Statistiche
CRONACAPRIMO PIANO

La DAD tra luci e ombre, microfono agli studenti “interrotti”

Viaggio de Il Golfo tra i giovani ragazzi delle scuole superiori isolane: quattro storie che raccontano quanto sia stata difficile, complessa e (si spera) irripetibile l’esperienza della didattica a distanza. Tra una serie di problemi di ordine non soltanto didattico ma anche pratico

Abbiamo intervistato quattro giovanissimi ragazzi delle scuole superiori isolane, rispettivamente rappresentanti degli studenti degli istituti “Mattei”, “Telese”, “Mennella” e del “Liceo Statale Ischia”, ed abbiamo chiesto loro conto della esperienza vissuta in DaD, sottolineandone pregi ed evidenti carenze e criticità, di com’è mutato il rapporto sociale del gruppo classe e di come hanno vissuto il primo lockdown ed il secondo stop di settembre. Ci siamo poi confrontati sul nuovo rapporto telematico tra studenti e docenti, sulle proposte che gli studenti hanno o avrebbero voluto avanzare per migliorare l’esperienza scolastica durante questo periodo, sulla socialità interrotta a tempo indeterminato e sui disagi che ne sono conseguiti.

Noemi Mazzella, “Liceo Statale Ischia”

Noemi Mazzella
Noemi Mazzella

“Io ho percepito le maggiori difficoltà e carenze della didattica a distanza nel digital divide, ossia nella disparità tra chi ha accesso alle tecnologie informatiche e chi invece ne è escluso per problemi economici e di reddito, mancanza di collegamento internet a banda larga stabile, il possesso di un unico PC in famiglie numerose e spazi non idonei per seguire le lezioni da casa. La DaD la vedo pertanto come una realtà classista, dove le differenze tra chi se la può permettere e chi no vengono clamorosamente a galla con la scomparsa delle pari opportunità offerte nella scuola in presenza. Nonostante questo, per fortuna la nostra scuola ci è venuta comunque in contro con la distribuzione, per quanto possibile, di computer agli studenti. I docenti credo che si siano comportati come in classe, anche se poi dipende dall’esperienza soggettiva di ognuno: in alcuni casi, infatti, con gli studenti è mancata la comprensione da parte dei professori. Una cosa che non accetto è il fatto che si dica che in DaD noi studenti non abbiamo fatto nulla e che non siamo preparati: in realtà abbiamo studiato anche di più degli anni precedenti e ci siamo impegnati tutti tantissimo.Noi studenti abbiamo dato il massimo. Molti di noi hanno sfogato le difficoltà e la disperazione del momento proprio nello studio, non potendo fare altro, reclusi in casa per mesi. Il ritorno in classe è stata poi un’emozione grandissima: avere tutti i miei compagni di fronte è stato bellissimo ed ho avvertito il sostegno di tutti. Ciò che è mancato nel rientro in classe è stata l’organizzazione e la programmazione da parte delle istituzioni, nessuno di noi era pronto a tornare e tutte le rigorose regole sanitarie che ci vengono imposte a scuola, a tutto ci fanno pensare tranne che a una situazione di normalità. Ora ci sentiamo addirittura più in gabbia di prima, in parte. Con il rientro in classe io penso che sia molto più difficile fare le lezioni in modalità sincrona con il 50% degli studenti di una classe in presenza ed il resto a distanza, si incontrano molte difficoltà soprattutto con la connessione internet e con l’interazione con il docente ed è quindi meglio avere l’intera classe in presenza alternandoci in DaD con le altre classi dell’istituto. Non tutte le scuole sono attrezzate tecnologicamente al meglio per fornire la didattica telematica dalla classe, mancando spesso anche una connessione internet stabile. Vorrei dire anche che ho trovato come una mancanza di rispetto verso gli studenti ed i docenti il fatto che il governo ha ripetutamente chiuso e aperto le scuole, senza una visione e senza chiarezza. La scuola si organizza in modo diverso, non dal sabato al lunedì, considerando il tutto come un cancello da aprire e chiudere con facilità. Io dico viva la scuola perché è il luogo in cui ci si forma, si cresce e si capisce come va il mondo, è un luogo che va tutelato e protetto dove i giovani devono crescere”.

Valerio D’Ambra, Istituto Tecnico “E. Mattei”

Valerio D'Ambra
Valerio D’Ambra

“Le difficoltà principali con la DaD si sono presentate a marzo scorso, quando sia noi che i docenti ci siamo dovuti approcciare ai nuovi strumenti tecnologici per la didattica senza averli mai utilizzati ma gli studenti (più che i professori) si sono abituati abbastanza velocemente e i docenti ci hanno compreso. Ritengo poi che chi ha voglia di studiare non si fa fermare dalla DaD, nonostante le difficoltà. Devo comunque dire che la didattica a distanza ci ha comunque inevitabilmente penalizzato sul piano sociale e psicologico, non avendo avuto noi studenti le stesse possibilità del passato di poter parlare tra di noi, di poterci confrontare, sfogare ed aiutare a vicenda. La socializzazione è mancata tantissimo e ne abbiamo avvertito tutti i disagi. Ai primi di marzo scorso, quando la Campania divenne zona rossa, noi rappresentanti degli studenti scrivemmo una lettera ai sei sindaci isolani chiedendo loro di farsi portavoce presso la Regione della nostra richiesta di ottenere un cambio di colore per Ischia, che essendo un’isola ed avendo un basso numero di contagi ci avrebbe consentito il rientro in classe. Abbiamo evidenziato tutti i nostri disagi relativi alla mancanza di socialità e alla nostra esperienza di didattica a distanza ma purtroppo nessun sindaco ci ha degnato di risposta. Per il rientro in classe abbiamo presentato immediatamente delle richieste al Sindaco di Casamicciola affinché il rientro al 100% degli studenti avvenisse in sicurezza ed in maniera organizzata ed abbiamo con piacere avuto supporto soprattutto dal Sindaco Ferrandino”.

Ads

Ivan Zavota, IPS “Telese”

Ads
Ivan Zavota
Ivan Zavota

“La peggior criticità che abbiamo incontrato durante questa esperienza in DaD è stata lo scoprire l’inadeguatezza dei docenti che hanno creato a noi studenti disagi nel rapporto con gli stessi e hanno scaricato su di noi tutte le responsabilità della loro mancata capacità nell’utilizzo delle tecnologie. Nonostante questo, ritengo che la DaD in una situazione di emergenza possa in parte comunque sostituire la didattica in presenza, chi vuole studiare studia in ogni situazione anche convivendo con i disagi che questo sistema indubbiamente produce. La socializzazione è certamente mancata molto, il rapporto sincero tra gli studenti è mutato radicalmente. Il rientro in classe invece è stato molto particolare perché ha comunque messo in evidenza il fatto che l’organizzazione scolastica generale fa acqua da tutte le parti, così come durante la didattica a distanza: a due settimane dall’apertura delle scuole abbiamo già molte classi in isolamento e non capisco perché si sia deciso di far tornare in presenza il 50% della popolazione scolastica e non della popolazione classe. Ciò che deve essere tenuto sotto controllo è il contesto della classe e non quello dell’intero istituto, ed avendosi in tal modo classi con tutti gli studenti presenti, è impossibile tenere il metro di distanza, obbligare tutti a tenere la mascherina alzata per cinque ore di fila e garantire tutte le norme di sicurezza. Per quanto riguarda il primo lockdown personalmente l’ho vissuto abbastanza serenamente e non mi è pesato eccessivamente; ciò che mi è pesato è stato il continuo apri-chiudi delle scuole senza alcuna certezza o organizzazione, dopo un’estate in cui era in vigore una sorta di liberi tutti. Il governo, su cui grava la responsabilità delle scuole, ha gestito e continua a gestire la situazione scolastica in modo pessimo: si sono tenute chiuse le scuole quando era possibile incontrarsi fuori scuola e successivamente si sono aperte le scuole in zona rossa, un’assurdità insomma. Imputo pertanto al governo e alle istituzioni scolastiche una totale mancanza di visione e adeguata pianificazione, che scarica su di noi tutte le relative conseguenze. Grazie agli studenti del Mattei abbiamo organizzato una protesta per non tornare in classe soltanto per l’ultimo mese di scuola, non avendo questa decisione del governo alcun senso, e per terminare l’anno in DaD. A febbraio chiedemmo invece di tornare in presenza, ma perché erano i tempi giusti per farlo e ce n’erano tutti i presupposti; ora il tempismo utilizzato è completamente sballato. Ad ogni modo, puntualmente, ai giovani viene data la colpa di tutto: protestiamo per tornare a scuola e siamo irresponsabili, protestiamo per non tornare e siamo la rovina del Paese; non è accettabile che tutta la frustrazione della classe dirigente venga scaricata su noi giovani. Addirittura, abbiamo subito un duro attacco e degli insulti immeritati da un genitore di un alunno appartenente alle forze dell’ordine; inaccettabile. Noi studenti ringraziamo ad ogni modo le amministrazioni isolane per la loro vicinanza e per il loro supporto alle nostre richieste ma le accusiamo certamente di non prendere mai posizione in modo netto.Lancio qui un messaggio: con il Progetto E poi ritorniamo andremo a proporre un progetto alle istituzioni per promuovere la digitalizzazione in relazione all’istruzionee io dico viva la scuola perché abbiamo capito in questi mesi quanto siano importanti questi anni dell’adolescenza che dobbiamo vivere appieno senza lasciarci condizionare”.

Emanuel Bevilacqua, IIS “C. Mennella”

Emanuel Bevilacqua
Emanuel Bevilacqua

“La DaD è un’esperienza che non avevamo mai vissuto e chiaramente sia gli studenti che i professori hanno incontrato sin da subito grosse difficoltà, però, per fortuna, almeno nel mio istituto siamo riusciti col tempo ad imparare a gestire la nuova modalità di didattica e abbiamo avuto buoni risultati. La maggior parte dei professori hanno compreso le nostre difficoltà e sono venuti in contro alle nostre esigenze. Una delle nostre proposte è stata chiaramente quella di chiedere il ritorno in presenza del 50% della classe ed evitare classi con tutti gli alunni in presenza. Da parte delle istituzioni la situazione in relazione all’istruzione è stata gestita sicuramente male: sinceramente penso che inizialmente si sia fatto bene a chiudere le scuole, ma a settembre non dovevano essere riaperte immediatamente. Una colpa del governo è stata certamente quella di aver dimenticato il mondo della scuola e di aver dimenticato soprattutto noi giovani e le nostre esigenze”.

.

Articoli Correlati

0 0 voti
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Visualizza tutti i commenti
Back to top button
0
Mi piacerebbe avere i vostri pensieri, per favore commentatex
()
x