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CULTURA & SOCIETA'

La devozione per San Biagio a Ischia parte dalla chiesa cattedrale. I miracoli del mal di gola, i tortanelli e San Bias e… “’o sole pe’ case”

San Biagio è stato il Santo molto venerato in passato in Cattedrale a Ischia Ponte per via del fatto che lo si invocava per la guarigione della gola e perché si era anche attratti da un a bella statua che lo raffiguravanelle vesti di vescovo troneggiante nella chiesa madre che noi negli anni della fanciullezza frequentavamo assiduamente.

San Biagio per noi e per gli altri del Borgo ha rappresentato tante cose: la fede in primis, i tortanelli benedetti venduti fuori la chiesa da personaggi caratteristici indimenticabili del tempo (Giovanniello ‘e milan, Marialuigia ‘a pelessa, Massarella ‘a panettera, i fornai Conte, Barile e Failuccio ‘a Vigna), la distesa dei lumini che i devoti di San Biagio accendevano ai piedi del Santo sul freddo pavimento di marmo grigio della Cattedrale imbrattando di cera consumata tutto lo spazio dove ardevano le rosse fiammelle votive, la certezza che l’inverno stesse passando e che avevamo davanti una primavera che prima o poi sarebbe venuta forti del popolare detto “San Bias ‘o sole pe’ case” che per noi e per gli altri era quanto dire. Infine il giorno di “vacanza” a scuola che i genitori (non tutti) autorizzavano per… devozione a San Biagio.

Molti di noi nel registro parrocchiale delle nascite in Cattedrale vantavamo la registrazione di un secondo nome accanto a quello ufficiale. Il secondo nome storico era proprio quello di Biagio. Per tanto, ci siamo sempre chiesti: come mai, fra i tanti santi protettori comprese le madonne, onorati con festeggiamenti solenni dentro e fuori della chiesa ove il santo è venerato, il nostro San Biagio della Cattedrale non viene festeggiato allo stesso modo con processione per le vie del paese, con banda musicale al seguito e fuochi d’artificio come da tradizione ? – Sicuramente San Biagio della Cattedrale lo avrebbe meritato. La sua storia di certo non è arrivata a noi ricca di di episodi ed eventi che l’ha visto assai perseguitato dai governati del suo tempo, nonostante fosse personaggio di tutto rispetto. Vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste in Armenia (Asia Minore), Biagio era medico e venne nominato vescovo della sua città. A causa della sua fede venne imprigionato dai Romani.

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Durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana; per punizione fu straziato con i pettini di ferro, che si usano per cardare la lana. Morì decapitato. San Biagio muore martire tre anni dopo la concessione della libertà di culto nell’Impero Romano (313). Una motivazione plausibile sul suo martirio può essere trovata nel dissidio tra Costantino I e Licinio, i due imperatori-cognati (314), che portò a persecuzioni locali, con distruzione di chiese, condanne ai lavori forzati per i cristiani e condanne a morte per i vescovi. Pochissimo si sa sulla vita del santo. Le poche storie sulla biografia dell’armeno sono state tramandate prima oralmente e poi raccolte in agiografie, come in quella famosa di Camillo Tutini, Narratione della vita e miracoli di S. Biagio Vescovo e Martire (Napoli, 1637). Nel sinassario armeno, al giorno 10 febbraio, si legge uncompendio della vita del santo che recitava così:

«Nel tempo della persecuzione di Licinio, imperatore perfido, san Biagio fuggì, ed abitò nel monte Ardeni o Argias; e quando vi abitava il santo, tutte le bestie dei boschi venivano a lui ed erano mansuete con lui, egli le accarezzava; egli era di professione medico, ma con l’aiuto del Signore sanava tutte le infermità e degli uomini e delle bestie ma non con medicine, ma con il nome di Cristo. E se qualcuno inghiottiva un osso, o una spina, e questa si metteva di traverso nella gola di lui, il santo con la preghiera l’estraeva, e sin da adesso ciò opera; se alcuno inghiotte un osso, o spina, col solo ricordare il nome di S. Biagio subito guarisce dal dolore. Una povera donna aveva un porco, il quale fu rapito da un lupo; venne la donna dal Vescovo, e con pianto gli fece capire come il lupo aveva rapito il suo porco; allora il Santo minacciò il lupo, e questo rilasciò il porco. Fu ad Agricolao accusato il Vescovo, il quale mandò soldati, che lo condussero avanti ad esso; il giudice gli fece molte interrogazioni, ed egli in tutta libertà confessò, che Cristo era Dio, e maledisse gli idoli, e i loro adoratori, e però subito fu messo in prigione. Sentì la vedova, che il Vescovo era stato messo in prigione, uccise il porco, cucinò la testa e i piedi d’esso, e gli portò al Vescovo con altri cibi e legumi: mangiò il Santo, e benedisse la donna, e l’ammonì, che dopo la sua morte ciò facesse ogni anno nel giorno della sua commemorazione, e chi ciò facesse in memoria di lui sarebbe la sua casa ricolma d’ogni bene.

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E dopo alcuni giorni levarono il santo dalla carcere, e lo portarono davanti al giudice, e confessò la sua prima confessione, e chiamò gli idoli demoni, e gli adoratori degli idoli chiamò adoratori del demonio. Si sdegnò il giudice: legarono il Santo ad un legno, e cominciarono coi pettini di ferro a stracciargli la carne, e appresso lo deposero e portarono in carcere. Sette donne lo seguirono, le quali col sangue del Santo ungevano il loro cuore e volto: i custodi delle carceri presero le donne, e le portarono al giudice, e le sante donne confessarono, che Cristo era Dio; furono rilasciate; ma le donne non contente di ciò andarono dagli idoli, e sputarono esse in faccia, e racchiusi tutti in un sacco, e quello legato fu da esse gettato in un lago.

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Ciò fatto tornarono al giudice dicendogli: «Vedi la forza dei tuoi dei, se possono uscire dal profondo lago.» Comandò il giudice, che si preparasse il fuoco, e piombo liquefatto, spade, pettini di ferro, ed altri tormenti; a dall’altra parte fece porre tele di seta, ed altri ornamenti donneschi d’oro, d’argento e disse alle donne: «Scegliete quel che volete.» Le donne pure gettarono le tele nel fuoco, e sputarono sopra gli ornamenti. Si sdegnò il giudice, e comandò che si apprendessero, e con pettini di ferro fece dilacerare il corpo, e poi le gettarono nel fuoco, da cui uscirono illese, e dopo molti tormenti tagliarono ad esse la testa, e così consumarono il martirio. Ma il Santo Biagio lo gettarono nel fiume, ed il Santo si sedette sopra l’acqua quasi sopra un ponte.

Entrarono nel fiume 79 soldati per estrarre il santo, e tutti s’affogarono, ed il Santo uscì senza danno: lo presero per tagliargli la testa; e quando arrivarono a quel luogo, orò lunga orazione e domandò a Dio, che se alcuno inghiotte osso, o spina, che gli si attraversi la gola, e senta dolore, e preghi Dio col nominar lui, subito sia libero dal pericolo. Allora calò sopra di lui una nuvola, e si sentì da quella una voce che diceva: «Saranno adempiute le tue domande, o carissimo Biagio: tu vieni, e riposa nella gloria incomprensibile che ti ho preparato per le tue fatiche.» Appresso tagliarono la testa al Vescovo Biagio nella città di Sebaste. Uno chiamato Alessio prese il corpo del Santo Biagio Vescovo, e lo ravvolse in sindone monda, e lo seppellì sotto il muro della città, dove si fanno molti miracoli a gloria del nostro Dio Gesù.»

Foto Giovan Giuseppe Lubrano

antoniolubrano1941@gmail.com

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