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La depressione, il male oscuro del nostro secolo

di Marco Gaudini

Ci sono molti nomi, per definire questa malattia sempre più diffusa, e molte volte causa di tragici e drammatici epiloghi, come nel caso recente di Tommaso Barbieri, che si è tolto la vita impiccandosi con una corda da una trave della sua abitazione. Un gesto incomprensibile, che ha gettato nello sconforto non solo i suoi familiari, ma un’intera comunità. Un gesto, che purtroppo non è nuovo per la nostra isola, e che riaccende nuovamente i riflettori su quello che è stato definito dallo scrittore Giuseppe Berto “Il male oscuro”, da cui prende il nome l’omonimo libro. La depressione, infatti, colpisce indiscriminatamente senza fare distinzioni di età, razza ed estrazione sociale. La persona si chiude in se stessa, si distacca dalla realtà che lo circonda ed entra in quella fase che tutti conosciamo con il nome di questa malattia. Liquidata in passato come una forma di “esaurimento nervoso” o curata come una manifestazione minore di disagio psicologico, la depressione si è rivelata una vera e propria patologia da primato; è stata, infatti, definita “la malattia del nuovo secolo”. Il depresso si sente inadeguato dinanzi alle continue e molteplici richieste della società contemporanea; vive con fatica, con crescente ansia la vita quotidiana fino a giungere alla classica stanchezza di se stesso che lo svuota dall’interno, lo blocca nell’angoscia e lo immerge in sentimenti negativi. E’ come se il depresso, pur conducendo una vita apparentemente normale, fosse bloccato in una dimensione che il suo cervello ha creato ad hoc. La depressione non sfocia sempre in suicidio; ci sono cure che riescono a guarire o comunque migliorare molto i disturbi dell’umore. Esistono terapie innovative, sia farmacologiche, sia di semplice supporto psicologico, che riescono a fornire un valido aiuto al malato. Le prime avvisaglie non sono sempre facili da riconoscere. Normalmente il fattore scatenante è facilmente individuabile in un evento esterno che la persona valuta e sente come perdita importante e inaccettabile, ma nelle ricadute successive gli eventi scatenanti sono difficili da identificare perché spesso si tratta di questioni “interne” all’individuo. Da tenere d’ occhio,quindi, i soggetti particolarmente sensibili ,che in generale, solo quelli maggiormente predisposti a vivere almeno una volta nella loro vita una crisi depressiva acuta.

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