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La denuncia: covid a Procida, servizio da medio evo

Il disagio di un malato isolano raccontato dalla emozionata ed emozionante penna del medico e scrittore Giacomo Retaggio che racconta gli intollerabili ritardi dell’USCA di Ischia

Nella giornata di ieri, a tenere alta l’attenzione sui social, il disagio di un malato covid raccontato, dalla emozionata ed emozionante penna, del dott. Giacomo Retaggio, medico e scrittore. “Alcuni giorni fa una mia vicina di casa, insegnante accusa un po’ di febbre e mal di gola. Mi telefona perché, essendo stato il suo medico per una cinquantina di anni, sono rimasto per lei e la sua famiglia una sorta di punto riferimento. Le consiglio di sottoporsi a tampone per il covid.

Non si può mai sapere! Difatti il tampone risulta positivo. Le consiglio di farlo praticare anche al marito che si attiva subito, ma il suo medico gli dice che non è il caso e conviene aspettare qualche giorno(!) dopo qualche giorno anche il marito risulta positivo come era prevedibile, I due si chiudono in casa, senza nessun contatto esterno. Passa ancora qualche giorno e nuova telefonata a me. Mi accorgo, per telefono, che lui ha una certa dispnea, vale a dire un po’ di affanno nel parlare. Gli consiglio di farsi praticare per lo meno una radiografia del torace. Telefona all’ospedale, qui a Procida, e si sente rispondere che, trattandosi di un ammalato covid, non gliela possono fare. Bisogna che si rivolga all’U.S.C.A di Ischia, che una sorta di unità creata apposta per i malati covid, anche per la cura domiciliare. Nel frattempo io comincio ad entrare in fibrillazione perché, mi chiedo, se questi va in insufficienza respiratoria. alla luce delle sue patologie preesistenti, io che ci posso fare? E’ un ammalato che potrebbe aver bisogno di essere intubato e sottoposto a respirazione assistita in sedazione da un momento all’altro. E queste cose io le so bene perché sono stato anestesista – rianimatore per più di trent’anni. In ogni caso occorre il ricovero ospedaliero, in terapia intensiva. E qui comincia il balletto: arriva un’equipe del 118 procidano, prescrive una terapia e dice di non poterlo trasportare perché l’autoambulanza non è idonea per gli ammalati covid. Dell’USCA, chiamata già da diversi giorni nemmeno l’ombra fino a questo momento in cui sto scrivendo.

Mi dicono che forse verranno da Ischia nel pomeriggio. Forse…. Ora io mi chiedo: è mai possibile che in un paese civile, “capitale della cultura” peraltro, si debbano fare tutte queste “angarelle” attorno ad un ammalato serio come questo? E’ mai possibile che nessuno abbia pensato di istituire anche a Procida una Unità Covid? Ci sono decine di letti vuoti presso il nostro Ospedale, ma a chi e a che servono? Ora, mettiamo il caso che questo ammalato fosse andato in insufficienza respiratoria acuta, come era probabile, ci sarebbe stato il tempo di arrivare per lo meno al Rizzoli di Ischia? Questi interrogativi angoscianti e senza risposta mi mettono in crisi e mi fanno convincere sempre di più che a Procida c’è ancora molto, ma molto da fare. Altro che “isola della cultura”! E dire che per questa ultima cosa anche io mi sono battuto molto. Ma poi penso che la cultura non esclude una quanto meno normale assistenza sanitaria. Anzi!….”

Qualche ora dopo il Dott. Retaggio ha scritto un nuovo post: “Sempre a proposito del mio post di qualche ora fa sull’ammalato covid, proprio in questo momento il figlio del paziente mi riferisce che l’USCA non sarebbe venuto oggi da Ischia. Mi riferisce anche che loro si sono rivolti al sindaco Dino Ambrosino che si è impegnato ad intervenire presso l’USCA. Pare che in seguito a questo intervento, dopo una brutta telefonata con i parenti dell’ammalato da parte dell’USCA, che li incolpava di essersi rivolti al sindaco, pare che vengano nel pomeriggio. Ditemi voi se questa non è una procedura da medio evo!”

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