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Dopo la disfatta di Caporetto il grande “soldato” voleva suicidarsi

di PASQUALE BALDINO*

 

Nella splendida Chiesa di San Rocco di Lacco Ameno (di sopra), collegata alla Congrega di S. Anna, c’ una statua imponente di San Padre Pio benedicente in una linda e molto significativamente arredata ampia cappella laterale -unica sull’isola d’Ischia- dello storico tempio, segno tangibile della particolare devozione del popolo lacchese costante alla novena e pellegrini. Tante sono le storie vere di Padre Pio e reliquie (come quella del panno insanguinato del 1947 nella teca a Barano centro) raccontate in tante pagine di libri devozionali per la gioia dei numerosissimi “figli spirituali” e simpatizzanti. Meno note sono invece le vicende che videro il santo Padre Pio protagonista, suo malgrado, nel primo conflitto mondiale, nella guerra del 1915-1918, definita “inutile strage” dall’allora Papa Benedetto XV. Anche Padre Pio (nato il 25.05.1887, ordinato Sacerdote nel duomo di Benevento il 10.08.1910; con  le stimmate mentre pregava in chiesa dinanzi al Crocifisso il 20.09.1918 che mantenne sino alla morte avvenuta il 23.09.1968, cinquant’anni fa), come tutti, in quell’ormai lontano 1915, dovette vestire la divisa, come il mio eroico nonno materno Andrea Di Scala nato il 15.08.1889, già sposato e con figli, rimasto mutilato di guerra a vita per le gravi ferite riportate in prima linea sul monte Sei Busi (Gorizia), oggi museo di guerra all’aperto dinanzi al noto Cimitero-Ossario di Redipuglia visitato anche da Papa Francesco. “I miei cento giorni”, definì Padre Pio l’esperienza del servizio militare che lo vide, nonostante le gravi condizioni di salute (purulenta tubercolosi polmonare), soldato di Sanità a Napoli, nei primi anni della guerra mondiale. La sua divisa, anche se ebbe il numero di matricola 2094/25 del 4° plotone della 10^ compagnia di Sanità Militare di stanza alla caserma Sales, rimase sempre l’umile saio di San Francesco. Nell’esplodere del furore bellico Luigi Cadorna (Pallanza 4.09.1850 – Bordighera 21.12.1928), figlio del famoso Raffaele, è uno dei celebri personaggi graziati dal Frate delle stimmate e l’episodio storico, peraltro clamoroso, è ignoto ai manuali di storia. Difatti, dopo la disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917), il generale comandante -sostituito dal generale napoletano Armando Diaz- aveva deciso di togliersi la vita con un colpo della sua pistola. Ma l’improvvisa  apparizione di un “frate” (bilocazione) nella sua stanza gli impedì l’insano gesto. Anni dopo, riconobbe a San Giovanni Rotondo, nell’umile frate di Pietrelcina, il suo salvatore. Difatti, l’inflessibile generale la notte del 30 ottobre 1917 si ritirò nella sua stanza a Palazzo da Zara (Treviso), ordinando alle sentinelle che nessuno si avvicinasse; trasse dal cassetto della scrivania la pistola d’ordinanza, ma in quell’istante il cigolìo della porta della stanza bloccò Cadorna dal suicidio. La luce fioca di un lume illuminò l’esile e scheletrica immagine di un frate, il quale gli disse che veniva da parte di Dio…La pistola del generale tornò al suo posto: finita la guerra Cadorna lesse sui giornali di un frate cappuccino stimmatizzato che faceva miracoli a San Giovanni Rotondo e volle andare a visitarlo. Era il 1920 e rimase sorpreso nel vedere proprio quel frate “inopportuno” che gli aveva salvato la vita. Padre Pio gli si avvicinò e gli disse: “Generale, l’abbiamo passata bella, quella notte!”. Era la conferma. E’ storia della  “clientela mondiale” di questo grande santo innamorato del Rosario a Maria e profeta (poco noto) di questi “ultimi tempi” di Satana, verso l’alba dei tempi nuovi per la Chiesa e per tutta la umanità.

*Pasquale Baldino – Responsabile e  promotore diocesano Cenacoli Mariani, docente Liceo, poeta (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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