di A. aveva preso anche la sua malattia, senza che la diretta interessata ne sapesse nulla, fino a quando una persona di sua conoscenza con una telefonata non la mise in allerta. E qui, a quanto pare, si accesero la spia rossa e il conseguente “allarme”.

Scattò la segnalazione ai social e il profilo “pezzotto” venne immediatamente oscurato. A rendere più complicata la situazione anche il fatto che pure un secondo profilo fake, facente riferimento ad una certa Anita Monti, “clonasse” in tutto e per tutto l’esistenza di un’amica della ragazza lombarda, tale A.P. La stessa A.A. – che in passato era stata pure in vacanza sulla nostra isola – all’epoca esternò il suo stupore sul suo profilo social scrivendo: “Ragazzi, aiutate me e A.P. a segnalare questi profili falsi! Una persona con una mente deviata sta utilizzando la nostra immagine per contattare uomini e ricattarli sessualmente. Ha addirittura creato falsi profili fb (le nostre amiche, il mio fidanzato) per rendere la cosa ancora più verosimile. Peccato che quando sono in ospedale ci sono per le mie cure e non per finte storie inventate. Grazie a dio il mio papà è ancora vivo. Che vergogna, che schifo. Aiutateci!… Mi curo giornalmente con terapie molto pesanti e sono molto spesso in ospedale. Creo eventi di beneficenza ogni anno per la mia malattia, sono a capo della Delegazione di Dongo e mi batto per la ricerca. Utilizzo la mia immagine per sensibilizzare sulla malattia, per far capire quanto sia importante conoscerla e quindi non rischiare di trasmetterla ai figli (in Italia 1 persona su 25 è portatrice sana e può quindi trasmettere il gene mutato ai figli)”. E insomma all’epoca non c’erano dubbi sul fatto che l’epicentro di questa storiaccia fosse proprio la nostra isola.

Di lì a poco, dopo il nostro servizio giornalistico, ecco che arrivarono le denunce sporte presso il commissariato. Ci volle poco all’epoca per intuire che – al netto di responsabilità penali che la magistratura ha come detto escluso – il “filone” fosse lo stesso sul quale si era fiondato Il Golfo. Il resto è riportato nella richiesta del pm, con l’iniziale iscrizione nel registro degli indagati di A.S., individuata come la figura femminile che avrebbe letteralmente imperversato sul web rendendosi artefice di una serie di ricatti sessuali messi a segno utilizzando falsi profili facebook. Lei, moglie di un allora cameriere di un accorsato bar del Centro di Ischia, fece parlare ovunque, con tutti che morbosamente andavano a caccia della sua identità. Ma ancor di più c’era tanta curiosità su coloro che risultavano le vittime del ricatto, personaggi in vista e appartenenti alla Ischia Bene. Il primo passo fu proprio la nomina dei suoi difensori di fiducia, prima dell’istanza avanzata al Tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro del materiale. Il resto, poi, è storia recente.

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