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LA FANTAPOLITICA DEI NAVIGATOR PER IL LAVORO CHE NON C’E’.

Chi ha l’età giusta, ricorderà il film di fantascienza del 1986 “ Flight of the navigator”. Vi riassumo la trama: il piccolo David, ragazzino di 12 anni, dopo essere caduto in un fosso, ritorna a casa e la trova occupata da estranei.  In realtà è accaduto che dal 1978, quando è caduto, David si è trovato di botto nel 1986, rimanendo però un adolescente. Vi risparmio il seguito, molto complesso, basato sulla teoria della relatività, su navi spaziali, sulla Nasa, sul pianeta Phaelon, sull’intelligenza artificiale. Orbene, passando dalla fantascienza alla fantapolitica, il governo italiano, caduto in un fosso di ottimismo, fa una fuga in avanti, non riconosce più la propria casa europea e vaga nell’universo alla ricerca di miti populistici alla Bolsonaro. Il governo sembra essere composto da quelli che il neuropsichiatra Massimo Ammaniti definisce “ adultescenti” ovvero adulti che, come gli adolescenti, utilizzano vestiti,interessi ed attività tipiche della emotività e cultura giovanile. Vi dice niente Salvini che indossa abiti militari? O Di Maio che ama i Gilet Gialli? Bene, in questo gioco dell’adultescenza, Di Maio copia il Navigator del film e illude gli italiani, dopo aver illuso se stesso, sull’efficacia di una politica del lavoro basata sul “ pilotaggio” dei disoccupati, a cui dispenserà un reddito di cittadinanza, verso l’occupazione. Una cosa è certa, troveranno il “ posto” circa 10.000 navigator che dovrebbero, a loro volta, indirizzare altri verso l ‘occupazione. Quattromila dei 10.000 navigator saranno a tempo indeterminato e a carico delle Regioni. Altri seimila saranno pagati ( 1.700 euro/mese) dall’Anpal ( Agenzia nazionale per il lavoro) alla quale però sono stati assegnati solo 500 milioni di euro. Tutto questo ad opera non dei Comuni italiani, che sono quelli più prossimi ai cittadini e più in grado di incrociare dati e interloquire con altri Enti ed istituti italiani, bensì ad opera dei Centri per l’impiego. Ma chi farà navigare i navigatori? Chi li formerà, chi li coordinerà? E con quali mezzi, visto che i Centri per l’impiego hanno computer obsoleti, non hanno locali sufficienti né scrivanie e mancano di incroci informativi? Ma la superficialità e la cocciutaggine del leader dei 5 Stelle lo spingono a sperare nel miracolo entro aprile. Nel frattempo si trastulla col gioco a Card, quella utile agli acquisti dei bisognosi. Non la Madonna di Lourdes sarà l’artefice del miracolo di aprile (anche perché Lourdes è un Comune francese e, in quanto tale , secondo i parametri pentastellati, sospetto di colonialismo, come Macron!); il miracolo lo compirà il guru italo-americano Domenico Parisi, docente di demografia, destinato a presiedere l’Anpal. Parisi piace molto a Di Maio perché ne ricalca l’ottimismo onirico.

Luigino prevede un “ nuovo miracolo economico”? Ecco allora che Parisi prefigura una nuova Italia “ Cybernetic State”, capace di passare con velocità dai big data ai fast data e smart data. I navigator verranno selezionati ( pare con un colloquio) tra laureati magistrali, in economia, in scienze politiche, giurisprudenza, sociologia, psicologia, scienze della formazione. I navigator riceveranno una formazione di 6-9 mesi da tutor e saranno dotati nientepopodimenoché di un tablet ( “ datemi un tablet e vi solleverò il mondo “ sentenziò il novello Archimede, Parisi). E, naturalmente, per rimanere nella retorica degli inglesismi ( ma quand’è che faremo una italexit dagli inglesismi?) i navigator saranno trasformati in “ crossed trainers” ovvero esperti dalle professionalità trasversali e saranno spazzati via tutti i “ concern” cioè le perplessità. Posso dire che sono letteralmente assalito da mille “ concern”? Ovviamente auspico che anche da Ischia esca qualche bravo navigator, capace di spaziare nelle praterie dell’incrocio tra domanda ed offerta di lavoro. Peccato,però, che per ottenere questo incrocio non basti il desiderio e non bastino i dati, siano essi big, fast o smart. Ciò che ci vuole è innanzi tutto il lavoro, che non si crea a tavolino ma nasce dalle imprese, dalle opere e investimenti sia pubblici che privati. I principii  elementari dell’economia ci insegnano che non è elargendo bonus e redditi di cittadinanza ( che sono solo misure per il contrasto alla povertà) che automaticamente aumenta la propensione marginale al consumo. E’ pur vero che il reddito di cittadinanza introduce il concetto di “ consumo forzoso”, per giunta nel mese di riferimento, con obbligo di spesa pena la restituzione dell’importo erogato. Ma, al pari del “ risparmio forzoso” qualsiasi intervento di autorità sulla legge spontanea della domanda e dell’offerta, può avere effetti indesiderati.

Se le imprese pubbliche e private sono appesantite da eccessivi carichi fiscali e burocratici, hai voglia di stimolare la domanda; tali imprese si guarderanno bene dall’aumentare l’offerta e l’occupazione, perché rischierebbero di non vedere tradotto la maggiore domanda in maggiore profitto. Tutt’al più andremmo incontro, stante la rigidità dell’offerta, ad un aumento dei prezzi. Altro fattore determinante trascurato dal governo ( e anche da quelli precedenti) è lo stimolo alla ricerca scientifica e all’innovazione, senza i quali non c’è crescita né progresso. E nessun governante ( né purtroppo alcuno delle opposizioni) sembra riflettere sulle profonde modifiche intervenute nel mercato internazionale del lavoro, nel quale alcune mansioni spariscono e vengono però bilanciate da nuove necessità ed opportunità nel campo dei servizi, soprattutto alle persone, ma anche alle imprese. Molte imprese, ad esempio, hanno capito che, anziché aumentare di poco salari e stipendi, è preferibile – per i lavoratori – assicurare loro servizi in grado di migliorare la qualità della loro vita ( assistenza medica, assicurazioni varie, palestre aziendali, viaggi d’istruzione e così via). E’ possibile una nuova società basata sul benessere fisico ed intellettuale dei lavoratori e in grado di sollecitare nuove forme di occupazione non sostituibili dall’automazione o dall’e-commerce.

Ora, alcune considerazioni finali che riguardano più da vicino la nostra isola d’Ischia: il destino del nostro turismo. Alcuni giorni fa il prof. Cesare de Seta, esperto di storia dell’arte, ha scritto su Repubblica che è stato assurdo accorpare dal 1° gennaio il Turismo al Ministero delle Politiche agricole e forestali, soddisfacendo la volontà personale del ministro Centinaio. Eppure il 28 dicembre 2018 il Consiglio di Stato aveva bocciato questo ibrido accorpamento, con una serie di rilievi. Semmai- è stato il parere dei Giudici di Palazzo Spada- il turismo dovrebbe rappresentare il legante di un coordinamento complesso di tutti i ministeri . Il turismo come stella polare degli indirizzi di governo! Ma c’è, purtroppo, di più e di più grave. Il Governo italiano sembra aver dichiarato una “ guerra” polemica con tutti i maggiori Paesi europei, ultima la Francia di Macron. Questo non può che riverberarsi negativamente sul flusso in entrata del turismo straniero, che è quello che più ci interessa per la nostra Bilancia dei pagamenti. In un panorama di grande concorrenza di paesi turistici, stante la conflittualità ingaggiata dall’Italia con Spagna, Germania, Francia ed altri, perché mai il turista proveniente da uno di questi paesi, una volta considerati amici ed alleati, dovrebbe ancora scegliere l’Italia, il Mezzogiorno, Ischia e non mete ,come ad esempio la Grecia , che non ha dichiarato guerra a nessuno?  Questo interrogativo farebbero bene a porselo i rappresentanti isolani dei leghisti e dei cinquestelle o gli albergatori come Presutti che si è scandalizzato dei giudizi spagnoli su Salvini e ha offerto sconti a clienti simpatizzanti della Lega. Si preoccupino piuttosto ( e bene farebbero a fare altrettanto i nostri Sindaci e le nostre Associazioni di categoria) di lanciare l’allarme per un serio pericolo di decremento del turismo proveniente dall’estero, già non esaltante per Ischia. Insomma, per riprendere il film di fantascienza “ Navigator”, il giovane David che aveva fatto un salto in avanti nel tempo, dal 1978 al 1986, alla fine compie, a velocità superiore a quella della luce, un viaggio a ritroso e rimette piede nella sua casa e nella sua famiglia. Si sveglino i cinquestelle dal sogno del miracolo economico e rimettano i piedi sulla terra, possibilmente sul terreno europeo e pensino a rinvigorire il nostro turismo dall’estero. E’ vero che recentemente il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti ha scritto che il “sano realismo” non sempre è un bene, perché depriva in particolare i giovani del giusto slancio utopico che muove il mondo verso il futuro, ma questo non significa che dobbiamo fare voli pindarici o che dobbiamo contrabbandare teorie terrapiattiste per nuove ricette economiche. Adelante navigator, ma con giudizio, avrebbe detto Alessandro Manzoni!

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