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La denuncia di uno stagionale: «Siamo un esercito di schiavi sfruttati e sottopagati»

di Sara Mattera

ISCHIA –«Avviso  importante: condizioni di lavoro disumane, oltre 10 ore di lavoro al giorno senza contributi.  Promettono lavoro a tempo indeterminato con bonus extra, ma poi fanno scarica barile tra direttore e portiere. Meglio chiedere la carità in strada che andare a lavorare in una topaia simile».  È questo il messaggio che è cominciato a circolare nella giornata di ieri  sul gruppo  facebook “Cerco- offro lavoro ischia”. A diffonderlo un cittadino isolano che ha voluto denunciare le disdicevoli condizioni in cui è stato costretto a lavorare per mesi presso una nota struttura ricettiva alberghiera ubicata nel Comune di Ischia.  Il post nel giro di poche ore ha trovato l’appoggio e la condivisione di tanti internauti che hanno avuto la  medesima “sfortuna” di lavorare presso l’albergo in questione e che non è, quindi, risultato, essere nuovo a pubbliche vertenze e malumori da parte di ex dipedenti, tratti in inganno da promesse di impiego estremamente vantaggiose, ma rivelatisi poi tutt’altro che veritiere.

Un’ accorata denuncia quella diffusa dal nostro concittadino che sembra però racchiudere, in poche righe, quella che oggi è diventata la realtà infelice, ormai consolidata, per quanti lavorano nel settore stagionale di Ischia.  Sono tante, infatti, le strutture alberghiere presenti sul nostro territorio nelle quali i dipendenti lavorano più di otto ore al giorno con un salario per nulla soddisfacente. Sempre che, ammesso e non concesso, si venga pagati.  Ancora oggi, infatti, a ormai  4 mesi dalla chiusura della stagione turistica estiva, molti sono ancora i lavoratori del settore che debbono ancora ricevere gli stipendi arretrati. «Lavoro come cameriere in albergo – ci racconta Francesco, un nostro concittadino –  negli ultimi tre anni, ho avuto modo di lavorare in diverse strutture ricettive isolane, sempre per più di otto ore al giorno e mal pagato. Ho capito che ormai gli albergatori usano tutti lo stesso copione. Ti sfruttano, ti pagano con mesi di ritardo e in alcuni casi finisce che la liquidazione della stagione precedente te la fanno ad inizio della stagione successiva.  Io sto ancora aspettando che mi paghino lo stipendio di settembre. La nostra categoria ormai è completamente bistrattata». «Ho lavorato come portiere in albergo – ci dice, invece, Giovanni – lavoravo per 12 ore al giorno, ma venivo pagato come se ne lavorassi sei.».  E ancora, Alessandra, impiegata in altra mansione, ci  racconta: «Quest’ estate ho lavorato come massaggiatrice in una nota struttura alberghiera dell’isola. Dopo quattro mesi non avevo ancora visto il mio stipendio, nonostante mi avevano detto che per contratto mi avrebbero pagato 600 euro al mese per lavorare dal lunedì al venerdì. Per avere il mio stipendio ho dovuto minacciare il proprietario di rivolgermi ad un avvocato. Alla fine mi hanno pagato ma da quel giorno non mi hanno più chiamato».

Dal cameriere, al cuoco, dal portiere al massaggiatore, insomma, la storia non cambia e le voci di chi lavora come dipendente nelle più note strutture alberghiere isolane si uniscono all’unisono in un coro di malcontento che si sta diffondendo sempre più a macchia d’olio con gli albergatori, che da parte loro, giustificano le ore surplus di lavoro e i pagamenti in ritardo adducendone la colpa agli enormi costi che il gestire una struttura alberghiera richiede.  Negli ultimi anni, infatti, sempre più imprenditori hanno effettuato un drastico taglio sul numero dei dipendenti da impiegare nelle proprie strutture, con la diretta conseguenza che chi trova impiego nel settore stagionale è costretto a fare il doppio del proprio lavoro, pur venendo pagato con basso stipendio. Tasse troppo alte e  un mancato  ed adeguato slancio turistico a parte, gli stagionali continuano ad essere vessati e bloccati da questa situazione critica e  purtroppo, spesso e volentieri, nonostante le indicibili condizioni in cui sono costretti a lavorare, non possono neppure denunciare il proprio datore di lavoro per timore di aver ripercussioni sulla propria carriera lavorativa sul territorio isolano. «Purtroppo- ci dice ancora  Francesco-  molti di noi non scelgono di denunciare per paura di non riuscire più a trovare impiego nelle strutture alberghiere isolane. Molti sono padri o madri di famiglia che non possono di certo permettersi di fare la valigia e andare a cercare lavoro in un altro posto. Siamo in un’ isola quindi le cose su di una persona si vengono a sapare facilmente. Per questo si preferisce tacere e sottostare ad un certo regime lavorativo  piuttosto che ricorrere alle vie legalo, anche se è ingiusto. E questo purtroppo facilita le cose agli albergatori che continuano a fare finta di  nulla». Insomma,  se da una parte  pur vero che oggi in tutta Italia trovare un lavoro redditizio  a condizioni vantaggiose sembra essere diventata ormai un’utopia,  d’altro canto, il comparto stagionale è quello che va per la maggiore sul nostro territorio e il modus operandi di tanti imprenditori  non è altro che lo specchio della deriva occupazionale verso cui sta inesorabilmente andando la nostra isola.

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